Doping

“Devo ribadire la totale e completa estraneita’ di Filippo Magnini e di altri atleti dall’inchiesta pesarese”. E’ quanto ha precisato l’avvocato ravennate Francesco Manetti difensore del dottor Guido Porcellini e di Antonio De Grandis nel procedimento penale aperto dalla Procura di Pesaro. “In primo luogo – ha sottolineato il legale da Ravenna – devo ribadire la assoluta correttezza professionale dell’operato del dottor Porcellini, il medico sportivo piu’ vincente oggi in Italia nelle varie discipline, tramite i suoi pazienti”. Nell’inchiesta pesarese, ha riferito il difensore, “non e’ mai stata reperita ne’ una prescrizione illecita ne’ una sostanza ricollegabile a una pratica dopante di atleti professionisti, e siamo fiduciosi che il processo che iniziera’ il prossimo 7 novembre davanti al Tribunale di Pesaro accertera’ la realta’ dei fatti e restituira’ onorabilita’ ai miei assistiti”. In merito a De Grandis, “e’ un amico personale del dottor Porcellini e pur avendo un passato di rugbista non ricopre alcuna carica in nessuna societa’ o associazione sportiva, esercita l’attivita’ di fonico ed e’ apprezzato a livello nazionale e internazionale, immaginarlo dopatore di atleti e’ una cosa che non ha attinenza con la realta’”. Da ultimo l’avvocato ha voluto “ribadire la totale e completa estraneita’ di Magnini e di altri atleti dalla inchiesta pesarese: la sua unica funzione processuale sara’, eventualmente, quella di teste a discarico della difesa, vista la sua correttezza e specchiata reputazione. I miei assistiti hanno totale fiducia che l’istruttoria processuale dimostrera’ la totale infondatezza di qualunque ipotesi di doping sportivo, locale e nazionale”.

La Russia per la prima volta, secondo il New York Times, ha ammesso “uno dei maggiori complotti nella storia dello sport, una vasta operazione di doping sui propri atleti”, che non ha riguarderebbero solo le Olimpiadi di Sochi 2014, ma anche altre occasioni. Lo ha riportato il quotidiano statunitense, citando interviste a funzionari russi raccolte a Mosca che respingono però l’idea che il programma fosse sponsorizzato dallo Stato. I funzionari del Cremlino non avrebbero contestato i fatti che dimostrerebbero l’esistenza di un programma di doping, Il New York Times ha raccolto a Mosca le loro voci sette mesi dopo le rivelazioni di Grigory Rodchenkov, il direttore del laboratorio anti-doping della nazione ai tempi delle Olimpiadi invernali di Sochi (Russia) del 2014 secondo cui decine di atleti russi partecipanti erano parte di un programma di doping gestito da Mosca, pianificato nel dettaglio per anni . La sua tesi ha combaciato con il rapporto diffuso due mesi dopo dall’Agenzia Mondiale Antidoping (Wada) e confermato da nuove scoperte rese pubbliche ai primi di dicembre da Richard McLaren, il legale canadese che ha condotto le indagini per conto della Wada. “Era un complotto istituzionale” attuato negli anni, ha dichiarato al giornale newyorchese Anna Antseliovich, direttore generale dell’agenzia anti-doping della Russia, convinta che i vertici del governo di Vladimir Putin non ne erano coinvolti. La Russia ha sempre negato l’esistenza di una sorta di ‘doping di Stato’, anche dopo il recente rapporto Wada. “Non voglio parlare per conto delle persone responsabili”, ha dichiarato Vitaly Smirnov, ex ministro dello Sport.

