conti pubblici

Continua l’operazione verità del governo Musumeci sulla Regione siciliana. Il presidente della Regione e il suo vice, l’assessore all’Economia, Gaetano Armao, hanno illustrato alla stampa la grave situazione dei conti pubblici. Un passaggio che segue la conferenza stampa sui rifiuti e che anticipa l’incontro sulle società partecipate.
“Abbiamo trovato un disavanzo di 5 miliardi 900 milioni di euro e un indebitamento 8 miliardi 35 milioni di euro – ha detto il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci – E questa è la condizione da cui partiamo”. Ha aggiunto l’assessore Armao “Abbiamo un debito consolidato di 8 miliardi, che costa 360 milioni di euro di interessi l’anno Tuttavia non abbiamo un’analisi dei conti completa perché manca il quadro sulle società partecipate e non conosciamo il valore del patrimonio immobiliare della Regione”.
La situazione dei conti pubblici è il risultato di un lavoro di ricognizione svolto da una commissione di economisti, giuristi e tecnici voluta da Armao al fine di risanare le casse regionali.
Il governo punta alla rinegoziazione degli accordi con lo Stato degli anni 2014, 2016 e 2017, primo gradino di partenza per risollevare le sorti economiche e finanziarie della Sicilia.
“E’ necessario un nuovo patto tra Stato e Regione – ha continuato l’assessore Armao – Il presidente Musumeci condurrà la trattativa con la mia collaborazione per una nuova versione dell’Autonomia”.

Sui conti pubblici, per il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, “i dati sono oggettivi e danno ragione al ministro dell’Economia”. Lo ha detto a margine dell’evento per la celebrazione dei 40 anni del Fasi, il Fondo assistenza sanitaria integrativa costituito da Confindustria e Federmanager. Boccia ha ricordato “un export aumentato del 7%, un Pil che cresce piu’ delle aspettative, l’occupazione che riprende” e “questo significa che la tendenza, la direzione di crescita e’ quella giusta. Per il leader degli industrialo occorre “continuare sulla strada della crescita, come dice l’Europa, e non attivare meccanismi che elevano il deficit e quindi il debito, il che significa la non sostenibilita’ dei conti pubblici italiani”.

Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia sostiene che: “La Legge di Bilancio del prossimo ottobre parte gia’ con un buco da almeno 8 miliardi di euro per effetto delle errate previsioni del Tesoro sul gettito della ‘voluntary disclosure’, dell’APE, della inesistente azione di spending review e delle mancate privatizzazioni”. Il capogruppo di Fi alla Camera passa in rassegna le voci che a parer suo destano preoccupazione. Facendo un esame di tutti i mancati introiti o di quelli sottovalutati, per Brunetta si arriva ad un”totale che si attesta fra i 30 e i 35, certamente non nelle disponibilita’ del governo”. “Sulla ‘voluntary disclosure’, – dichiara – il Ministero dell’Economia aveva quantificato entrate per 1,6 miliardi, prevedendo 27mila domande da parte dei contribuenti che avrebbero dovuto riportare in Italia i capitali detenuti all’estero. Ebbene, stando a quanto riportato dal Sole 24 Ore, a soli 15 giorni dalla chiusura del termine per la presentazione delle domande, il numero di istanze presentate ammonta soltanto a 6mila. Avanti di questo passo, il flop costera’ piu’ di 1 miliardo”. Per Brunetta anche “sul fronte dell’APE si sta aprendo uno scenario catastrofico, con un buco da 2 miliardi di euro che si creera’ se il Tesoro non coprira’ al piu’ presto il cumulo contributivo previsto dalla Legge di Stabilita’ per i professionisti che vantano contributi a gestioni previdenziali oltre che all’Inps”. E ci sarebbe anche “il buco generato dalle mancate privatizzazioni, che, come indicato nel DEF 2017, avrebbero dovuto garantire entrate pari allo 0,3% del Pil (circa 5 miliardi l’anno) nel quadriennio 2017-2020. Invece, i proventi, fino a questo momento, sono stati pari a zero”.

