De Gasperi

“Il ricordo di De Gasperi sia per noi tutti un monito a tornare a quell’idea di Europa che col tempo si e’ affievolita. Il suo grande progetto fu il tentativo di dare una dimensione politica e costituzionale al processo di integrazione europea. La sua politica estera ha dato credibilita’ all’Italia sul piano internazionale basandosi sui principi di liberta’, giustizia e dignita’ umana che sono le fondamenta dello stesso progetto europeo”. A dirlo e’ Paolo Alli, Presidente dell’Assemblea Parlamentare della Nato e deputato di Alternativa Popolare nel 63esimo anniversario della morte di De Gasperi. E aggiunge: “Inoltre, la sua profonda fede cristiana permeo’ tutta la sua azione politica: l’Europa deve recuperare e affermare le proprie radici cristiane, unico e possibile antidoto alle forze nichiliste del terrorismo e del fondamentalismo jihadista. Infine, bisogna recuperare la sua visione riguardo alla difesa comune europea come condizione per arrivare a una effettiva unione politica. Visione che si dimostra a distanza di piu’ di 60 anni valida piu’ che mai”.

Ai tempi della Costituente i partiti non facevano solo politica, trasmettevano anche una cultura. “Tra allora e oggi la differenza è enorme – ha spiegato Giuliano Amato -. Basti pensare a cosa voleva dire in politica, ma non solo, ‘noi’ e ‘loro’. Noi democristiani, noi comunisti, noi socialisti; loro erano, simmetricamente, quelli degli altri partiti. Quel ‘noi’ era uno spaccato di società che andava da De Gasperi all’ultimo militante democristiano. E oggi? ‘Noi’ indica quelli che sono fuori dal palazzo; ‘noi’ cittadini che manteniamo i ‘loro’ privilegi, i privilegi di quelli che stanno nel palazzo”. Per il giudice della Corte Costituzionale, non è giusto parlare di “antipolitica”. Siamo, infatti, nell’ambito “dell’osservazione della realtà. Soltanto i movimenti nati dalla protesta contro i ‘loro’ del palazzo stanno in qualche modo ricreando un ‘noi’ che va dall’alto in basso. L’antipolitica non è un prodotto di importazione, è il frutto di una malattia interna della democrazia; ed è comunque espressiva di una reazione dell’organismo sociale alla malattia. E in un contesto non sano assume anch’essa caratteri patologici”.

Era questa l’Europa che sognavano Altiero Spinelli, Jean Monnet, Konrad Adenauer, Robert Schuman, Alcide De Gasperi?
Oggi la Gran Bretagna si pronuncia sulla Brexit, la sua uscita dalla Unione Europea.
E già questo è il segnale di un fallimento politico. Cosa e’ diventata oggi l’Unione? Forse una unità politica, riconosciuta e condivisa? O piuttosto una entità fredda e distante in cui le esigenze della moneta prevalgono su tutto il resto? E ancora, noi cittadini italiani, francesi, tedeschi, spagnoli… ci sentiamo parte di qualcosa, abbiamo una forte e riconoscibile identità europea? Da questo punto di vista il progetto europeo così come lo abbiamo vissuto in questi anni si è rivelato un flop. Serviva una visione culturale, una rappresentanza più diretta, politiche comuni, una uniformita’ di indirizzo e di azione? Sicuramente si. Anche perché se le ragioni di una alleanza sono quelle del calcolo e della convenienza, una volta venute meno condizioni favorevoli, sarà la stessa legge della convenienza a far sì che chi vi era entrato decida di uscire. Tira una brutta aria in Europa: quella dell’egoismo e del populismo. Se l’Unione non ripensa se stessa sara’ inevitabile il suo sgretolamento, con ripercussioni fatali su ognuno di noi. Cosa occorrerebbe? Una vera unione politica, una strategia unica in politica estera, provvedimenti lungimiranti sulla emergenza dei migranti e lotta vera alla povertà e alla esclusione sociale. Buona fortuna cara, vecchia Europa.