Nuove clamorose rivelazioni dalla seconda parte del rapporto Wada sul doping di stato in Russia. Più di 1.000 atleti impegnati in specialità olimpiche estive, invernali e paralimpiche sono coinvolti o hanno beneficiato di coperture a livello istituzionale per nascondere test positivi a sostanze dopanti. “Siamo ora in grado di confermare un sistema di coperture che risale almeno al 2011 e che è proseguito anche dopo i Giochi olimpici di Sochi”, ha detto l’autore del rapporto l’avvocato canadese Richard McLaren. “Era un sistema di coperture che si è evoluto da un caos incontrollato fino ad una vera e propria cospirazione istituzionalizzata e disciplinata che puntava a vincere le medaglie”, ha aggiunto il legale nel corso di una conferenza stampa.
ANCHE IL CALCIO COINVOLTO. Sono più di 30 gli sport coinvolti, fra cui anche il calcio. “Abbiamo prove di più di 500 risultati positivi segnalati come negativi, tra cui quelli di atleti famosi e di alto livello, che hanno visto i loro test positivi automaticamente falsificati”, ha dichiarato McLaren. “La squadra russa ha danneggiato i Giochi di Londra in modo senza precedenti”, ha detto ancora il legale canadese che ha considerato strano che nessun atleta russo sia risultato positivo a Londra 2012 dove hanno vinto 24 ori, 26 argenti e 32 bronzi. Il primo report, reso noto nel mese di luglio, fu uno dei due commissionati dalla Wada, che ha scoperchiato l’autentico sistema di doping di stato in Russia.
MEDAGLIE. Sempre secondo il report, i test antidoping di quattro vincitori di una medaglia d’oro alle Olimpiadi di Sochi e cinque di Londra 2012 risultano ‘inquinati’. In alcuni casi test fisiologicamente impossibili, con tracce di Dna maschile in urine femminili o test ‘allungati’ con sale e caffè. Dodici vincitori di medaglia russi sempre ai Giochi Invernali del 2014 hanno visto i loro campioni di urina chiaramente manomessi. Ma l’accusa più grave è che il sistema di manipolazione dei campioni di urina utilizzato a Sochi è diventato una pratica regolare presso il laboratorio antidoping di Mosca per quanto riguarda gli atleti d’elite.
MOSCA RESPINGE LE ACCUSE. Immediate le reazioni a livello internazionale. Il ministero dello Sport russo ha respinto le accuse mosse dalla Wada dell’esistenza di un vero e proprio sistema di doping di stato. Il Cremlino ha comunque ribadito la massima collaborazione con l’Agenzia mondiale antidoping. La Iaaf “concorda con il professor McLaren che è tempo che questa manipolazione si fermi”. In riferimento ai casi di positività, la Federazione internazionale di atletica ha ricordato che “più della metà (53%) degli atleti d’elite sono già stati sanzionati o sono attualmente sottoposti a procedimenti disciplinari”. Il presidente Sebastian Coe ha aggiunto: “Continueremo a testare in modo intelligente, verificare nuovamente, lavorare in modo collaborativo cercando di fare rapidamente giustizia”.
CIO ORDINA NUOVI TEST. In serata, infine, il Cio ha annunciato che effettuerà nuovi test su tutti i 254 campioni di urina raccolti da atleti russi alle Olimpiadi invernali di Sochi 2014. Tutti i 63 campioni di sangue raccolti da atleti russi sempre a Sochi, invece, sono già stati rianalizzati dal Cio ed erano tutti negativi. Il Cio ha inoltre prorogato il mandato alla Commissione Oswald per esaminare tutti i campioni raccolti da atleti russi durante i Giochi olimpici di Londra 2012. Le rianalisi di alcuni di questi campioni sono già in corso. Undici atleti russi sono già stati sanzionati dal Cio grazie al programma di rianalisi cominciato prima dei Giochi olimpici di Rio 2016.

Il Cio ha deciso di non vietare la partecipazione a Rio 2016 a tutti gli atleti della Russia, nonostante il rapporto McLaren della Wada sul cosiddetto ‘doping di Stato’. “Un atleta non deve soffrire o essere sanzionato – ha detto il presidente Thomas Bach – per un sistema di cui non faceva parte. Noi ci siamo regolati col desiderio di fare giustizia a favore degli atleti puliti”. La Russia e’ “riconoscente” per la decisione “obiettiva” del Cio di non sospendere il Comitato olimpico di Mosca per lo scandalo doping. Per il ministro dello Sport, Vitali Mutko, si tratta di una scelta “oggettiva, adottata nell’interesse del mondo sportivo e per l’unita’ della famiglia olimpica”. Ed ha aggiunto: “Accogliamo con favore il fatto che il Cio, diviso tra la responsabilità collettiva e diritti concreti degli atleti, ha deciso che ogni atleta la cui reputazione è impeccabile e senza traccia di doping, ha il diritto di partecipare alle Olimpiadi”.

A Sochi fu doping di Stato. E’ questa, in sintesi, la conclusione cui è giunta la commissione indipendente della Wada, presieduta da Richard H. McLaren, che ha indagato sulle gravi accuse rivolte alla Russia in merito alle Olimpiadi invernali del 2014. Nel rapporto di 97 pagine pubblicato oggi, e illustrato dallo stesso McLaren in una conferenza stampa a Toronto, la commissione indipendente della Wada evidenzia tre punti chiave emersi dalle indagini: il laboratorio antidoping di Mosca ha “protetto gli atleti russi dopati” agendo all’interno di un sistema di sicurezza statale; il laboratorio di Sochi ha messo in atto “una metodologia unica di scambio delle provette” per consentire agli atleti russi dopati di gareggiare ai Giochi; il ministro dello Sport ha “diretto, controllato e supervisionato la manipolazione” dei test con la “partecipazione attiva e l’assistenza dei servizi segreti”, oltre che del centro di preparazione olimpica e dei due laboratori antidoping.

Ventitré gli atleti dei giochi olimpici di Londra 2012 trovati positivi dopo il primo riesame delle provette. Sono di sei nazionalità, praticano cinque sport e rischiano la partecipazione a Rio 2016. A dettare la linea dura è il Comitato olimpico internazionale. Si allarga così lo scandalo doping mondiale dopo i trentuno casi di positività riscontrati per Pechino 2008. Le analisi hanno riguardato in tutto 265 atleti. Secondo il Cio: “Sono emersi numeri che comprovano positività di atleti e coinvolgono varie discipline, ma solo dopo le controanalisi potrà essere svelata l’identità degli atleti coinvolti”. Sottolinea il presidente Thomas Bach: “Vogliamo tenere lontano dall’Olimpiade di Rio chi ha barato”. La lotta al doping non si ferma e potrebbe far salire i numeri degli sportivi coinvolti perché oggi si utilizzano nuove tecnologie di controllo e i test si effettuano fino ad otto anni di distanza dai giochi. Negli ultimi mesi sono finiti nell’occhio del ciclone gli atleti russi. Intanto, tenendo conto dei nuovi risultati dei riesami, sono stati accertati complessivamente 57 casi di doping per i giochi di Pechino e 32 per quelli di Londra.