Confcommercio

La Confcommercio di Pisa, associazione di categoria alla quale il gioielliere che ieri ha ucciso un rapinatore durante un tentativo di rapina, si schiera al fianco di Daniele Ferretti lanciando l’hashtag #iostocondaniele per promuovere una manifestazione di solidarieta’ verso il commerciante in programma il 26 giugno e per raccogliere fondi da destinare alle sue spese legali. “Siamo tutti con Daniele Ferretti – dice il direttore di Confcommercio, Federico Pieragnoli – senza se e senza ma. Prima o poi sarebbe dovuto accadere e cosi’ e’ stato. Imprenditori e commercianti vivono sistematicamente sotto assedio, subissati come bersagli immobili di spregi, furti e rapine di ogni tipo. Rischiano ogni giorno la propria vita, difendendo come possono il proprio lavoro, i propri familiari e collaboratori. Sono soli, completamente abbandonati al far west che sono diventate le nostre citta’, a una politica che non risolve i problemi, a un sistema di sicurezza che non protegge e fa acqua da tutte le parti, a una giustizia inefficace e profondamente ingiusta”. Secondo Pieragnoli, “difendersi e’ un diritto sacrosanto sancito dalla Costituzione, ma se questo diritto non viene garantito, ciascuno e’ costretto poi a difendersi come puo’ e come crede: per questo ci batteremo con tutte le nostre forze affinche’ questo esempio di imprenditore non debba subire ulteriori danni e conseguenze da questa incresciosa e tremenda vicenda”.

In Italia l’inflazione ad aprile mette a segno un balzo, salendo su base annua all’1,8% dall’1,4% di marzo. Lo rileva l’Istat nelle stime. Il tasso registra così il livello più alto da oltre quattro anni, ovvero dal febbraio del 2013. L’accelerazione deriva soprattutto dalla crescita dei prezzi dell’energia elettrica, del gas e dalla dinamica dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti. Su base mensile l’indice è in rialzo dello 0,3%. In dettaglio, l’accelerazione dell’inflazione deriva soprattutto dalla crescita dei prezzi dei Beni energetici regolamentati (+5,7%, da -1,2% del mese precedente), a cui contribuisce sia l’Energia elettrica (+5,4%) sia il Gas naturale (+6,0%), e dalla dinamica dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+5,5% da +2,5% del mese precedente). L’incremento su base mensile dell’indice generale e’ ascrivibile in larga parte ai rialzi dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+3,3%) e di quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,1%), che risentono entrambi di fattori stagionali legati alla Pasqua e al ponte del 25 aprile. Viceversa, si registra un calo dei prezzi degli Alimentari non lavorati (-1,0%). Su base annua la crescita dei prezzi dei beni sale di un solo decimo di punto percentuale (+1,8% da +1,7% di marzo), mentre accelera in modo marcato il tasso di crescita dei prezzi dei servizi (+1,7% da +1,0%).
Un aumento in larga parte atteso per l’Ufficio Studi Confcommercio che ha commentato i dati sull’inflazione nel mese di aprile diffusi oggi dall’Istat. “Sono proprio le determinanti di questo andamento, associate ad una diminuzione congiunturale dei prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto e al permanere dell’inflazione di fondo su valori non particolarmente elevati (1,0%), che portano a leggere il dato con attenzione ma senza un’eccessiva preoccupazione – osserva l’Associazione – La repentina ripresa del processo inflazionistico, stando anche al permanere di una politica di bassi tassi da parte della BCE, appare, infatti, sostanzialmente sotto controllo. “Più preoccupante – conclude Confcommercio – potrebbe risultare l’impatto sul comportamento delle famiglie che, al contrario delle imprese, già scontano un deficit di fiducia che le spinge a mantenere comportamenti prudenti verso il consumo e che potrebbero trovare un’ulteriore vincolo nell’aumento dei prezzi che rischia di erodere la già bassa crescita del reddito disponibile legata a dinamiche occupazionali non molto sostenute”.

Sono tre le “parole chiave” che, secondo il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, possono dare all’Italia un futuro migliore: “stabilita’ politica, riforme economiche e tanta fiducia. Perche’ la fiducia e’ un ingrediente indispensabile, e’ il lievito che serve per far crescere l’economia e creare nuova occupazione”. “Chiediamo al Governo  che si sta muovendo nella direzione di una politica fiscale distensiva e che ha riaperto il dialogo con le parti sociali – cosa che apprezziamo – di dare al Paese una diversa e migliore prospettiva”, ha detto Sangalli durante il suo intervento di apertura del forum ‘I protagonisti del mercato e gli scenari per gli anni 2000’, organizzato da Confcommercio in collaborazione con Ambrosetti, a Cernobbio.

