crisi

Il 2017 “si annuncia purtroppo come un anno di grandi incognite e rischi soprattutto perché la fiducia delle famiglie continua a ridursi”. Ne è convinto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che ha commentato così l’outlook presentato dall’associazione in collaborazione con il Censis. Per Sangalli “sarà difficilissimo consolidare il profilo crescente dei consumi che sono il traino agli investimenti. Per la crescita – ha detto – non occorrono misure straordinarie ma bisogna abbandonare la logica degli interventi spot e dei bonus per una riduzione generalizzata delle aliquote Irpef”. Secondo Sangalli a chiederlo è la stragrande maggioranza degli italiani, oltre il 70%, che vede in questo una “priorità per il Paese perchè con questo livello di tassazione è una illusione attendersi una crescita di Pil e consumi come altri paesi europei”.

E’ crollata di quasi 120 miliardi di euro in un anno la ricchezza finanziaria degli italiani. Lo riferisce Unimpresa. Negli ultimi 12 mesi, le famiglie del nostro Paese hanno registrato pesanti variazioni negative sui loro “bilanci”, soprattutto a causa dell’andamento dei mercati finanziari: giu’ di 168 miliardi il valore delle azioni e di 57 miliardi quello delle obbligazioni; in calo anche il saldo dei depositi bancari per 15 miliardi. E’ invece cresciuta di 61 miliardi la liquidita’, tra contanti e conti correnti. Questi i dati principali di una analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo la quale le famiglie si sono rifugiate anche nelle assicurazioni e le riserve sono aumentate di oltre 50 miliardi. Secondo l’analisi dell’associazione, basata su dati della Banca d’Italia, il totale della ricchezza delle famiglie italiane da giugno 2015 a giugno 2016 e’ calata di 118,5 miliardi (-2,88%) da 4.122,1 miliardi a 4.003,5 miliardi. A pesare sulla variazione negativa e’ soprattutto il comparto finanziario: il valore dei titoli azionari e’ sceso di 168,8 miliardi (-17,07%) passando da 989,1 miliardi a 820,2 miliardi; in discesa anche il valore delle obbligazioni, diminuire di 57,3 miliardi (-12,06%) da 475,5 miliardi a 418,2 miliardi; giu’ anche i crediti finanziari (relativi ai prestiti da privati a privati) di 1,1 miliardi (-7,44%) da 15,6 miliardi a 14,4 miliardi.

Serve una politica redistributiva a favore dei redditi medi e bassi che riformi l’Irpef, una politica di ricerca e innovazione pubblica e investimenti pubblici in infrastrutture logiche e fisiche che consolidino le azioni contro il dissesto idrogeologico e quelle anti sisma. Sono queste, per il leader Cisl Annamaria Furlan, le aree su cui il governo dovrebbe spingere per cercare di far uscire definitivamente dalla crisi il Paese, come indica il Barometro messo a punto dal sindacato. A questi andrebbero associati anche interventi relativi alla “transizione verso un’economia ”verde” per un ambiente sostenibile, con ampi margini di investimenti autofinanziati dal risparmio energetico sulla scorta dell’Accordo di Parigi del dicembre 2015.

Continua la ricostruzione post-crisi del sistema imprenditoriale italiano. Nei primi nove mesi dell’anno lo stock delle imprese iscritte alle Camere di commercio e’ aumentato di 41.597 unita’, 2.227 in piu’ rispetto allo stesso periodo del 2015, per un tasso di crescita nei nove mesi pari allo 0,7%. Il bilancio positivo si aggiunge a quelli dei primi nove mesi del biennio 2014-2015 e riporta il ritmo di ricambio della base imprenditoriale ai valori del 2007. Limitando la vista al saldo del trimestre giugno-settembre (pari a +16.522 unita’), emerge invece un lieve rallentamento della crescita di imprese rispetto allo stesso periodo del 2015 (+0,27 contro +0,33%). Oltre la meta’ del saldo gennaio-settembre e’ frutto del contributo di tre soli settori: turismo (+10.584 imprese), commercio (+6.703) e servizi alle imprese (+6.405). Nello stesso periodo, sono rimasti in campo negativo le costruzioni (-2.485 unita’ da inizio anno), le attivita’ manifatturiere (-1.657) e il comparto dell’estrazione di minerali (-34). Rispetto allo stesso periodo del 2015, nei primi nove mesi di quest’anno e’ cresciuta sensibilmente la componente del saldo determinata dal Mezzogiorno, passata dal 39,6 al 45,2% del totale. Sostanzialmente stabile, infine, il profilo organizzativo scelto da chi oggi avvia un’impresa: la forma giuridica piu’ dinamica e’ stabilmente quella delle societa’ di capitale (+2,9% il tasso di crescita, corrispondente a 44.811 unita’ in piu’ nel periodo) seguita a distanza dalle altre forme, in prevalenza cooperative, cresciute dell’1,5% per un saldo di 2.319 unita’. In lieve riduzione le imprese individuali (-0,6% pari a 6.452 unita’ in meno). Questi i dati salienti sulla nati-mortalita’ delle imprese italiane nel secondo trimestre dell’anno, diffusi oggi da Unioncamere – InfoCamere. I dati sono disponibili all’indirizzo www.infocamere.it. “La crescita del tessuto imprenditoriale in questi primi nove mesi dell’anno e’ un segnale davvero importante”, sottolinea il presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello. “Le 42mila imprese in piu’ riportano le lancette della natimortalita’ ai ritmi del 2007 e rappresentano il miglior risultato dal 2012. Ora piu’ che mai occorre aiutare gli imprenditori a crescere ed essere competitivi, puntando sull’innovazione, la digitalizzazione, la semplificazione amministrativa”

‘Le misure a favore delle famiglie e del personale sanitario nella legge di bilancio attestano il contributo fondamentale che Ap-Ncd da’ alla costruzione del processo delle riforme in Italia. Guardiamo alle famiglie, cioe’ la fascia sociale piu’ colpita dalla crisi, per dare ai giovani d’oggi e non solo una prospettiva di vita e di lavoro piu’ stabile. Importante e’ poi la stabilizzazione di migliaia di infermieri e medici precari: la sanita’ rappresenta un servizio essenziale, che va garantito ai cittadini con livelli di assistenza sempre piu’ elevati in termini di qualita’ e di puntualita’”. Lo dice Rosanna Scopelliti, di Ncd.

L’insoddisfazione per il modo di gestire la crisi economica, le diverse instabilita’ geopolitiche e l’incertezza sulla politica di alcuni paesi – alle prese con le consultazioni elettorali – come Stati Uniti e Germania, non consente di dare una risposta positiva alle indicazioni suggerite dai consessi internazionali di agire “tempestivamente” per rilanciare l’economia. Lo ha detto il vice-presidente dell’Istituto affari internazionali (Iai), Fabrizio Saccomanni, nel corso della presentazione del 19mo rapporto finale sull’economia politica internazionale (Global outlook), che si e’ tenuta oggi a Roma.  Saccomanni, che e’ anche direttore e curatore del Global outlook, ha espresso il suo rammarico perche’, “invece di agire in coordinamento tra loro, i vari paesi hanno attuato politiche economiche nazionali”. Il curatore del rapporto sulle prospettive economiche ha fatto notare come i governi dei diversi paesi sono rimasti “in attesa”, invece che agire “tempestivamente”, come indicato dalle istituzioni monetarie internazionali per uscire dalla crisi.