L’Italia ha avuto il via libera alla manovra correttiva dalla Commissione europea. “Le misure sono in linea con quello che abbiamo discusso e che ha raccomandato la Commissione”, ha annunciato il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis a margine dell’Ecofin informale dei ministri delle Finanze dell’Ue. L’Ue ha chiesto interventi per 3,4 miliardi di euro, l’equivalente dello 0,2 per cento del Pil. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha spiegato alla Commissione le misure dell’Italia per correggere il deficit 2017 di 0,2 punti percentuali di Pil, come chiesto da Bruxelles. “La determinazione del governo e di Padoan, a mantenersi nella traiettoria stabilita sui conti e al tempo stesso a lavorare al miglioramento della crescita, è stata molto chiara”, ha aggiunto Dombrovskis.

“Sui conti pubblici Renzi fa finta di non capire. Sul deficit, si era impegnato con l’Europa a chiudere il 2017 allo 0,9% (Def 2014), ma finirà oltre il 2%-2,2%. Significa che in tre anni il suo governo e quello fotocopia di Gentiloni hanno fallito gli obiettivi di più di un punto di Pil, pur in presenza di un tasso di crescita moderatamente positivo, diversamente rispetto agli anni precedenti”. Lo dichiara Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia. “Inutile – prosegue – che Renzi faccia il gioco delle tre carte: in ragione degli obiettivi e degli impegni da lui stesso presi con l’Unione europea, il deficit non è diminuito. È rimasto inchiodato tra il 2% e il 2,5%, pericolosamente vicino al 3%. Le sue affermazioni sono semplicemente false”. “Allo stesso modo – insiste Brunetta – sul debito Renzi ha sprecato la congiuntura che nei suoi anni è passata da negativa a positiva, il Quantitative easing della Bce, l’euro debole e il più che dimezzamento del prezzo del petrolio. Renzi non ha attaccato lo stock del debito né ha tagliato la cattiva spesa corrente, limitandosi a distribuire mance e mancette agli elettori”. “La sua politica economica, quindi, si è dimostrata fallimentare tanto sul deficit, per cui non ha rispettato – ripetiamo – gli impegni presi con l’Ue, quanto sul debito, per cui ha sprecato la congiuntura favorevole che gli avrebbe consentito di aggredirlo come mai era stato possibile in passato. Non c’è trucco o inganno che tenga. Lo dicono gli italiani, lo dice il numero di disoccupati, lo dicono i consumi non decollati e lo dice il raffronto con il resto dell’Eurozona, dove l’Italia ha peggiorato la sua collocazione relativa”, conclude Brunetta.

“La flessibilita’ non significa ‘maggiore spazio di deficit rispetto al passato’ come fa credere qualcuno, ma significa maggiore spazio di deficit rispetto alle assurde previsioni del fiscal compact'”. E’ quanto scrive Matteo Renzi, candidato alla segreteria del Pd, nella sua e-News. “In altri termini: il governo Monti e il governo Letta avevano un deficit piu’ alto del nostro, lo avevano al 3% – aggiunge Renzi – noi lo abbiamo ridotto, non aumentato. Siamo stati piu’ rigorosi, non meno rigorosi. Abbiamo usato la flessibilita’ che ci siamo conquistati per tenere il deficit al 2,3% (che diventera’ 2,1% per effetto della manovrina concordata dall’attuale governo a Bruxelles) anziche’ arrivare da subito al pareggio di bilancio voluto dalla politica di austerity del passato”. Per l’ex premier “la flessibilita’ non significa finanza allegra, ricreazione per tutti: noi abbiamo tenuto i conti in ordine piu’ degli ultimi tre governi. Ma abbiamo cercato di farlo senza uccidere le prospettive di crescita, cosa che il fiscal compact – votato da quelli di prima, non da noi – ci avrebbe costretto a fare. Piu’ rigorosi di chi ci ha preceduto – conclude Renzi – senza pero’ essere totalmente proni alla filosofia dell’austerity. E questo l’abbiamo fatto insieme al ministro Pier Carlo Padoan cui sono legato da un rapporto personale di stima e amicizia che nessun retroscena giornalistico riuscira’ a mettere in discussione”.

