Draghi

“La ricerca economica si e’ evoluta nel pensiero su come le banche centrali dovrebbero rispondere a una crisi emergente, in particolare quando i loro strumenti standard di politica monetaria, vale a dire i tassi d’interesse a breve termine, raggiungono il margine piu’ basso. Si puo’ intervenire attraverso un’ulteriore riduzione dei tassi d’interesse a breve termine e la politica diventa non piu’ standard. Un’opzione e’ fare affidamento su una guidance prospettica, vale a dire promettersi di mantenere bassi i tassi di interesse in futuro”. Cosi’ il presidente della Bce, Mario Draghi, intervenuto al Lindau Nobel Laureate Meeting in Germania. “La ricerca recente ha evidenziato che la sua efficacia puo’ essere migliorata se combinata con altre politiche monetarie non standard. La ricerca nel mondo accademico e nelle banche centrali ha, pertanto, riesaminato strumenti alternativi di politica monetaria, incluse le cosiddette politiche di Quantitative Easing. E qui – ha aggiunto – i modelli sviluppati di recente sono stati utili. Studi precedenti basati sull’assunzione di mercati finanziari senza attrito avevano concluso che il Qe e’ completamente inefficace. Ma il focus sugli attriti finanziari ha chiarito che questa conclusione e’ ingiustificata, una volta riconosciuto che gli intermediari finanziari sono soggetti a vincoli di leva finanziaria”.

Molte cose sono diverse rispetto a tre anni fa, quando l’Europa era in piena recessione e la Bce e’ dovuta intervenire con qualsiasi misura a sua disposizione per sostenere la crescita e uno di questi fattori e’ il fattore politico. Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi nel suo discorso introduttivo del forum della Bce sugli investimenti e la crescita nelle economie avanzate in corso di svolgimento a Sintra in Portogallo. “Un cambiamento considerevole rispetto a tre anni fa e’ il chiarimento dell’outlook politico nell’eurozona – ha detto Draghi – Per anni l’eurozona ha vissuto sotto la nuvola dell’incertezza se mai le riforme necessarie sia a livello nazionale che di Unione sarebbero state implementate. Questo ha agito da freno sulla fiducia e gli investimenti, il che equivale a un restringimento implicito delle condizioni economiche. Oggi le cose sono cambiate e i venti della politica sono diventati venti di spinta. Vi e’ una ritrovata fiducia nel processo politico, e un ritrovato supporto per la coesione europea che potrebbe aiutare a liberare finalmente domanda e investimenti”.

“Abbiamo avuto una relazione del presidente della Banca centrale europea in cui sostanzialmente Draghi ha ripreso alcuni dati sull’andamento dell’economia”. Lo ha detto il premier Paolo Gentiloni parlando dei lavori del Consiglio europeo in corso a Bruxelles. Draghi ha parlato di “tassi di crescita, inflazione, che giustificano a suo avviso delle valutazioni positive ma contemporaneamente la necessità di proseguire nelle politiche monetarie seguite fin qui dalla Bce – ha riferito il presidente del Consiglio – Su questo c’è stata una discussione perché, e questo vale anche per l’Italia, il fatto che ci siano dati macroeconomici positivi, non si traduce immediatamente in conseguenze sul piano sociale e nella percezione dei nostri cittadini”. Per Gentiloni: “Bisogna sempre fare attenzione a non accontentarsi dei dati macroeconomici anche quando sono, come avviene in questo momento, piuttosto incoraggianti: oggi l’Europa ha una crescita leggermente superiore a quella degli Stati Uniti.

“Raccomanderei che le politiche di bilancio venissero condotte per facilitare la ripresa ma al tempo stesso garantendo la sostenibilità. I Paesi che non hanno margini di bilancio non cerchino di usarli – ha avvertito il presidente della Bce Mario Draghi – lavorino piuttosto su una composizione del bilancio” che sia più favorevole alla crescita. Composizione del bilancio che deve andare “mano nella mano con le riforme strutturali”, ha aggiunto durante una audizione al Parlamento europeo. Draghi ha ricordato che sulla politica monetaria espansiva della Bce sono state formulate accuse secondo cui avrebbe “ucciso la disciplina di mercato, stiamo vedendo che non accade”, ha detto in riferimento all’aumento degli spread, i differenziali di rendimento tra titoli di Stato.

“Sin dalla sua nascita, il progetto europeo e’ stato costruito sull’impegno all’apertura, come dimostrato dalla creazione del mercato unico europeo tra i Paesi aderenti”. Lo ha ricordato il presidente della Bce, Mario Draghi, in un discorso a Lubiana, sottolineando, in un momento in cui le tensioni internazionali sono in aumento a causa dell’orientamento della nuova Presidenza americana, che “i padri fondatori della Ue hanno capito che una crescita economica sostenibile era fondamentale per togliere sostegno alle divisioni create dal nazionalismo e che il modo migliore per raggiungerla era attraverso l’apertura dei mercati”. Il mercato unico, per su anatura, “porta anche a un’unione politica piu’ stretta”. Non solo, “il secondo beneficio politico e’ che aumenta l’influenza dell’Europa nel mondo. Una politica commerciale decisa congiuntamente da’ all’Europa un vero peso nei negoziati globali sia a livello bilaterale sia nella definizione di regole multilaterali come in seno all’Omc”.

“La politica monetaria della Bce non e’ il fattore principale per la bassa redditivita’ delle banche”, che piuttosto e’ associata a “una bassa efficienza operativa”. Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, parlando al Bundestag in Germania, dove e’ forte la critica per la compressione dei margini d’interesse e il suo impatto sui bilanci bancari, incluso quello di Deutsche Bank. “In Germania il rapporto fra costi e fatturato e’ mediamente piu’ alto rispetto ad altre giurisdizioni”, ha aggiunto Draghi.