Catalogna

Mariano Rajoy, a guida del governo spagnolo, a Barcellona per la campagna elettorale in vista del voto regionale del 21 dicembre ha detto di voler “recuperare la Catalogna” con la democrazia. Rajoy, giunto nella capitale catalana dopo una manifestazione degli indipendentisti, ha presentato Xavier García Albiol, candidato del Partito popolare al presidenza della Generalitat.

Carles Puigdemont, ex presidente della Generalitat catalana, esorta alla creazione di una lista unitaria indipendentista in vista delle elezioni regionali del 21 dicembre. “È il momento che tutti i democratici si uniscano. Per la Catalogna, per la libertà dei prigionieri politici e per la Repubblica llistaunitaria.cat”, così ha scritto su Twitter il leader catalano che si trova in Belgio. Intanto la Procura federale belga ha fatto sapere che, dopo aver ricevuto l’ordine di arresto europeo dalle autorità spagnole contro l’ex presidente catalano Puigdemont e 4 dei suoi ex ministri, studierà il documento e solo in seguito lo invierà a un giudice, secondo quanto ha spiegato il portavoce della Procura.

Un milione e centomila persone stanno sfilando nelle strade di Barcellona per manifestare a favore dell’unita’ della Spagna. La manifestazione a fovore dell’unione segue quella di ieri che si è svolta a Madrid dopo la proclamazione dell’indipendenza da parte della Catalogna. Il dato sulla partecipazione al corteo contro la secessione è stato indicato da Societat Civil Catalan, l’associazione che ha promosso la manifestazione.

Migliaia di persone si sono riunite in Plaza de Colon, a Madrid, per difendere l’unita’ della Spagna dopo la dichiarazione di indipendenza approvata dal parlamento catalano. La manifestazione e’ stata convocata dalla Fondazione per la difesa della nazione spagnola (Denaes). Vi partecipano, fra gli altri la presidente della regione di Madrid Cristina Cifuentes (Pp) e il vicesegretario popolare Pablo Casado. Molti sventolano la Rojigualda, la bandiera rosso-oro della Spagna.

 

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“Sia chiaro: nessun paese europeo riconoscerà la Catalogna indipendente”. Lo ha detto il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, intervenendo a Firenze, alla festa del quotidiano ‘Il Foglio’.
Intanto continua la linea dura tra Barcellona e Madrid sull’indipendenza della Catalogna. Dopo la decisione del governo spagnolo di avviare la procedura di commissariamento della regione, con l’attivazione dell’articolo 155 della Costituzione, il presidente della Generalitat Charles Puidgemont, che lo ha definito un colpo di Stato, ha chiesto la convocazione di una riunione del Parlament. Il ministro degli Esteri spagnolo, Alfonso Dastis, ha negato che il ricorso all’articolo 155 in Catalogna possa configurarsi come un golpe. “Se c’è qualcuno che ha tentato un golpe, è stato il governo regionale catalano”, ha detto Dastis in una intervista alla Bbc. Per Madrid il referendum della Catalogna sull’indipendenza è illegale. “Le altre democrazie e i partner dell’Unione Europea, non accetterebbero che tali decisioni vengano prese da una parte del paese”, ha aggiunto il ministro riguardo all’obiettivo indipendentista catalano.

La sfida secessionista catalana e’ entrata a pieno titolo nell’agenda politica europea. Il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron hanno dichiarato il loro inequivocabile supporto al governo del primo ministro spagnolo Mariano Rajoy. Lo riferiscono oggi i principali quotidiani spagnoli tra cui “El Pais” e “La Vanguardia”. “Siamo molto preoccupati e sosteniamo la posizione del governo spagnolo” ha dichiarato la Merkel aggiungendo che si auspica una soluzione basata sulla Costituzione spagnola. “Nessuno stato all’interno dell’Unione europea riconoscerebbe l’indipendenza della Catalogna” ha dichiarato il presidente del Parlamento europeo Antonia Tajani. Unica voce fuori coro quella del Belgio che ha esortato il dialogo tra le parti, come richiesto dal presidente della Generalitat Carles Puigdemont, e ha criticato duramente la repressione effettuata dalla Guardia Civil in occasione del referendum del 1° ottobre.

