Christine Lagarde

“Abbiamo bisogno di politiche forti per evitare la trappola della bassa crescita”. E’ l’appello del direttore del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), Christine Lagarde a poche ore dal vertice dei capi di Stato e di Governo del G20, che inizia nel fine settimana ad Hangzhou in Cina, focalizzato proprio sulla bassa crescita, sulle forti disuguaglianze e sui lenti avanzamenti delle riforme strutturali. Questo incontro, sottolinea Lagarde in un suo articolo comparso sul blog del Fmi, “giunge in un importante momento per l’economia globale. Il pendolo politico rischia di inclinarsi contro l’apertura economica e, senza azioni politiche forti, il mondo potrebbe soffrire di una crescita deludente per lungo tempo”. Infatti il 2016 sarà il quinto anno consecutivo che registrerà una crescita del Pil globale al di sotto della sua media di lungo periodo del 3,7%. e il 2017 potrebbe ben essere il sesto. Un punto delicato è nelle economie avanzate che stanno crescendo quasi un punto pieno percentuale in meno al di sotto della media del Pil 1990-2007. Molti paesi sono ancora afflitti dall’eredità della crisi, come l’incombente debito pubblico e privato e i bilanci deteriorati delle istituzioni finanziarie. “Il risultato – commenta Lagarde – è stata una domanda ostinatamente debole. E più dura la debolezza della domanda, più quest’ultima minaccia di danneggiare la crescita a lungo termine, dal momento che le aziende riducono la loro capacità produttiva, i lavoratori disoccupati lasciano la forza lavoro e specializzazioni critiche si erodono”. Nel suo intervento Lagarde elenca gli elementi chiave per una nuova agenda per la crescita globale, Il primo elemento è il sostegno alla domanda nelle economie che operano sotto capacità. Negli ultimi anni, questo compito è stato delegato per lo più alle banche centrali. Ma la politica monetaria è sempre più tesa, come diverse banche centrali stanno operando in corrispondenza o in prossimità del limite inferiore per i tassi ufficiali. E “questo significa che la politica fiscale ha un ruolo più importante da svolgere”. Il secondo elemento sono le riforme strutturali. I paesi – osserva ancora Lagarde – non stanno facendo quasi abbastanza in quest’area. Due anni fa, i membri del G20 si impegnarono a riforme che avrebbero alzato il loro Pil collettivo di un ulteriore due per cento in 5 anni. Ma nella più recente valutazione, le misure attuate fino ad oggi valgono al massimo metà di questa somma. Il terzo elemento è il rafforzamento del commercio riducendo i costi commerciali ed eliminando le barriere commerciali temporanee. Infine, conclude Lagarde, le politiche devono garantire che la crescita sia condivisa in modo più ampio. Tasse e benefici dovrebbero sostenere i redditi nella fascia bassa e ricompensare il lavoro. In molte economie emergenti servono reti di sicurezza più forti. Gli investimenti nel campo dell’istruzione possono aumentare sia la produttività sia le prospettive dei percettori di redditi più bassi”.

Il dopo Brexit è al centro degli appuntamenti economico finanziari della prossima settimana. Lunedì Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea partecipera’ al forum Bce “The future of the international monetary and financial architecture” che si svolge a Sintra, in Portogallo. La Bce intanto “è pronta a iniettare liquidità in euro e in altre valute” per far fronte al post-Brexit. Lo comunica l’Istituto centrale europeo in una nota cui si afferma, tra l’altro, che la Bce è in contatto con le banche e gli organi di controllo e che sta “monitorando con molta attenzione” i mercati. La Banca d’Inghilterra è pronta ad iniettare altri 250 miliardi di sterline di liquidità per affrontare le turbolenze dei mercati. E c’è massima attenzione anche dal Fondo monetario internazionale. “Ho accolto positivamente le misure annunciate dalla Banca d’Inghilterra e dalla Bce per sostenere il sistema bancario – ha detto la presidente Christine Lagarde – Il Fondo monetario, dal canto suo, monitorerà gli sviluppi da vicino. Lavoreremo per assicurare la tenuta dell’economia globale nel futuro prossimo”. Nel giorno della Brexit panico sulle Borse europee: a Milano Piazza Affari chiude con l’indice Ftse Mib in caduta del 12,48%, Londra con l’indice Ftse 100 in calo del 3,15%, Parigi con l’indice Cac in calo dell’8,04%, a Francoforte l’indice Dax cala del 6,82 per cento, a Madrid (indice Ibex) la perdita della seduta è del 12,35%.