Cassazione

La critica politica e la maggiore aggressivita’ che un personaggio pubblico ha l’onere di subire sdoganano – secondo la Cassazione – anche il termine ‘inciucio‘, per indicare l’accordo tra parti contrapposte.
La suprema corte si e’ pronunciata respingendo il ricorso della ministra Anna Finocchiaro, che aveva chiamato in giudizio per diffamazione l’avvocato Fabio Repeci. Ha condiviso le conclusioni della Corte d’appello di Messina che ha ritenuto che tale termine rientri nei limiti della “continenza”.
Secondo quanto ricostruito nelle sentenze, Repeci nel 2007 in quattro lettere aperte indico’ Finocchiaro, all’epoca capogruppo dell’Ulivo al Senato, come parte di accordi ‘sottobanco’ per ritardare lo scioglimento per mafia del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto. Chiamato in causa da Finocchiaro, spiego’ di essersi limitato a dare conto di notizie circolate in ambienti politici locali e riportate anche da organi di stampa.
In primo grado, il tribunale accolse la richiesta di risarcimento da 50mila euro della senatrice, invece la Corte d’appello di Messina riformo’ la decisione, riconoscendo “il carattere offensivo e diffamatorio” delle lettere, ma ritenendo sussistente “l’esimente della verita’ putativa”. Rilevo’ poi gli estremi della “pertinenza” e della “continenza” anche in riferimento all’espressione ‘inciucio filomafioso’.
Secondo la Cassazione, la corte d’appello ha correttamente applicato i principi del “diritto di critica politica”, che – ricorda – puo’ far uso anche di “un linguaggio colorito e pungente”. Repici ha a sua volta proposto ricorso, ritenendo che le sue lettere fossero state travisate anche dalla sentenza d’appello con una dichiarazione di “diffamatorieta’ non motivata e preconcetta”, in quanto lui si era limitato a riferire di una fuga di notizie, senza dire se fossero vere o meno. Sul punto la Cassazione non si pronuncia limitandosi a sottolineare che Repici e’ uscito dal giudizio “totalmente vittorioso”.

“La sentenza della Corte di Cassazione che ha escluso il nesso di causalita’ tra vaccinazione e autismo, nel caso sottoposto all’esame della Corte d’Appello di Salerno, mette a tacere le voci di chi sta facendo campagna elettorale sulle spalle della salute dei bambini con campagne del terrore”. Cosi’ il deputato di Alternativa popolare Vincenzo Garofalo. “Come sottolineato dal ministro Lorenzin, questa non e’ una battaglia politica ma una battaglia che ha come obiettivo quello di salvaguardare le famiglie mettendo a tacere chi in questi mesi sta ingiustificatamente seminando panico con le fake news contro le vaccinazioni”.

La Cassazione ha respinto il ricorso di Silvio Berlusconi contro il settimanale britannico ‘The Economist’ per l’articolo pubblicato il 26 aprile 2001 nel quale si esprimeva un giudizio negativo sulla idoneita’ del leader del centrodestra a rivestire il ruolo di primo ministro. Per i giudici l’articolo non era diffamatorio , ma è stato correttamente esercitato il diritto di critica giornalistica. Confermato il ‘proscioglimento’ di Economist deciso nel 2012 in appello a Milano.
Per aver ripreso l’articolo dell’ ‘Economist’ era stato denunciato anche il gruppo l’Espresso. Anche in questo caso la vicenda giudiziaria si era conclusa con l’esclusione della diffamazione per l’articolo pubblicato dal quotidiano La Repubblica il 27 aprile del 2001.
Per i legali di Berlusconi erano veri solo i fatti che riguardavano le “numerose inchieste penali” alle quali Berlusconi era stato sottoposto in quegli anni, mentre non erano veri i fatti che riferivano dell’oscurita’ della provenienza dei suoi capitali e l’esistenza di legami con la mafia. La Cassazione ha replicato che “costituisce esercizio di critica politica, in questo caso svolto da un settimanale di riflessione sui principali accadimenti economici e politici sia interni che internazionali, l’esposizione di fatti in parte ormai storici, in parte aventi comunque gia’ una pubblica diffusione e tali da incidere sulla reputazione pubblica di un soggetto avente ampie aspirazioni politiche (come tali di sicuro interesse pubblico), e di altri fatti dei quali seppur il periodico non sveli la fonte di apprendimento ne indichi la ricostruibilita’ (in particolare, le copie dei verbali contenenti un interrogatorio)”. I supremi giudici proseguono aggiungendo che rientra nel diritto di critica giornalistica e costituisce esercizio di critica politica quando un articolo, come quello dell’ ‘Economist’, “non si limiti a rassegnare i fatti ma li utilizzi come elementi sulla base dei quali complessivamente considerati (per la loro pluralita’, la loro gravita’, per il fatto di non essere episodi isolati ma al contrario di caratterizzare tutto il percorso politico e pubblico della persona in questione) costruire una valutazione, tutta politica, di inadeguatezza del soggetto politico obiettivamente coinvolto a vario titolo in quella sequela di fatti a candidarsi alla guida di un Paese”. Berlusconi e’ stato anche condannato a versare 10 mila euro per le spese di giudizio sostenute in Cassazione dal settimanale britannico. (Fonte Ansa)

In uno dei passaggi della relazione per l’apertura dell’anno giudiziario, il Primo presidente della Cassazione Giovanni Canzio critica le indagini “già di per sè troppo lunghe” e le “distorsioni del processo mediatico” favorite anche dalla “spiccata autoreferenzialità” di alcuni pm. Canzio contro la “terribile minaccia” del terrorismo internazionale ha detto che occorrono “adeguate misure di polizia e prevenzione”, e un “efficace sistema repressivo, fino a configurare gli atti di violenza terroristica come crimini contro l’umanità”. In Cassazione il numero delle prescrizioni ha riguardato 767 processi nell’ultimo anno, pari all’1,3% del totale. Un dato “irissorio” anche se appare “comunque irragionevole che la prescrizione continui a proiettare gli effetti estintivi del reato nel corso del processo, pur dopo la condanna di primo grado, mentre sarebbe più corretto intervenire con misure acceleratorie sulla durata dei giudizi di impugnazione”.

Adesso è ufficiale, c’è anche l’ok della Corte di Cassazione per il referendum sulla riforma costituzionale. Nella nota ufficiale emessa stamattina dalla Cassazione si legge infatti che “l’Ufficio Centrale per il Referendum presso la Corte Suprema di Cassazione, ha dichiarato conforme a richiesta di referendum, che ha questo punto dovrebbe svolgersi in uno dei weekend di novembre (il governo ha ora sessanta giorni a partire da oggi per stabilire la data): qualunque sarà, sarà senza dubbio un weekend spartiacque per le sorti dell’esecutivo di Matteo Renzi, che già da tempo ha legato le sorti del referendum a quelle del suo futuro a Palazzo Chigi. Il premier oggi non ha parlato, ma si è limitato a ritwittare un messaggio del Comitato “Basta un Sì. “Adesso possiamo dirlo: questo è il referendum degli italiani”, che raccoglieva le proprie 600mila firme proprio mentre altrettanto facevano i Comitati per il No. Dai quali è già partito l’appello: “Renzi indichi subito la data”.