“Il grande esempio di moralità di Carlo Azeglio Ciampi e le sue scelte di politica economica hanno segnato positivamente la storia del nostro paese. Ecco perché la sua lezione resta più che mai viva ed attuale. Anche oggi, come avvenne con gli accordi sulla politica dei redditi, sarebbe necessario un ‘patto sociale’ per la crescita, con una co-responsabilizzazione sugli investimenti pubblici e privati, le nuove infrastrutture, la ricerca, l’innovazione, l’energia pulita, la qualità di ciò che produciamo”. A sottolinearlo è stata la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, in un intervento sul Sole 24 ore. “Anche il governo Renzi in questa fase sembra aver compreso l’importanza del dialogo con i corpi sociali e l’esigenza di una rinnovata fase di ‘concertazione’. Significa fissare insieme gli obiettivi che il paese intende raggiungere e sui quali tutti i soggetti, istituzionali e sociali, si impegnano a fare la propria parte, senza ritualità, dietrologie ed antichi consociativismi. Questa è la grande eredità culturale che ci ha lasciato Ciampi. La concertazione era e rimane una ‘Politica’ di governo, la scelta coerente di far partecipare e coinvolgere i corpi intermedi nella vita pubblica. La fase degli Esecutivi autoreferenziali non ha prodotto in questi anni grandi risultati” ha proseguito la sindacalista. Ora, ha aggiunto Furlan, la nuova legge di Bilancio “sarà la cartina di tornasole per giudicare l’impegno e la volontà del governo a favorire l’intesa tra le parti sociali, imboccando la strada di investimenti selettivi, rendendo stabile la detassazione del salario legato alla produttività e riducendo fortemente anche le imposte per chi investe in innovazione ricerca, formazione, qualità del prodotto”. “Su questi temi occorre trovare le giuste convergenze, quel “patto” che noi invochiamo e su cui certamente peseranno le scelte dell’Europa e non solo del nostro governo” ha proseguito Furlan, secondo cui “ha fatto bene il premier Renzi a conclusione del vertice di Bratislava a porre alla Germania, alla Francia ed agli altri paesi cofondatori il tema di un cambio necessario nella politica europea. Non bastano i contentini o le scelte di piccolo cabotaggio: deve essere messo in discussione il fiscal compact, puntando ad una gestione comune del debito, del fisco, della sicurezza, svincolando gli investimenti pubblici dai parametri rigidi di bilancio. Questi sono i nodi che vanno sciolti. Occorre, ovunque, un sovrappiù di politica. Una politica, come sosteneva un europeista convinto come Carlo Azeglio Ciampi, capace di pensare e progettare al di fuori di calcoli contingenti e di umori superficiali, di esaminare con serietà fenomeni complessi e governarli con chiarezza e coraggio”.