cyberbullismo

“Rispondo a una domanda che ci state facendo da diverse ore, cioè se sosterrò mia moglie Francesca Barra nella sua campagna politica, come ho sostenuto Virginia Raggi come sindaco di Roma e prima di lei Walter Veltroni, sempre come sindaco. La risposta è sì, la sosterrò perchè credo in lei, nella sua passione, nel suo impegno, nella sua onestà. E nel sogno che ha sin da quando era ragazzina: valorizzare, promuovere e proteggere la sua regione Basilicata, che ama alla follia”. Lo dice l’attore Claudio Santamaria, marito di Francesca Barra, candidata del Pd. “E’ disposta – aggiunge – ad affrontare una durissima battaglia senza paura e non certo per ottenere una poltrona ma anzi rinunciando a una ben più comoda e sicura poltrona da giornalista. Francesca è sempre stata in prima linea nella difesa dei più deboli, si è spesa per delle battaglie civili importanti come mafia, senzatetto, migranti, legalità, cyberbullismo. Quindi sarò con lei col cuore e con la mia presenza e dove non potrò essere presente è perchè sto girando un nuovo film. L’unico difetto che ha, questo lo devo ammettere, è che è della Juve. Ah, sono stato anche io ospite a Tiki Taka ma nessuno mi ha criticato per questo. Forse perché sono un uomo…”.

“Melania Trump sta portando avanti una battaglia contro il cyberbullismo negli Stati Uniti, dove il problema è molto diffuso e radicato. Prescindendo dalle simpatie politiche, non possiamo che ammirare l’impegno della frist lady e appoggiarla in ogni iniziativa. Anzi, di più: come osservatorio nazionale sul bullismo, la nostra speranza è che Melania Trump venga emulata anche in Italia, e la politica prenda finalmente di petto la questione per aiutare tutti coloro che sono vittime di questa pratica vergognosa. La tecnologia avanza e offre sempre nuovi software per dare sfogo alla propria cattiveria, basti vedere Sarahah, un’app che sta spopolando trai giovani e che permette, senza alcun controllo e nell’anonimato più totale, di insultare chiunque sia iscritto alla community. Lo scopo per cui era nata era molto più nobile, ma inevitabilmente la deriva che sta prendendo è negativa. Servono leggi mirate e maggior controllo, il mio grazie oggi va a Melania Trump per l’esempio che sta dando e per l’impegno profuso, nella speranza che anche in Italia ci sia una volontà altrettanto forte di combattere questa guerra che tutti insieme possiamo, anzi dobbiamo, vincere”: lo afferma Paola Ferrari (Portavoce Osservatorio Nazionale‎‎ Bullismo e Doping).

La Camera ha approvato in via definitiva una legge sul cosiddetto “cyberbullismo”, cioè una forma di bullismo che avviene online, dopo un percorso legislativo di più di tre anni e diverse modifiche radicali. La legge è stata approvata all’unanimità, con 432 e un astenuto. La legge era stata proposta dalla senatrice del Partito Democratico Elena Ferrara, che era stata l’insegnante di una ragazza di Novara che nel 2013 si suicidò dopo la diffusione di un video in cui veniva molestata sessualmente. In Italia non esisteva una legge di questo tipo, nonostante da diversi anni il Telefono Azzurro – la più importante ONLUS italiana che si occupa di minori – facesse parte di un progetto europeo di sensibilizzazione sul tema. La legge proposta da Ferrara ha avuto un percorso piuttosto tortuoso: proposta al Senato, in seconda lettura alla Camera era stata praticamente stravolta – generando le proteste della stessa Ferrara e di diversi esperti di cose online, compreso Massimo Mantellini – ed era diventata una più generica legge contro il bullismo. Il Partito Democratico ha poi deciso di riproporla nel suo impianto originale al Senato, che a gennaio l’ha approvata quasi all’unanimità ponendo le basi per l’approvazione definitiva di oggi. Nella relazione in cui ha presentato il disegno di legge in questione, il senatore del PD Francesco Palermo aveva spiegato che per i reati di bullismo in generale «c’è già la sanzione penale», e che per questo il testo è stato ripresentato nella impostazione originaria: «via gli elementi repressivi penali; via gli elementi relativi al bullismo in generale; ritorno al fenomeno scolastico educativo limitato ai minori e alle fattispecie di bullismo concentrate sulla rete». Nella legge viene data per la prima volta una definizione ufficiale al cyberbullismo: si intende «qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito dei dati personali in danno di minorenni, nonché la diffusione di contenuti online il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo».

