Cantone Anac

Intervistato oggi sul Foglio, il presidente dell’Anac Raffaele Cantone apre a una legge che reintroduca il finanziamento pubblico. “Personalmente – spiega – non sono contrario a un ripristino di un finanziamento pubblico intelligente, in cui ci sia la rendicontazione precisa di tutto. E quando dico di tutto non intendo solo in entrata ma anche in uscita: nella vicenda Lusi, per esempio, i soldi sono stati ricevuti regolarmente, ma poi sono stati spesi senza che nessuno controllasse”. “Sarebbe preferibile – sottolinea Cantone – un finanziamento pubblico ben regolato che un finanziamento pubblico surrettizio e non ben regolato come quello che avviene a volte attraverso le fondazioni”. “E sarebbe preferibile che la politica una volta per tutte fosse disposta a prendere un’iniziativa che l’Italia aspetta da anni: una buona legge sui partiti che stabilisca chiari e semplici criteri di accesso, e che impedisca di fare politica senza essere trasparenti fino in fondo”, conclude il numero uno dell’Anac.

“Renzi ha consegnato l’Italia alla magistratura a cominciare da Cantone che è una delle più grandi iatture del nostro Paese”. Così Stefano Parisi, a Torino nel tour di presentazione del suo movimento ‘Energie per l’Italia’. “Chi è questo signore? Dove è la sua struttura istituzionale? Non è un’istituzione prevista dal nostro ordinamento: sta generando molta confusione all’interno delle amministrazioni pubbliche che sono ulteriormente paralizzate, già sofferenti per un’organizzazione molto burocratica. Non avevamo bisogno di questo; il problema corruzione si risolve avendo persone oneste che fanno politica e sistemi di controllo efficaci, non con sistemi di controllo di questo tipo che sono inefficaci e non vanno a fondo del problema”, ha aggiunto Parisi sul numero uno dell’Anac.

Per Raffaele Cantone “C’è un grande collegamento, enorme, tra fuga di cervelli e corruzione”. Il numero uno dell’Anac lo ha detto a Firenze, al convegno nazionale dei responsabili amministrativi delle università. Cantone ha anche riferito che l’Autorità nazionale anticorruzione è “subissata” di segnalazioni di presunti casi di corruzione negli atenei italiani. “Siamo subissati di segnalazioni su questioni universitarie, spesso soprattutto segnalazioni sui concorsi”, ha spiegato. “Non voglio entrare nel merito, non ho la struttura né la competenza, ma la riforma Gelmini secondo me ha finito per creare più problemi di quanti ne abbia risolti”. E cita un esempio: “L’idea che non ci possano essere rapporti di parentela all’interno dello stesso dipartimento” e racconta: “In una università del Sud è stato istituzionalizzato uno ‘scambio’: in una facoltà giuridica è stata istituita una cattedra di storia greca e in una facoltà letteraria una cattedra di istituzioni di diritto pubblico. Entrambi i titolari erano i figli di due professori delle altre università. Credo che questo sia uno scandalo e che lo sia il fatto che si sia stati costretti a fare questa operazione; se tutto avvenisse in trasparenza, la legge che nasce dalla logica del sospetto è una legge sbagliata”. Sull’università, ha continuato, “proveremo a fare linee guida ad hoc, che non vogliono burocratizzare ma provare a consentire l’esercizio della discrezionalità in una logica in cui la discrezionalità però non diventi arbitrio, in cui discrezionalità significhi dare conto ai cittadini, non solo gli studenti ma tutti i cittadini perché l’università è il nostro futuro”.