consumi

A febbraio l’indice del clima di fiducia dei consumatori rimane stabile (da 115,5 a 115,6); l’indice composito del clima di fiducia delle imprese cresce passando da 105,6 a 108,7. Lo ha reso noto l’Istat. Con riferimento alle imprese, nel mese di febbraio si registra un clima di opinione più favorevole rispetto a gennaio.Il clima di fiducia aumenta nel settore manifatturiero (da 109,9 a 110,6), nei servizi (da 105,8 a 109,9) e nelle costruzioni (da 129,2 a 132,0).

l 2017 sarà particolarmente delicato per l’economia siciliana, che dovrebbe essere contraddistinta da una fase di ulteriore indebolimento della domanda. E’ la previsione contenuta nel 46esimo Report Sicilia, il Rapporto sull’economia dell’Isola del Diste Consulting, presentato oggi a Palermo dalla Fondazione Curella. Il tasso di crescita del prodotto interno lordo, infatti, non dovrebbe andare oltre lo 0,5 per cento (+0,7 per cento il dato dell’Italia), dopo l’aumento medio annuo dell’1,5 per cento del biennio precedente. Sul mercato del lavoro, la tendenza alla diminuzione dell’occupazione emersa nell’estate scorsa dovrebbe proseguire nella prima parte dell’anno, per poi riportare spunti migliorativi. “La domanda di lavoro manterrà una sostanziale stabilità – spiegano dal Diste consulting -, con nuove flessioni in agricoltura e nelle costruzioni bilanciate dagli aumenti attesi per l’industria e i servizi. Il tasso di disoccupazione dovrebbe salire al 22,5 per cento, anche perché l’urgenza d’integrare i magri bilanci familiari indurrà un discreto numero di inoccupati a entrare nel mercato del lavoro per cercare attivamente un impiego”. Saranno fiacchi i consumi delle famiglie. Il 2017 dovrebbe chiudersi, secondo le previsioni, con un +0,6 per cento, lievemente inferiore all’anno passato, dovuto al ristagno dell’occupazione e del reddito disponibile, al progressivo rincaro dei prodotti energetici e al contenimento del potere d’acquisto. Gli investimenti fissi conserveranno un profilo di crescita stentata (+1,7 per cento).

L’Italia torna in deflazione dopo la ripresa di settembre. Ad ottobre l’indice nazionale dei prezzi diminuisce dello 0,1% su base mensile e dello 0,2% su base annua (la stima preliminare era -0,1%). Lo ha comunicato l’Istat, osservando che i dati mostrano “nuovamente tendenze deflazionistiche dopo la ripresa (+0,1%) di settembre”. La flessione tendenziale dell’indice generale continua a essere determinata dai Beni energetici il cui calo si accentua lievemente (-3,6% dal -3,4% di settembre) per effetto di una più intensa flessione dei prezzi di quelli regolamentati (-6,0%, era -3,8% a settembre) e di un parziale rientro della contrazione dei Beni energetici non regolamentati (-0,9%, da -2,7% del mese precedente). Ulteriori contributi deflazionistici derivano dagli andamenti di altre tipologie di prodotto tra le quali spiccano gli Alimentari non lavorati (-0,4%, da +0,4% di settembre) e i Servizi ricreativi, culturali e della cura della persona la cui crescita si azzera dal +0,6% di settembre. Pertanto, l’inflazione al netto dei beni energetici rallenta in misura significativa, attestandosi a +0,2% (era +0,5% il mese precedente). Analogamente, al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l’inflazione di fondo” scende a +0,2% (da +0,5% di settembre). L’inflazione acquisita per il 2016 risulta pari a -0,1% (lo stesso valore registrato a settembre).

A settembre i prezzi al consumo tornano a crescere con un aumento dello 0,1% rispetto allo stesso periodo del 2015, mentre su base mensile si registra una diminuzione dello 0,2%. Lo comunica l’Istat, nei dati provvisori. Dopo sette mesi consecutivi di diminuzioni tendenziali, i prezzi al consumo tornano a crescere, seppur di poco, per il “marcato ridimensionamento della flessione dei prezzi dei Beni energetici sia non regolamentati (-2,7%, da -7,0% di agosto) sia regolamentati (-4,1%, da -5,9%)”, osserva l’Istituto di Statistica, e “in misura minore” per la “ripresa della crescita tendenziale dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+1,1%; la variazione era nulla il mese precedente)”. Diminuiscono i prezzi dei prodotti che si trovano generalmente nel carrello della spesa, come beni alimentari, articoli per la cura della casa e della persona dello 0,1% su base mensile e registrano una variazione nulla su base annua (da +0,6% di agosto).

“L’Istituto nazionale di statistica ci dice che, purtroppo, peggiora la fiducia di consumatori e imprese ad agosto. L’indice del clima di fiducia dei consumatori passa da 111,2 di luglio a 109,2 e l’indice composito del clima di fiducia delle imprese scende da 103 a 99,4 nelle prime rilevazioni dopo gli attentati di Nizza”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. “Secondo l’Istat per le aziende, il clima cala in tutti i settori e, per le famiglie, tutte le componenti della fiducia registrano una flessione, seppure con intensita’ diverse. Il clima economico passa da 129,8 a 125,5, diminuendo per il quinto mese consecutivo- prosegue Brunetta- dati negativi, dunque, che raccontano l’oggettiva realta’ di un Parse fermo e in fortissima difficolta’. Senza volonta’ di fare polemiche, ma con spirito responsabile e costruttivo, vorrei chiedere al presidente del Consiglio, Matteo Renzi: ma a cosa sono serviti i famosi 80 euro se i consumi vanno sempre peggio? La risposta, ahinoi, la conosciamo tutti. Magari dovrebbe essere il premier ad aver voglia di spiegarla agli italiani”. Al momento “la politica economica di Renzi-Padoan ha portato alla ingiallita fotografia che oggi ci consegna l’Istat. Tutto molto triste”, conclude Brunetta.