“L’Europa ha la possibilita’ di utilizzare la Brexit come un’opportunita’, ma il rischio, se non ci sara’ “un drastico cambiamento della sua strategia” e’ che “non rimanga un caso isolato ma che ci siano altre uscite dall’Unione”. Lo ha detto a Parigi il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan durante una conferenza. “E’ importante costruire e rafforzare la fiducia reciproca – ha continuato – altrimenti si rischiano altre Brexit. Se l’Europa non sfrutta l’opportunita’ di rispondere alle domande dei cittadini con soluzioni europee, cioe’ piu’ posti di lavoro, piu’ sicurezza, piu’ welfare, la Brexit e’ piu’ un rischio che un’opportunita’”.

Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani in un’intervista al Corriere della Sera parla dei rapporti tra l’Italia e Bruxelles. “Mi pare che Paolo Gentiloni abbia capito meglio di altri che tipo di linguaggio usare a Bruxelles – dichiara – Sta cercando di trovare una soluzione, senza rinunciare alle richieste italiane. Penso che i suoi toni pacati, ma fermi nella sostanza, in Europa porteranno piu’ risultati”. E aggiunge: “Mi auguro che non ci sia procedura d’infrazione. Dev’essere il ministro Padoan a individuare una soluzione, d’accordo con la Commissione”. Per Tajani “bisogna risanare i conti pubblici e questo e’ vero sia in Italia che in altri Paesi. Ma flessibilita’ e crescita non devono essere una scusa per non farlo.” Aggiunge il presidente dell’Europarlamento: “Il terremoto e’ una grave emergenza, ma non c’entra nulla con le riforme che riguardano qualsiasi governo: giustizia, fisco, pubblica amministrazione. Non si puo’ piu’ tirare a campare, perche’ questo indebolisce sia noi che tutta l’Europa”. Per Tajani: “La mia elezione alla presidenza del Parlamento europeo dimostra che non c’e’ un pregiudizio anti italiano, ma bisogna avere una strategia, essere piu’ presenti”.

L’Italia non ha presentato alcuna richiesta di proroga per la risposta alla lettera con cui Bruxelles ha chiesto all’Italia aggiustamenti di bilancio per rispettare il Patto di stabilita’ nel 2017. Così Annika Breidthardt, portavoce della commissione Affari economici dell’Ue, durante un incontro con i giornalisti. “Siamo ancora in attesa di una replica dettagliata alla lettera”, ha aggiunto riguardo alla risposta che dovrebbe arrivare entro il primo febbraio. Sempre a febbraio “la commissione europea presentera’ un’analisi paese per paese”, ha detto Valdis Dombrovskis vice presidente della Commissione Ue parlando nella conferenza sul semestre europeo al Parlamento. Secondo Dombrovskis il deficit della zona euro e’ passato “dall’1,8% all’1,5% quest’anno e senza ulteriori misure sara’ allo stesso livello nel 2018”. Per il commissario per gli Affari monetari Pierre Moscovici: “L’eredita’ della crisi continua a pesare sulla situazione occupazionale che migliora ma rimane critica specialmente tra i giovani”.

Il capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana Arturo Scotto chiede al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan di informare il Parlamento sui conti pubblici dell’Italia in merito alle richieste dell’Ue. “La lettera della Commissione europea con la richiesta di aggiustamento dei conti pubblici italiani e’ la conferma di quanto abbiamo detto in questi mesi – sostiene Scotto – il Governo Renzi ha giocato a nascondino con i conti pubblici utilizzando i margini di flessibilita’ per mance elettorali. La manovra aggiuntiva chiesta dall’Unione europea e’ un brutto segnale per il Paese. Chi ha responsabilita’ se le assuma tutte. Il ministro Padoan venga in Aula per informare il Parlamento e il Paese”.