Sembra che l’agenda politica si sia bloccata alla stessa pagina, quella del referendum costituzionale. Attendiamo l’esito del 4 dicembre con trepidazione e nel frattempo ci si sbrana con le appartenenze, con le ragioni piu’ o meno motivate del fronte del si’ e del no. Renzi divide: con lui o contro di lui? Ci sta simpatico o no? Ci conviene che resti o meno al governo? E intanto il Paese arranca, e ha paura non solo del futuro – fantasma che ci si vergogna perfino di evocare – ma persino dell’oggi. Il referendum appare una stupida arma di distrazione di massa! Li’ fuori accade di tutto: una barzelletta qual e’ Trump e’ presidente Usa, una Unione europea sempre piu’ arroccata sui suoi privilegi che pensa solo a sopravvivere, sorda ai richiami che provengono dai suoi eterogenei territori, una sfiducia dei cittadini italiani ed europei nelle istituzioni. Le mafie che proliferano insieme ai razzismi e la disoccupazione che avanza. E si va avanti, almeno questa e’ l’impressione, ma in realta’ si e’ fermi. Papa Francesco insiste con le sue grida disperate contro i mali, la corruzione e l’egoismo dell’uomo. Sergio Mattarella ci invita a ripensarci come comunita’ unita e solidale, ma noi continuiamo a curarci il nostro orticello senza acqua. E ci scanniamo sul referendum: da provinciali, quali siamo sempre stati.