Demos Coop

Incertezza sul futuro e fine della classe media. Gli italiani si sentono su un ascensore in discesa. Questo il dato piu’ significativo dell’indagine Demos-Coop illustrata su La Repubblica da Ilvo Diamanti. Un solo esempio: cala la dimensione progettuale e la voglia di costruire. Per due persone su tre è inutile fare progetti a lungo termine. Siamo diventati pessimisti. Nonostante i nostri governi, da oltre vent’anni, cerchino di tirarci su di morale. Prima Berlusconi: assimilava i pessimisti ai comunisti. Mentre oggi Renzi cerca di utilizzare le variazioni dell’economia e del mercato del lavoro, positive, per quanto lievi e contraddittorie, per sollevare il morale degli italiani e migliorare il clima d’opinione. Eppure, nonostante tutto, la maggioranza degli italiani non ci crede. Non riesce a percepire – e ad “accettare” – questo cambiamento. Due italiani su tre ritengono, infatti, che sia «inutile fare progetti per sé e per la propria famiglia». «Perché il futuro è incerto e carico di rischi». Dal 2000 ad oggi, si tratta del livello più elevato registrato dai sondaggi. Segnala un sentimento di inquietudine più acuto di quello osservato nel biennio 2008-2010. Gli anni della crisi, quando l’indice di incertezza verso il futuro, in sensibile aumento, superò di poco il 55%. Oggi, però, l’insicurezza è cresciuta ancora. In misura particolarmente intensa. Soprattutto negli ultimi anni. Rispetto all’anno scorso: di circa 7 punti. Non per questo viviamo tempi di ribellione. Di rabbia. Semmai, di delusione. Come abbiamo avuto modo di osservare in altre occasioni: ci siamo abituati al declino. Non siamo contenti di quel che avviene, ovviamente. Ma “resistiamo”. Attaccati alla famiglia, alle reti sociali, distese sul territorio. Pratichiamo “l’arte di arrangiarsi”, della quale, in Italia, siamo maestri. Tuttavia, il problema esiste e tende a riprodursi. A divenire patologico. Soprattutto perché riflette – e, a sua volta, moltiplica – un’altra sensazione, un’altra percezione, che abbiamo già registrato, negli ultimi anni. La “discesa sociale”. Più di preciso, la perdita di posizione – in altri termini: lo scivolamento – nella scala di classe. La maggior parte degli italiani, infatti, oggi ritiene di appartenere a una classe sociale “bassa o medio-bassa”. È una percezione condivisa dal 54% delle persone (intervistate da Demos-Coop): 12 punti in più rispetto al 2011. Come su un ascensore in discesa.