Carlo Freccero

“Dispiace che Daria Bignardi abbia lasciato, perche’ dopo un primo anno di apprendimento aveva compreso e si era integrata nel discorso di Rai3. E’ arrivata pensando di dettare, invece con il tempo aveva capito che e’ la televisione ad essere al centro e tu devi essere cosi’ attento a capire…”. Cosi’ Carlo Freccero commenta all’AGI le dimissioni di Bignardi dalla direzione della terza rete del servizio pubblico. A margine di un evento che l’ha visto protagonista al Teatro Greco di Taormina in occasione della cerimonia di consegna dei diplomi agli studenti dell’Universita’ di Messina e dove ha tenuto una lectio magistralis legata anche al mondo dei media, Freccero e’ dell’avviso che a questo punto sia stato “un anno perso, abbiamo perso un’occasione. Daria avra’ altre sfide da affrontare, lei e’ legata molto alla scrittura”. Ora bisogna nominare un nuovo direttore di rete, e con ogni probabilita’ gia’ giovedi’ in Cda il direttore generale Mario Orfeo formulera’ la proposta. Ma Freccero non fa nomi ne’ si pronuncia su quelli fatti, sottolinea invece: “Spero sia un interno Rai3, mi auguro che sia qualcuno che conosca fortemente la struttura e il linguaggio della rete, due cose fondamentali. Non sono io a decidere ma se dovessi essere interpellato vorrei fosse un interno”.

“Stimo moltissimo Montanari, anche perché quando ha presentato il piano editoriale della radio è stato intelligente ed esaustivo, e ha fatto un piano straordinario. Greco invece ha fatto due errori gravi che mi indicano che la sua obiettività è precaria. Parlo dell’errore sul referendum sulle trivelle, che ha definito come regionale, e quello sul referendum costituzionale in cui ha fatto il fan di Renzi. Io che non ho referenti politici posso dire che non sono d’accordo”. Così a LaPresse Carlo Freccero,membro del Cda Rai. “Io ho delle proposte di lavoro, stasera ne ho fatte una quindicina ma non verrano ascoltate – sostiene- è chiaro che devo informare sia il M5s che Sel e a loro ho promesso di rimanere fino alla fine. Ma se rimango lì per non contare nulla, e per essere preso in giro, allora me ne vado”.

“Renzi non rispetta le regole” su tempo di parola e di notizia in tv ha superato tutti di misura, “ha ragione il Movimento 5 stelle a lamentarsi, l’obiettività dell’informazione non c’è”. Così Carlo Freccero, consigliere d’amministrazione Rai, ha commentato i risultati di uno studio condotto da Cedat e Emg Acqua, dal quale si evince che nelle tre settimane monitorate (quelle a cavallo delle primarie del Pd) sulle principali emittenti televisive il segretario del Pd è stato presente per poco meno di 5 ore su un totale di 17 ore e 21 minuti.

Nomine Rai, compensi e piano per il rilancio dell’azienda. Carlo Freccero ne parla in un’intervista al Corriere della Sera. Su chi sostiene che il dg della Rai, Antonio Campo Dall’Orto, sarebbe politicamente sotto attacco: “I segnali sono molti – osserva Freccero, componente del Cda dell’azienda di viale Mazzini – Per esempio, la pronuncia dell’Istat nell’ottobre scorso che colloca la Rai nell’ambito della pubblica amministrazione”. E su una Rai che sarebbe anti-renziana : “Io penso che il direttore generale abbia ceduto, con la politica, sulle nomine per i tg. Io capisco che il Tg1 sia, per esempio, una sorta di Messa cantata. Ma e’ bene che ci siano anche spazi aperti al confronto: ed e’ cio’ che ha fatto Campo Dall’Orto”. Domani è prevista l’audizione del Cda in commissione Vigilanza dove si parlerà di anticorruzione, informazione e tetto ai compensi. “Da amministratore dell’azienda e non da massmediologo o da teorico della tv, diro’ una cosa veramente importante alla Vigilanza, cioe’ al Parlamento”, dichiara Freccero, “cioe’ che il tetto ai compensi significa “far passare l’azienda da un sistema pubblico-privato, finanziato da canone e pubblicita’, a un sistema solo pubblico sorretto unicamente dal canone. Cioe’ puntare a una Rai destinata a uscire dal mercato, non piu’ interessata a produrre audience”. Per Freccero questo punto in particolare c’entra con Campo dall’Orto, “perche’ questa Rai sarebbe in aperta contraddizione con l’attuale condizione del direttore generale, che e’ un amministratore delegato di una vera azienda destinata alla competizione sul mercato. Il tetto solo apparentemente genera risparmio: in realta’ distrugge economicamente la Rai perche’ taglia via le risorse pubblicitarie”. Aggiunge l’autore televisivo e direttore in passato di palinsesti Rai e Mediaset: “Io sono d’accordo col ruolo pedagogico dell’azienda ma il messaggio deve essere destinato al pubblico piu vasto possibile, garantito dal sistema pubblico privato”.