Il 2017 “si annuncia purtroppo come un anno di grandi incognite e rischi soprattutto perché la fiducia delle famiglie continua a ridursi”. Ne è convinto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che ha commentato così l’outlook presentato dall’associazione in collaborazione con il Censis. Per Sangalli “sarà difficilissimo consolidare il profilo crescente dei consumi che sono il traino agli investimenti. Per la crescita – ha detto – non occorrono misure straordinarie ma bisogna abbandonare la logica degli interventi spot e dei bonus per una riduzione generalizzata delle aliquote Irpef”. Secondo Sangalli a chiederlo è la stragrande maggioranza degli italiani, oltre il 70%, che vede in questo una “priorità per il Paese perchè con questo livello di tassazione è una illusione attendersi una crescita di Pil e consumi come altri paesi europei”.

Al via oggi i saldi invernali 2017 in Basilicata e Sicilia, domani toccherà alla Valle d’Aosta e il 5 gennaio in tutte le altre regioni. Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio ogni famiglia spenderà 344 euro per l’acquisto di capi d’abbigliamento, calzature ed accessori per un valore complessivo di 5,3 miliardi di euro. “Dopo un Natale così così, la speranza passa ora per i saldi. Non saranno però saldi col botto. La nostra stima è che gli italiani spenderanno mediamente come nell’anno precedente”, ha detto il presidente di Federazione Moda Italia e vice presidente di Confcommercio, Renato Borghi. “Le vendite di fine stagione saranno sempre una straordinaria opportunità per i consumatori ma, per noi commercianti, non saranno sufficienti a colmare un gap di consumi fortemente condizionato da un andamento sempre più incerto ed altalenante. C’è da dire che, nonostante i timidi segnali di fiducia registrati a dicembre, gli eventi terroristici e di natura socio-politica non aiutano a far trovare una stabilità di cui tutti abbiamo bisogno per affrontare al meglio il futuro e confidare nell’uscita del nostro Paese dalla crisi”, ha spiegato Borghi.
Quasi una famiglia su due (il 45%) approfitterà dei saldi e lo farà con un un budget che scendera’ di circa il 5% rispetto allo scorso anno, senza superare in media i 175 euro a famiglia. Lo prevede il Codacons, che ha realizzato una prima indagine sulla propensione delle famiglie alla spesa durante gli sconti che partiranno in tutta Italia il prossimo 5 gennaio. “Si prevede una contrazione media delle vendite del -5% rispetto ai saldi invernali del 2016 – ha spiegato il presidente Carlo Rienzi – Questo perché la partenza degli sconti è fissata subito dopo le feste di Natale e Capodanno, quando cioè i portafogli degli italiani sono stati già svuotati dalle spese per regali e cenoni, e poche risorse rimangono da destinare ad altri acquisti”. Alla base della mancata ripresa delle vendite ci sarebbe anche l’influenza del commercio online. “E’ oramai evidente a tutti come i saldi di fine stagione siano obsoleti – dice Rienzi – Si tratta di una pratica medievale che ha perso appeal tra i consumatori, come dimostrano i dati tragici sulle vendite degli ultimi anni. A determinare la morte dei saldi, oltre alla crisi economica, l’avvento del commercio online, che consente agli utenti di acquistare tutto l’anno prodotti scontati, senza limiti temporali”. Non si discosta di molto la previsione di spesa per famiglia per l’Adoc. Non più di 250 euro, pari a circa il 10% del reddito mensile disponibile. “La spesa delle famiglie per i saldi non supererà i 250 euro, secondo le nostre previsioni – dichiara Roberto Tascini, presidente dell’Adoc – purtroppo la combinazione tra redditi bassi e spese primarie e irrinunciabili elevate, come quelle sostenute per alimentazione, casa, trasporti e tasse, non permette alle famiglie italiane di destinare grosse cifre alle spese extra come i saldi. Anche perché i saldi arrivano, come sempre, dopo le festività natalizie, una circostanza che limita ulteriormente la corsa agli acquisti, almeno nel periodo iniziale.” Per l’Adoc “circa il 25% dei consumatori effettuerà acquisti a saldo online. Un dato che non sorprende, vista la crescita esponenziale dell’e-commerce”.

