classe dirigente

“La classe dirigente e’ il sistema di persone che gestisce la complessita’ di una societa’, i cui attributi sono: competenza, esperienza, carattere. Quest’ultimo e’ una variabile non prevedibile, cambia da individuo a individuo. Gli altri due no. La competenza nasce dalla formazione scolastica e professionale; l’esperienza richiede un percorso, ed e’ cio’ che davvero oggi manca. Tutti i percorsi che consentivano di accumulare esperienza sono stati smantellati, in ambito economico ma anche politico”. Lo dice al Fatto Quotidiano Franco Bernabe’, secondo il quale la liquidazione delle partecipazioni statali e’ stato un colpo per la formazione della classe dirigente. Quello della rottamazione, aggiunge, “e’ un processo che risale agli ultimi vent’anni, a dopo il crollo dei partiti tradizionali”. Prima la classe politica si formava “nel territorio”, aggiunge, “con un percorso che aveva momenti di formazione e un cursus honorum che ti permetteva di farti conoscere, di acquisire e accumulare competenze politiche, amministrative e giuridiche. Improvvisamente tutta l’attenzione si e’ spostata sulla leadership. Il potere viene gestito dal capo, in un momento in cui i partiti sono stati svuotati”. Da questo si esce a suo avviso con la consapevolezza “che si deve ricostruire il Paese. Non esiste una formuletta magica, bisogna reintrodurre meccanismi fondamentali che prevedono esperienza, competenza, merito”. “Spesso cito il caso della Cina dove il sistema degli esami di stato introdotto quasi 1500 anni fa e’ stato l’unico meccanismo di selezione della classe dirigente a tutti i livelli”.

Il Sud e’ in grado di ripartire a patto che la sua classe dirigente, troppo spesso votata alla rassegnazione e al disfattismo, cambi mentalita’. Magari aiutata da uno Stato centrale meno votato ai pregiudizi. Matteo Renzi indica la strada per un rilancio della questione meridionale dinanzi alla platea raccolta a Napoli per l’assemblea nazionale sul Mezzogiorno promossa dal governatore campano Vincenzo De Luca. Il premier spiega che i soldi per il Sud ci sono “se c’e’ la volonta’ della classe dirigente del Mezzogiorno di cambiare”. “Il Sud – spiega il premier – deve tornare al centro del dibattito ma non con i vecchi schemi. No a un Mezzogiorno che chiede. O che fa ricorso a vecchie soluzioni come la Cassa per il Mezzogiorno. Si’, invece, a un Sud che si mette in moto con la sua classe dirigente che ha diritto di chiedere allo Stato centrale di non voltarsi dall’altra parte e di non vivere di pregiudizi”. Il ragionamento del premier e’ chiaro: in questi anni non sono mancate le risorse quanto un disegno organico. Non sono mancate neanche quelle che il premier chiama ‘porcherie’, riferendosi a certe pratiche clientelari e al ruolo svolto da alcune imprese. “Alle aziende dico che si dividono tra imprenditori e prenditori. In molti, infatti – accusa – hanno preferito portare a casa incentivi e risorse piuttosto che investire”. Renzi punta il dito contro quel Sud che si racconta male: “C’e’ un problema di narrazione – osserva – il Mezzogiorno ha tutto ma si racconta come una realta’ piena di sfighe. Bisogna raccontare la realta’ in modo diverso, non si puo’ vendere la propria merce dicendo che fa schifo”. E basta anche “con una visione distruttiva per cui qui va tutto male”. “Chiariamoci, qui le cose vanno cambiate, ma le bellezze del Sud non hanno pari”. E il premier cita l’esempio di Pompei: “Era nota per i suoi crolli, ora sta diventando una storia di successo con 3 milioni di biglietti”. Prima di concludere prospettando investimenti localizzati proprio al Sud nei prossimi anni e concentrati nei settori della difesa, dell’innovazione tecnologica e della ricerca. Mostrandosi invece cauto sulla provocazione di De Luca per un piano da 200 mila assunzioni nella Pubblica Amministrazione. “Le uniche sfighe che ha il Meridione sono un governo distratto che non lo considera una priorita’”, risponde a distanza Mara Carfagna, parlamentare di Forza Italia, che aveva associato il Premier alla sfiga.