“La fragilita’ bancaria italiana non c’entra con il referendum. Essa trae origine da specifiche gestioni aziendali, dalla crisi e da un quadro regolatorio sovranazionale ed europeo che penalizza gli investimenti, e le conseguenti sofferenze, nella economia “reale” mentre giustifica piu’ generosamente quelli nelle attivita’ finanziarie. Asimmetrie determinate dal differente peso politico degli Stati di riferimento delle banche. La speculazione e’ da tempo all’opera sui nostri titoli. Da domani, chiusa comunque la pagina elettorale, il buon senso vorrebbe una specifica attenzione a questo primario elemento della stabilita’ nazionale affinche’ si determini subito un clima di dialogo, di condivisione, di solidarieta’ nazionale se necessario. Tocca al Governo la prima mossa e, ove ci sia, alle opposizioni verificarne la sincerita’”. Lo dichiara il presidente della Commissione lavoro del Senato Maurizio Sacconi.