Il 68% delle imprese del commercio al dettaglio dichiara di aver subito nel 2016 episodi di taccheggio. Il fenomeno risulta in leggera diminuzione (il 6,1% delle imprese contro il 2,5% del 2015), ma l’incidenza negativa sui ricavi delle imprese cresce del 10% (da 4,7% nel 2015 a 5,2% nel 2016). Sono questi alcuni dei risultati dell’indagine “L’impatto del taccheggio sulle imprese del commercio” realizzata da Confcommercio-Imprese per l’Italia in collaborazione con Format Research nell’ambito della giornata nazionale “Legalità, mi piace!” del 22 novembre prossimo. L’identikit del taccheggiatore, rilevato dalle segnalazioni del 52% degli imprenditori intervistati, è quello di una donna di età compresa tra i 35 e i 64 anni, madre di famiglia, anche se aumentano le segnalazioni di extracomunitari. In aumento il numero di imprese che hanno adottato misure per difendersi dal fenomeno (dal 48,3% nel 2015 al 52,6% nel 2016). La Giornata, che fa parte di una serie di appuntamenti calendarizzati nell’arco di tutta la settimana, promuove e rafforza la cultura della legalità come un prerequisito fondamentale per la crescita e lo sviluppo.

“I dati provvisori sull’andamento del mercato del lavoro nel mese di luglio, che segnalano un’interruzione nel processo di recupero dei livelli occupazionali che durava da quattro mesi, sono in linea con un quadro congiunturale caratterizzato da tendenze espansive contenute e discontinue, in cui domina l’incertezza che frena investimenti e consumi. Resta il fatto che tra marzo 2015 e giugno 2016 il numero di occupati è aumentato di circa 500mila unità. Pertanto, a fronte di una crescita dell’economia nei primi sei mesi del 2016 attorno all’1%, è fisiologica una battuta d’arresto, peraltro concentrata sul lavoro indipendente, mentre il numero di occupati alle dipendenze è tornato sui livelli di agosto 2008”. Questo il commento di Confcommercio ai dati sull’occupazione diffusi oggi dall’Istat. “La questione cruciale è l’orientamento dell’attività economica alla ripresa autunnale. Non mancano segnali di indebolimento dei consumi e di riduzione della fiducia tanto delle imprese quanto delle famiglie, con il rischio che il secondo semestre possa risultare peggiore del primo, vanificando anche il raggiungimento dell’obiettivo minimo dell’1% di crescita. Sarebbe opportuno chiarire e comunicare quanto prima gli orientamenti della prossima legge di stabilità, auspicabilmente nella direzione di un taglio delle aliquote Irpef e di incentivi agli investimenti produttivi”.

Il calo della pressione fiscale dagli attuali livelli superiori al 43% a circa il 40% entro il 2019 é “una sfida eccezionale, ma possibile”. Lo afferma Confcommercio, secondo cui, per ottenere il risultato, la spesa pubblica dovrebbe essere bloccata ai livelli del 2016, 21 miliardi di sprechi locali dovrebbero essere eliminati e il Pil dovrebbe crescere di oltre l’1,4% nel triennio 2017-2019. Dei 176,9 miliardi di spesa locale complessiva, le inefficienze a livello territoriale ammontano a circa 74 miliardi di euro, pari ad oltre il 4% del Pil. E’ il risultato del rapporto sulla spesa pubblica locale presentato da Confcommercio in base ai dati 2013. Di questi, 53 miliardi dovrebbero essere reinvestiti per migliorare la qualità e la quantità dei servizi pubblici locali in ampie aree del Paese, portandoli allo stesso livello della Regione “top”, la Lombardia, mentre 21 miliardi “sono le risorse in eccesso netto, non giustificabili e che si possono davvero recuperare”.

Le persone in povertà assoluta hanno superato nel 2014 i 4 milioni, con un incremento di quasi il 130% rispetto al 2007. Le famiglie italiane in condizione di povertà assoluta sono quasi raddoppiate negli anni della crisi: +78,5%, con una incidenza sul totale passata dal 3,5% pre-recessione al 5,7% del 2014. Lo segnala un’indagine dell’Ufficio studi della Confcommercio. Le famiglie assolutamente indigenti erano oltre 823mila nel 2007, sono salite a quasi 1,5 mln nel 2014.