Di Maio

“Non ci sono più i presupposti per fare una legge elettorale: non in questo Parlamento. Toccherà al prossimo e alla futura maggioranza”. Lo dice il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio (M5S), in un’intervista al ‘Corriere della Sera’. Attualmente non esiste la possibilità di armonizzarle. “Si va a votare con l’ obiettivo del 40 per cento alla Camera e con lo sbarramento dell’8 per cento al Senato. Le due leggi sono immediatamente applicative”, aggiunge. “Siamo intorno al 30 per cento – sottolinea – Possiamo crescere convincendo chi ci guarda ma non ha deciso, con candidature credibili fino alle elezioni che, temiamo, saranno nel 2018”.

“Non e’ una kermesse del M5S oggi facciamo parlare esperti di vari campi, la sfida e’ cambiare la societa’: Le istituzioni sono uno strumento per cambiare la societa’ e migliorarla”. Ci tiene a sottolinearlo il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio parlando dell’iniziativa ‘Sum #01′ ad Ivrea. “Questa – ricorda – e’ una giornata in cui ricordiamo Gianroberto Casaleggio parlando di futuro, non va derubricata a kermesse politica, non c’entra niente la Leopolda”. Quindi “Le persone che sono qui hanno la loro indipendenza personale e professionale” e “la politica qui fa lo spettatore”. Di Maio, poi, a chi gli domanda se la leadership del 5 stelle e’ di Davide Casaleggio, replica stizzito: “Dobbiamo abbandonare questi termini: leadership, coalizioni alleanze, sono vetusti”.

“Mai evocato la violenza, anzi, provo a scongiurarla anche perche’ sono molto preoccupato del fatto che troppe persone in Parlamento violino le leggi, come e’ accaduto per la Severino; cio’ ha un impatto devastante sulla societa’. Chiedo l’intervento immediato del presidente della repubblica, garante dell’applicazione delle leggi e affinche’ si vada al voto subito”. Cosi’ Luigi Di Maio, vice presidente della Camera e deputato M5S a Casal di Principe dove ha partecipato alla messa e al corteo per ricordare don Peppino Diana, sacerdote ucciso dai Casalesi. “Don Peppino Diana e’ un esempio che deve ispirare le nuove generazioni – ha detto l’esponente del Movimento 5 Stelle – soprattutto in un momento come questo, non ottimale per la legalita’ in Italia che ricorda Tangentopoli”.

“Mi fa piacere che il processo arrivi a rito abbreviato perche’ non riguarda M5S, ma Marra e Scarpellini e spero che quel signore faccia i nomi di chi ha finanziato” in tutti questi anni. Lo ha detto Luigi Di Maio alla trasmissione Agora’ su Rai 3 parlando del caso di Roma. Il vicepresidente della Camera ha ricordato che – pur considerando la scelta di Marra un errore riconosciuto del passato – era stato chiesto di rimuoverlo dall’incarico. “Marra e Romeo – ha continuato il deputato pentastellato – erano dipendenti di Roma capitale e lavoravano anche con Marino e Alemanno. Gli errori si faranno sempre, come gli altri. Bisogna capire se questi sono in malafede o buonafede. Questo e’ in buonafede senno’ avremmo chiesto la rimozione della sindaca”.

“In uno stato di diritto e’ legittimo che chi si ritiene diffamato da un giornalista si rivolga alla magistratura o al competente ordine professionale. Quello che non e’ accettabile sono invece le liste di proscrizione e le intimidazioni. L’iniziativa dell’onorevole Luigi Di Maio e’ un tentativo maldestro di screditare un’intera categoria professionale, mettendo all’indice tutti i cronisti che in questi giorni stanno raccontando con rigore e dovizia di particolari le inchieste della magistratura in cui e’ coinvolta la sindaca di Roma”. Lo afferma il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, aggiungendo che “si tratta di un’altra trovata mediatica pensata per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica da quanto sta venendo fuori dalle inchieste”. Continua Lorusso: “Ai colleghi finiti nella lista dei giornalisti sgraditi, l’esortazione, anche se non ne hanno bisogno, a continuare a informare i cittadini con la correttezza che ha sempre contraddistinto la loro attivita’ professionale”.