“Io mi auguro che questa legislatura non termini prima che il provvedimento contro bullismo e cyberbullismo sia finalizzato, sarebbe una sconfitta per la politica”. Sono le parole della presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini durante il suo intervento in occasione della visita alla Casa Pediatrica Fatebenefratelli-Sacco di Milano, primo e finora unico centro specializzato nella cura delle vittime di questo fenomeno in Italia. Parallelamemte, partire dunque dall’attivita’ di eccellenza della Casa Pediatrica e ampliare la rete affinche’ entro il 2018 la maggior parte delle regioni possano avere un centro di ascolto e di contrasto al bullismo. Su questo tema e’ intervenuto il direttore della struttura specializzata, Luca Bernardo: “Ci siamo ripromessi che, entro il 2018, almeno buona parte d’Italia se non tutta, abbia un centro per regione- dice- individuato a partire dall’ambito universitario, ospedaliero e pediatrico”. Specializzato ma non prettamente medico, “questo perche’ non dobbiamo medicalizzare il problema- continua- ma esattamente il contrario: dovremo avere persone preparate scientificamente e tecnicamente come medici, psicologi ed educatori per instaurare un’alleanza”. Oltre a questo, la rete permetterebbe alle vittime e agli stessi bulli di avere una struttura di riferimento vicino a casa: “Non possiamo piu’ costringere persone che vengono da altre regioni con difficolta’ a viaggiare da un punto di vista economico”, aggiunge Bernardo. La senatrice dem Elena Ferrara, presente oggi alla visita di Boldrini, e’ la prima firmataria del provvedimento contro il bullismo. Un lavoro politico stimolato dal coraggio di Paolo Picchio, padre di Carolina, attivo su questo tema dopo che la figlia, bullizzata, si tolse la vita nel 2013. Paolo Picchio ha preso la parola durante la cerimonia, presenti anche due amici di Carolina, che hanno porto un omaggio al presidente della Camera. A detta di Picchio, e’ compito degli adulti aiutare i loro ragazzi a parlare, perche’ quello che manca e’ il dialogo: “Oggi i ragazzi parlano solo attraverso i social- dice- e invece devono parlarsi in faccia, ma soprattutto avere piu’ empatia verso gli altri. Solo cosi’ possiamo essere sicuri di garantire un futuro ai nostri ragazzi che saranno i genitori di domani. Voi- conclude Picchio- dovete essere sentinelle oggi perche’ domani sarete genitori e saprete educare i vostri figli”.

“Dobbiamo accelerare, per dare un segno di concretezza della politica, l’approvazione definitiva del ddl contro il bullismo e il cyberbullismo, che abbiamo gia’ votato all’unanimita’ al Senato. Ora venga rapidamente votato alla Camera. Perche’ da piu’ forza” all’azione di contrasto del fenomeno e perche’ “dobbiamo assolutamente scegliere di costruire insieme una cittadinanza che rispetti tutti. Mai sottovalutare l’utilizzo della parola e delle sue conseguenze quando non e’ usata bene”. Lo ha auspicato il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, durante l’incontro alla Camera “Scuole contro l’odio. Web resilienza e peer education”, promosso dalla Delegazione parlamentare presso il Consiglio d’Europa e dalla No Hate Alliance coordinata da Milena Santerini (Democrazia solidale-Cd), in collaborazione con il Miur. Il ddl contro il cyberbullismo, ha precisato Fedeli, ribadisce che la prevenzione “e’ fondamentale”, sottolinea “il ruolo decisivo della formazione”, introduce le linee guida per le scuole “su cui il Miur sta gia’ lavorando in attesa dell’approvazione” e “valorizza il lavoro che i docenti stanno gia’ facendo a scuola e all’universita’”. Il ministro ha poi ricordato che nell’autunno 2018 “saranno 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali in Italia”: “con il Miur faremo una campagna di conoscenza e dibattito” per sensibilizzare i ragazzi contro il discorso d’odio. Nel corso dell’incontro e’ stata premiata la classe IV A dell’istituto tecnico Ferrini Franzosini di Verbania, vincitrice del concorso “No hate speech” a cui hanno partecipato “piu’ di 170 istituti”, ha spiegato Santerini, per “non rendere normale il linguaggio d’odio”. In premio per la classe, che ha allestito stand in citta’ contro l’odio in rete “rendendolo cosi’ tangibile”, un viaggio al Consiglio d’Europa di Strasburgo. Tra le buone pratiche presentate oggi anche lo spot contro il “No hate speech”, realizzato dalla VoicebookRadio del Liceo Kennedy di Roma, e l’esperienza di Radio Immaginaria, prima radio di adolescenti che coinvolge 200 ragazzi in tutto il mondo, 30 citta’ in Italia, in cui “tutti possono raccontare quello che vivono”.

