“Il 50 per cento dei Comuni in dissesto finanziario, un sindaco espulso pochi mesi dopo le elezioni, due indagati per abuso d’ufficio su otto, faide interne: il quadro che emerge dalle amministrazioni targate M5s in Sicilia è disastroso e mostra quali sono le credenziali del partito di Beppe Grillo nel momento in cui aspira a governare la Sicilia. Per questo Cancelleri, Di Maio e Di Battista si vergognano dei loro sindaci e li tengono lontano dalla campagna elettorale. La conferma arriva da un’inchiesta del Sole 24 Ore, che ha scavato sull’attività dei sindaci cinque stelle siciliani e ha svelato la totale inadeguatezza della classe dirigente locale M5s”. Lo scrive su Facebook il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi, a proposito dell’inchiesta del Sole 24 Ore intitolata “Sicilia, gli otto comuni a Cinque Stelle tra dissesti e faide interne”. “Su 9 Comuni vinti dai cinque stelle in Sicilia – aggiunge Anzaldi – 4 sono in dissesto finanziario (Bagheria, Porto Empedocle, Favara e Augusta), due primi cittadini sono sotto inchiesta della magistratura per abuso d’ufficio (Alcamo e Bagheria), il sindaco di Gela è stato espulso e quindi continua a governare disconosciuto dal suo stesso partito, a Ragusa si sono dimessi già tre assessori e la Giunta si regge per un solo voto dopo faide e scontri interni. A Bagheria il sindaco, cresciuto in una casa abusiva e con un assessore dimesso proprio per un’inchiesta per abusivismo, si è dovuto scusare dopo un servizio delle Iene, ma il partito lo ha premiato: il suo regolamento per garantire sanatorie a chi vive in una casa abusiva è diventato il modello M5s a livello nazionale! Altro che ambientalismo, sicurezza delle abitazioni e tutela del paesaggio. Ad Augusta il sindaco M5s ha dato il via libera all’hot spot per i migranti, andando nella direzione opposta rispetto alla linea predicata da Grillo e Di Maio: e la campagna di Cancelleri lo ha escluso dal tour elettorale. Insomma: a livello nazionale e nelle trasmissioni tv dicono una cosa, ma quando poi sono chiamati a governare in prima persona fanno l’opposto. Esattamente come a Roma con Virginia Raggi”.







