Cesa

“Siamo dei moderati, ma moderati non significa essere ambigui. Noi siamo sempre per i fatti, non abbiamo mai fatto chiacchiere… La nostra sfida è ridare fiducia agli italiani, ai nostri figli, alle famiglie. Siamo tutti europeisti convinti”. Lorenzo Cesa lancia il nuovo simbolo della quarta gamba che sancisce l’alleanza tra la sua Udc e Noi con l’Italia di Raffaele Fitto e Maurizio Lupi.

In una conferenza stampa di presentazione, con a fianco l’ex ministro pugliese, l’eurodeputato assicura che il soggetto centrista appena nato vuol rappresentare il volto moderato della coalizione di centrodestra, che punta a recuperare soprattutto ”gli astenuti e i delusi”. Fitto, presidente di ‘Noi con l’Italia’, sottolinea: ”In un’epoca di grande frammentazione noi non vogliamo certo essere una sommatoria di sigle e siglette, vogliamo dare una nuova offerta politica nell’ambito della coalizione di centrodestra. Non siamo nati solo per fare la campagna elettorale per il 4 marzo, proponiamo un progetto politico per il futuro del Paese con una prospettiva che va oltre i fini elettorali, appunto”. Nessuna “riedizione” della vecchia Dc, chiarisce e assicura: ”raggiungere il 6% è un obiettivo realistico, basta guardare come siamo organizzati sul tutto il territorio nazionale”.

Un messaggio rivolto agli alleati, Fi e Lega in primis, quando arriverà il momento di stabilire la ‘formula’ per la ripartizione dei seggi maggioritari e assegnare la quota di quelli proporzionali. Il nuovo logo, frutto di una lunga trattativa, presenta nella parte alta la scritta ‘Noi con l’Italia’ in bianco su sfondo azzurro-viola, al centro ‘Libertas’, lo storico scudocrociato della Balena bianca con una striscia tricolore e in basso, la dicitura sfumata in piccolo Udc

“Oramai e’ una costante, che si ripresenta da anni. Ogni volta che lo Scudo Crociato riprende fiato, ecco che in un Tribunale si materializzano persone pronte a rivendicarlo. Ed e’ capitato anche che qualche giudice abbia collaborato all’equivoco”. Cosi’ Gianfranco Rotondi, leader di Rivoluzione Cristiana, federata con Forza Italia, commenta su Il Tempo la notizia che l’Associazione, che riunisce i tesserati del ’93 della Dc, ha presentato ricorso urgente per l’utilizzo del nome e del simbolo della Dc. “In questo disegno – spiega Rotondi – e’ sempre stata utilizzata la buona fede di democristiani convinti di lavorare in favore di un ritorno della Dc. Pero’ hanno sempre ottenuto l’effetto contrario, cioe’ di mortificare ogni tentativo di rinascita. Riconosco, ripeto, la buona fede e anche qualche ragione ai membri dell’associazione. Pero’ – aggiunge – voglio porre al presidente, Raffaele Cerenza, una domanda: in attesa di un ritorno a vele spiegate della Dc di un tempo, non ci si puo’ contentare di avere sulla scheda elettorale lo scudo crociato partecipe di una bella battaglia di liberta’? Dico questo contro il mio interesse, perche’ io sostengo Forza Italia e non lo scudo crociato, a cui mi lega soltanto qualche ricordo e qualche diritto che non esercito piu'”. Secondo Rotondi “di sicuro c’e’ lo spazio per ricostruire una nuova Dc cristiana e liberale. Ci sono valori comuni e c’e’ un leader come Silvio Berlusconi che li ha sempre rappresentati piu’ e meglio di altri. Attorno a lui puo’ rinascere un grande Partito Popolare. I tempi – conclude – sono propizi, ma serve ambizione. D’altronde, come diceva Adolfo Sarti, per un vero Dc non c’e’ gusto a far politica in una realta’ che abbia meno del 30%”.

“Cio’ che sta emergendo in queste ore dalla kermesse del Lingotto restituisce agli italiani la solita, sbiadita foto del Pd: inconsistente, appesa alla cantilena del suo ex segretario, che vuol mostrarsi agli elettori con un’immagine rinnovata, ma continua a ripetere gli effimeri slogan di sempre”, dice l’europarlamentare Lorenzo Cesa (Udc), che conclude: “Mentre il centrosinistra continua la ricerca di un’identita’ che appare sempre piu’ lontana, e il centrodestra rincorre le follie di Salvini, l’Udc ha trovato la sua strada, ripartendo dai propri valori, quelli dell’area democratico cristiana, e seguendo una traccia limpida e chiara, che porta ai bisogni dei giovani, delle famiglie e del Mezzogiorno, a un’idea diversa d’Europa”.

“La vicenda dell’Udc e’ oggetto di un contenzioso, preferirei non entrare nel merito. Se ne stanno occupando gli avvocati incaricati dai dirigenti siciliani del nostro partito”. Cosi’ Gianpiero D’Alia all’Ansa a proposito dello scontro in atto tra il segretario Lorenzo Cesa e la classe dirigente dell’Udc in Sicilia. Cesa non ha riconosciuto il congresso, celebrato lo scorso luglio, che ha eletto gli organismi regionali e provinciali del partito, inviando dei commissari. Intanto il gruppo parlamentare dell’Assemblea regionale siciliana ha deciso di cambiare denominazione in ‘Udc-centristi per il si”: Cesa ha reputato la decisione illegittima, annunciando una denuncia.