Una campagna condivisa in maniera trasversale da otto gruppi parlamentari per accelerare l’approvazione del ddl sul cyberbullismo e stimolare il dibattito sulla violenza nel web. Oggi alla Camera è stato presentato il manifesto appello di otto gruppi parlamenti #blocchiamoiviolenti, promosso dal deputato di Scelta civica-Ala Mariano Rabino. Oltre a lui hanno aderito Gabriella Giammanco (Forza Italia), Marta Grande (Movimento 5 Stelle), Cristian Invernizzi (Lega Nord), Simona Malpezzi (Partito democratico), Walter Rizzetto (Fratelli d’Italia), Rosanna Scopelliti (Nuovo Centrodestra) e Arturo Scotto (Sinistra Italiana). “C’è tutta la rappresentanza politica in Parlamento, credo che sia la prima iniziativa così trasversale. Non è una proposta di legge. Per un verso tutti noi condividiamo che la legge sul cyberbullismo veda la più rapida approvazione, ma vogliamo dare anche un’accelerata sul dibattito sull’evoluzione dei social e del web. Ciò che è diffamazione verbale classica deve essere respinta anche sul web”, spiega Rabino. Dal fronte dem Malpezzi avverte: “E’ importante concentrarsi sulla scuola. Serve un’educazione all’uso dei social, la piazza virtuale di strumenti come Facebook e Whatsapp rischia di diventare una piazza di violenza a loro insaputa”. Secondo l’iniziativa infatti, che vuole creare un vero e proprio di gruppo di riferimento sul tema, il cittadino che desidera dialogare con le istituzioni e aprire dibattiti sulle tematiche importanti possiede un canale diretto per farlo, ma i commenti volgari e offensivi sono un ostacolo alla circolazione delle idee. In queste dinamiche così difficili è molto importante il ruolo della polizia postale, come sottolinea Giammanco: “Non si deve accettare questa violenza, da questo punto di vista è importante il potere della denuncia, chiunque può farlo. Non si deve sottovalutare il ruolo di chi gestisce magari dei gruppi, serve educazione civica in rete, rischia di diventare uno sfogatoio. Anche Facebook ha cercato di contrastare i violenti in rete, noi siamo in dirittura d’arrivo con il cyberbullismo e come legislatori dobbiamo assumerci le nostre responsabilità. Non dobbiamo stare fermi ma reagiamo e denunciamo”. Oggi il gruppo incontrerà la presidente della Camera Laura Boldrini. “Lei ha sposato questo progetto, lei più di altri è in campo su questo tema. Insieme a lei dobbiamo lanciare il messaggio: non rimaniamo indifferenti, perché oggi può capitare a me e domani può capitare a te”, ha detto Rabino a margine della presentazione.

Dopo il via libera dal Senato, la proposta di Legge sul bullismo e cyberbullismo è a un passo dal traguardo. Alla Camera stringiamo i tempi e portiamo a casa già nelle prossime settimane questo risultato fondamentale”. Lo hanno detto i deputati M5S in commissione Affari Sociali e il collega Massimo Baroni, rivolgendosi a tutte le forze politiche in occasione della Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo. “La legge avrebbe potuto essere già realtà ma, durante il primo passaggio alla Camera, una serie di modifiche apportate dalla maggioranza al testo – che a Palazzo Madama aveva ricevuto il via libera all’unanimità – avevano alterato profondamente la volontà del legislatore – Dalla proposta iniziale, volta a contrastare i fenomeni di bullismo e cyberbullismo – prettamente attinenti alla fase adolescenziale – attraverso la prevenzione, l’informazione e l’educazione, si era giunti ad una proposta molto diversa: un testo esteso anche agli adulti con il quale si voleva imbavagliare la rete è colpire la libertà d’espressione e d’opinione. Inoltre era stata inserita una modifica al codice penale per nulla attinente con un provvedimento del genere”, hanno detto i parlamentari. “Fortunatamente con il secondo passaggio al Senato siamo tornati sostanzialmente alla proposta originaria. Dunque il secondo passaggio a Montecitorio dovrebbe risolversi in una formalità. A questo punto auspichiamo  la calendarizzazione del provvedimento in tempi brevissimi: manca solo un ultimo sforzo per dare uno strumento ben concepito di contrasto a questa piaga”.