“Voto no ai palinsesti Rai perché offre l’immagine di un’Azienda ‘monocorde’, che esclude la differenza e il confronto, cancellando la satira e la controinformazione”. Questa in sintesi la posizione espressa all’Adnkronos da Carlo Freccero nella giornata in cui il consiglio è chiamato a esprimersi sui palinsesti della prossima stagione che proprio domani a Milano saranno presentati agli investitori pubblicitari. “Gli appunti che voglio fare qui ai nuovi palinsesti, non riguardano le singole reti – spiega il consigliere di Viale Mazzini – quanto l’immagine globale di Rai che scaturisce dalla loro somma. E l’immagine che percepisco io è un’immagine insufficiente proprio riguardo all’informazione. Gli eventi recenti, come la Brexit, sono testimonianza del bisogno di intervenire di volta in volta con servizi giornalistici tempestivi e di avere a disposizione contenitori flessibili che permettano di commentare gli eventi in diretta”. “I palinsesti Rai che ho potuto visionare – sottolinea Freccero – conservano un solo contenitore d’informazione in prima serata: Semprini su Rai3. Non sappiamo neanche se questa nuova forma di talk si presterà a questo scopo. Attualmente l’unico programma di commento politico trasferibile, in caso di eventi in prima serata, è il ‘Porta a Porta’ di Vespa. Ma non possiamo affidare la politica a un’unica voce. E arriviamo così al secondo punto critico rispetto all’informazione. L’abbandono della lottizzazione delle reti ha sicuramente aspetti positivi, almeno perché sembra sottrarre la tv all’ingerenza dei partiti. Ma può essere letta anche in chiave critica come affermazione del pensiero unico. I conduttori di trasmissioni politiche e d’informazione sono tutti inquadrabili nella linea ‘ultra renziana’ de La Repubblica di Calabresi e de Il Foglio di Cerasa. Insomma, una molteplicità di conduttori non significa necessariamente confronto tra opinioni diverse, se queste opinioni sono riconducibili ad una visione unica delle cose ed a una valutazione unanime degli eventi”. “Preso atto altresì che le decisioni dei direttori di Rete vanno rispettate – prosegue il consigliere – io proporrei di intervenire sull’armonizzazione dei palinsesti per restituire visibilità a quel poco d’informazione dissidente che, nonostante tutto, sopravvive in Rai. Mi riferisco a Gabanelli e Iacona, relegati in nicchie di programmazione che ne annullano di fatto la visibilità. E che rappresentano veri e propri errori grammaticali dell’armonizzazione, perché non valorizzano programmi che comunque, oltre ad essere dissenzienti rispetto alla linea editoriale prevalente, presentano comunque costi di produzione che ne richiedono la migliore valorizzazione”. Aggiunge Freccero: “Concludendo – siamo di fronte ad una Rai monocorde. Le poche voci divergenti sono di fatto occultate nelle pieghe di un palinsesto di un pensiero unico televisivo tanto patinato da rivelarsi superficiale”.