costi politica

Il Movimento 5 Stelle si prepara alla battaglia in sostegno della proposta di legge pentastellata sul taglio degli stipendi dei parlamentari. La discussione generale è iniziata ieri alla Camera dei deputati con la presenza a ranghi serratissimi dei 5 stelle. Il leader Beppe Grillo oggi assistera’ dalla tribuna alla seduta in Aula, mentre fuori gli attivisti stellati, chiamati a raccolta in questi giorni, si sono dati appuntamento per un sit-in durante il quale seguiranno il dibattito a Montecitorio. Il disegno di legge però, come annunciato da giorni, potrebbe essere rinviato in Commissione Affari costituzionali visto che e’ approdato in Aula senza aver terminato il suo iter. Lega e Forza Italia hanno preannunciato intanto proprie proposte di legge sul taglio dei costi della politica, mentre dal Pd l’invito è a far passare le riforme per tagliare la spesa. “C’e’ un solo modo per tagliare i costi della politica: si chiama ‘fare le riforme’, solo che non piace a chi chiede semplici operazioni di maquillage” dice la vicepresidente del Gruppo Pd, Alessia Morani.

Quello sui costi della politica é un argomento sul quale i partiti politici cercano di dare la migliore immagine di se stessi. Sanno infatti che il tema è delicato e non solo perché strumentalizzato dai diversi populismi, di destra e di sinistra. Da Fdi la proposta del suo leader “Fratelli d’Italia  presentata tre anni fa e accolta sulla carta dalla Camera, per legare le indennità parlamentari all’andamento dell’economia italiana. “Mi piacerebbe che l’indennità crescesse quando diminuisce la disoccupazione. Se facessimo come accade per le aziende, probabilmente sarebbe più serio anche il lavoro che fanno i parlamentari. La proposta è stata approvata ma non è mai stata applicata. Dico a Renzi, che ha la maggioranza, che può ancora applicarla”. Lo ha detto la leader di Fdi Giorgia Meloni a ‘L’Arena’ di Giletti su Rai1.

La discussione sulla proposta di legge in materia di protezione dei minori stranieri non accompagnati apre lunedì 24 ottobre i lavori in Aula, alla Camera dei deputati. A seguire, la discussione sulle linee generali del testo unificato delle proposte di legge: Disposizioni sul marchio italiano di qualità ecologica dei prodotti cosmetici e le modifiche alla legge 1261 del 31 ottobre 1965, concernenti il trattamento economico e previdenziale dei membri del Parlamento. I lavori continuano con la discussione di mozioni in materia di assistenza sanitaria e di sostegno ai cittadini colpiti dalla crisi economica. Il Senato torna a riunirsi martedì 24 ottobre con all’ordine del giorno la discussione delle mozioni in materia di immigrazione e di infrastrutture idriche. Alle 16,30 prosegue la discussione di mozioni sul trasporto pubblico locale a Roma. Palazzo Madama ha anche all’ordine del giorno la discussione di mozioni sulla somministrazione dei farmaci e la trattazione dei ddl sulle scienze geologiche, sulla Casa Museo Gramsci e sul lavoro autonomo.

La democrazia ha un costo, ma in Italia più degli altri paesi. L’analisi è pubblicata oggi sul quotidiano il Tempo a firma di De Leo, Di Majo e Solimene e riprende lo studio della commissione Giovannini voluta da Berlusconi per comparare gli stipendi dei parlamentari dei Paesi europei più rappresentativi. I politici italiani hanno una retribuzione lorda di 10.500 euro e sono i più pagati al mondo. Tedeschi, francesi e belgi si attestano attorno a 7mila euro, la Spagna sui 3mila euro. Leggendo i dati sui vari benefit, il rimborso spese per il soggiorno a Roma è di 3.503 euro, inferiore ai 3.900 dei tedeschi, ma quasi il doppio degli spagnoli che hanno 1.800 euro. Per i trasporti, in Italia ci sono a disposizione mille euro al mese per il tragitto da casa all’aeroporto, mentre in Spagna il rimborso è di 25 centesimi di euro per chilometro percorso e 250 euro al mese di ticket e taxi. Per i collaboratori, in Germania il deputato riceve per il suo staff 15.798 euro lordi e il contributo è gestito direttamente dall’amministrazione del Parlamento. E il politico non può assumere parenti, neanche acquisiti. Ormai lo sanno pure all’estero che l’Italia sta in cima alla classifica dei costi della politica. Si evince da uno studio svolto in Gran Bretagna dall’Ipsa, come scrive il Tempo. E’ un organismo indipendente rispetto a governo e parlamento, che si occupa della gestione degli stipendi dei parlamentari. Tra i suoi lavori, nel 2013, l’Ipsa preparò un confronto tra gli stipendi dei parlamentari dei vari Paesi guardando anche fuori dall’Europa. Pure in questo caso l’Italia era in cima alla classifica dei costi della politica. “Partendo da un valore mensile di circa 11mila euro – si legge nell’articolo – arrivavamo poche centinaia di euro sopra Australia e Usa e di mille euro sopra il Canada”. Intanto, mentre il presidente de Consiglio Matteo Renzi ribadisce che “abbiamo il Parlamento più costoso del mondo”, il Movimento 5 stelle si mobilita a sostegno della proposta di legge che contiene il taglio delle indennità dei parlamentari in calendario in Aula, alla Camera, lunedì prossimo. Forza Italia propone l’abolizione totale delle indennità con una proposta di legge a cui stanno lavorando i parlamentari azzurri, e che il capogruppo forzista alla Camera, Renato Brunetta, ha illustrato a Silvio Berlusconi.

“Se l’Italia non corre la Sicilia non corre. Per le prerogative delle regioni a statuto speciale cambia poco o niente, ma è fondamentale che il Paese torni a correre e noi scommettiamo molto sulla Sicilia. C’è bisogno di un Paese che sia forte. Il tema del referendum non va visto solo nella logica di cosa cambia per i deputati regionali siciliani, ma nella logica di cosa cambia per il Paese, per le prospettive di sviluppo per l’occupazione, questo è fondamentale è cruciale, è un argomento importantissimo”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi, ieri sera, a margine della convention del Pd a favore del “sì” al referendum organizzato al teatro Santa Cecilia di Palermo. “Dunque un Paese più stabile che spende meno per la politica e più per il sociale, che smette di pagare il Parlamento più numeroso e costoso del mondo e che cambia le regole del gioco – ha aggiunto Renzi – Se invece c’è chi pensa che le cose vadano bene così come sono, che votino ‘no’. Chi vuol cambiare ha il dovere di ridurre costi e i posti della politica”.