Il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio (M5S) difende le multe per i fuoriusciti secondo le regole dei pentastellati. Sono “un modo nostro, interno, per aggirare l’assenza di vincolo di mandato”. Così Di Maio ha risposto ai cronisti a margine di un convegno. “Se in Costituzione, come nell’articolo 160 della costituzione del Portogallo, ci fosse scritto che il politico che entra in parlamento con un partito e poi cambia il partito torna a casa, non ci sarebbe bisogno di tutte queste regole”, ha aggiunto. E riferendosi ai fuoriusciti dal Movimento al Parlamento europeo, Marco Affronte e Marco Zanni, ha dichiarato: “Queste persone, quando stanno nel Movimento, vengono trattati come gli appestati, quando invece escono, diventano statisti”. Entrambi i fuoriusciti, come tutti gli eletti grillini in Europa, avevano firmato un contratto che obbliga a pagare 250mila nel caso di abbandono del Movimento. La questione delle sanzioni tocca anche Roma e il sindaco Vrginia Raggi. Anche lei ha firmato un contratto con il Movimento 5 Stelle, che prevede una sanzione da 150mila euro. E per questo documento, secondo l’esposto firmato dalla senatrice del Pd Monica Cirinnà, l’elezione dovrebbe essere considerata illegittima. C’è attesa per la sentenza.

“In caso di vittoria del si’ al referendum costituzionale, se Renzi vince le prossime elezioni politiche, il nuovo Senato sara’ un dopolavoro per consiglieri regionali e sindaci, in caso contrario sara’ il cane da guardia perfetto per non far cambiare mai piu’ l’Italia”. Lo afferma il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. “Se vince il si’ il 4 dicembre si salva una classe politica spacciata, che ha rovinato il Paese, perche’ il 70% delle Regioni oggi sono in mano al Pd, quindi il nuovo Senato diventerebbe un affare del Pd, anche se noi riuscissimo a vincere la Camera con l’Italicum”, ha sottolineato. “Se il M5S nel 2017 o nel 2018 volesse tornare indietro a prima della vittoria del si’, – ha detto Di Maio – a chi dovremmo chiedere il permesso di modificare la Costituzione? Ai nuovi senatori che, eletti da nessuno, nel frattempo hanno ottenuto i piu’ grandi privilegi della loro carriera politica: il titolo di senatore, l’immunita’, la possibilita’ di andare a Roma con rimborsi e collaboratori ad atteggiarsi a grandi statisti”. “Se vince il si’ della gente che ha rovinato il paese non ci libereremo mai piu’, mai piu’. Se vince il no bocciamo una volta per tutte il vecchio modo di fare politica”, ha precisato.

Prosegue il botta e risposta tra il Pd e il M5S sul tema dei costi della politica. Da una parte e dall’altra si rivendicano le migliori intenzioni in relazione alla riduzione dei costi della politica. Un tema sul quale i cittadini sono molto sensibili. “Secondo voi Renzi si presenterà in Aula? Chiediamo al Pd e a tutto il sistema dei partiti di ridursi lo stipendio della metà e di rendicontare. E chiediamo al premier di presentarsi in aula e di dare ai suoi indicazione di voto favorevole. La nostra proposta è semplice e funziona. Noi la attuiamo già da 3 anni. 3000 imprese in Italia hanno ricevuto i soldi dal fondo del microcredito creato con quella parte dei nostri stipendi”. Lo scrive sulla sua pagina Facebook, il deputato M5S Luigi Di Maio.

Il vice presidente della Camera lo ha scritto in un post su Facebook dopo l’incontro con dei rappresentati di gruppi di pressione. Pd all’attacco: “Si scusi”. E’ bufera sul vice presidente della Camera M5s Luigi Di Maio dopo che in un post su Facebook nel quale raccontava di un suoi incontro con dei lobbisti ha citato fra i gruppi di pressione anche i malati di tumori. Il Pd va all’attacco e chiede che si scusi.

“E’ certamente apprezzabile lo sforzo dell’onorevole Di Maio per accreditare un volto di governo ragionevole e affidabile al M5S ed in particolare per marcare qualche distanza dagli alleati nazionalisti ed euro ostili con i quali i grillini hanno stretto sodalizio. Ma si tratta di uno sforzo per ora decisamente impari di fronte alla evidenza dei fatti”. Lo afferma Lorenzo Dellai, capogruppo di ‘Democrazia Solidale-Centro Democratico’ alla Camera. “Come si puo’ pensare infatti – prosegue – di essere credibili se si afferma contemporaneamente di voler rimanere nell’Unione Europea ma di voler uscire dall’Euro? Come si puo’ pensare che l’Italia possa sostenere una posizione di questo tipo, quando risulta evidente che l’unica risposta vera ed efficace a Brexit e alle sue potenziali devastanti ricadute a cascata e’ accelerare l’integrazione politica ed economica della zona Euro?