Il referendum ilelgale del primo ottobre “non è stato un’azione innocente o democratica”, ma era parte “di una strategia politica per imporre l’indipendenza”. Lo ha detto in parlamento il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, aggiungendo che “nessun risultato di questo referendum può dare legittimità politica” a pretese di secessione. Rahoy ha parlato di piano “antidemocratico” fin dalla sua origine.

Dagli indipendentisti sardi arriva la solidarieta’ a quelli catalani dopo la dichiarazione di indipendenza da parte del presidente della Catalogna, subito sospesa per aprire il dialogo con Madrid. Rossomori, Liberu, Sardos, Sardegna Possibile, Sardigna Natzione, Sardigna Libera, Progres, Gentes, Comunidades, Fiu e Irs ritengono che il popolo catalano abbia diritto all’autodeterminazione. “Esprimiamo incondizionata solidarieta’ al popolo catalano e condanniamo ogni violenza e ogni repressione – scrivono in un documento -. Facciamo appello all’Unione Europea e a ognuno dei suoi componenti, Italia compresa, perche’ raccolga l’appello lanciato dal governo catalano per una mediazione politica. Come sardi, guardiamo alle vicende della Catalogna con ammirazione e rispetto – aggiungono – di piu’: ci sentiamo coinvolti nella loro lotta, perche’ sappiamo che, prima o poi, sara’ anche la nostra”. Per Bustianu Cumpostu di Sardigna Natzione Indipendentzia, “il problema e’ politico e politicamente va risolto, in maniera democratica e pacifica ma senza fermare il processo verso l’indipendenza che il popolo catalano ha iniziato con una decisione democratica”. Secondo il presidente del Partito dei Sardi, Paolo Maninchedda, “i fatti catalani dimostrano che non si vince con le parole del disprezzo e della separazione funzionali all’affermazione di un’egemonia. Dividere i Sardi in liberi e servi non giova a nessuno – scrive sul suo blog -. O si sta insieme, e non solo tra indipendentisti, ma con coalizioni molto ampie, o perde la Sardegna”. Critico il fondatore di “Sardegna in marcia”, Federico Ibba, secondo il quale “la Sardegna e i sardi non vogliono separarsi dall’Italia: per l’unita’ di essa hanno combattuto e sono morti contribuendo a generare il senso di patria che ancora oggi sentiamo orgogliosamente. La Sardegna vera e’ quella che gira il mondo aggredendo i mercati internazionali e vendendo i nostri prodotti che mantengono particolarita’ ed unicita’ proprio grazie al nostro essere isola Centro del Mediterraneo”.

“La storia non deve ripetersi e speriamo che domani non si dichiari nulla, perché rischia di finire come chi lo ha fatto 83 anni fa”. Lo ha detto il vicesegretario del Pp, Pablo Casado, in un duro avvertimento al presidente della Generalitat catalana Carles Puigdemont, che domani potrebbe dichiarare l’indipendenza della Catalogna. Il riferimento è al carcere, come accadde a Lluís Companys, leader della formazione politica Esquerra Republicana e presidente della Generalitat dal 1934 e durante la Guerra civile spagnola, arrestato e successivamente mandato in prigione.

“In difesa della democrazia, la Costituzione e la liberta’. Preserviamo l’unita’ della Spagna Non siete soli”: con questo messaggio, il premier spagnolo Mariano Rajoy, ha incitato via Twitter i manifestanti raccolti a Barcellona a favore dell’unita’ della Spagna. Il capo del governo spagnolo ha cominciato il ‘cinguetto’ con l’hashtag #RecuperemElSeny, che rilancia lo slogan (Recuperiamo il buon senso), parola d’ordine dei cittadini riuniti a Barcellona. La marcia e’ stata convocata da Societat Civil Catalana, a due giorni dall’atteso discorso che il presidente della Generalitat, Carles Puigdemont, pronuncera’ nel Parlament, un discorso sulla “situazione politica attuale”, ma con la dichiarazione di indipendenza sul tavolo. In un ‘tweet’ di poco precedente il premier spagnolo aveva ripetuto che il governo di Madrid “impedira’ l’indipendenza della Catalogna”.