diritti umani

Oggi mercoledi’ 22 novembre la Corte europea per i diritti umani ascoltera’ le ragioni del ricorso presentato da S‎ilvio Berlusconi contro il bando dalla vita pubblica che lo ha finora tenuto fuori dal Parlamento italiano e che gli impedisce di presentarsi alle prossime elezioni politiche: l’81enne leader della coalizione di centro-destra punta ad una sentenza a lui favorevole per candidarsi nuovamente alla guida dell’Italia dopo il voto della prossima primavera. Se cio’ avvenisse, si tratterebbe del completamento di un clamoroso ritorno del magnate dei media al centro della vita politica italiana; tuttavia, secondo il quotidiano britannico “The Guardian”, e’ improbabile che la Corte europea decida in tempo prima dell’apertura delle urne.

“Apprezziamo il fatto che il ministro degli Esteri turco abbia riconosciuto che Amnesty International è considerata una ‘organizzazione globale credibile’. Ma affermare che noi saremo ‘in grado di svolgere le nostre attività liberamente’, quando la direttrice e il presidente di Amnesty International Turchia sono dietro le sbarre insieme ad altri sette difensori dei diritti umani, è decisamente ardito”. Lo ha dichiarato John Dalhuisen, direttore di Amnesty International per l’Europa, replicando alle affermazioni fatte ieri dal ministro degli Esteri turco Mevlut Çavusoglu alla conferenza stampa successiva all’incontro di Bruxelles con l’Alta rappresentante per la politica estera Federica Mogherini. “L’assurda procedura giudiziaria contro la nostra direttrice Idil Eser non deriva da alcun’azione delittuosa ma si basa interamente sul legittimo operato di Amnesty International- continua- Se questo viene criminalizzato, è difficile immaginare come non solo questa organizzazione ma il più ampio movimento per i diritti umani della Turchia possa continuare a esistere”.

Dieci vittime del passato regime tunisino di Habib Bourghiba hanno testimoniato ieri sera, davanti all’Istanza verita’ e dignita’ (Ivd), l’organo incaricato di esaminare le violazioni dei diritti fondamentali commesse durante la presidenza di Bourghiba e di Zine el Abidine Ben Ali. Le testimonianze sono state trasmesse in diretta televisiva e riguardano fatti commessi durante il periodo dell’indipendenza tunisina ottenuta nel 1956, dopo 75 anni di protettorato francese. Si tratta, in particolare, di sostenitori del politico indipendentista Salah Ben Youssef, principale avversario del presidente Bourghiba. Entrambi erano sostenitori del partito nazionalista neo-Destour nel 1934, ma Ben Youssef era stato escluso dalla formazione politica nel 1955, prima di essere condannato a morte e all’esilio. Fu misteriosamente assassinato nel 1961 in Germania.