Eurostat

Nel terzo trimestre 2016, il rapporto tra debito pubblico e Pil nell’area euro si e’ attestato al 90,1%, rispetto al 91,2% alla fine del secondo trimestre dello stesso anno. Lo certifica Eurostat, agenzia europea di statistica. Nell’Ue a 28 paesi, il debito risulta pari all’83,3% del Pil (era l’84,2% a fine giugno). L’Italia è fra i paesi con il debito piu’ elevato, ma fa anche registrare una maggiore riduzione del rapporto indebitamento/Pil, scendendo dal precedente 135,5% al 132,7%. I piu’ alti rapporti tra debito pubblico e Pil alla fine del terzo trimestre del 2016 si registrano in Grecia (176,9%) e Portogallo (133,4%). Al terzo posto l’Italia.

Nel 2015 un quarto della popolazione dell’Unione europea sopra i 16 anni (il 25,3%) ha dichiarato di avere avuto limitazioni moderate o severe nelle attività quotidiane per motivi di salute per un periodo superiore a sei mesi. In Italia la percentuale è al 29%, leggermente sopra la media europea. I dati sono stati diffusi dall’Eurostat nella Giornata internazionale delle persone con disabilità in programma oggi 3 dicembre. In Lettonia la percentuale dei cittadini che hanno segnalato una disabilità è al 38,4%, mentre a Malta solo il 9,7% ha dichiarato problemi. Le disabilità di lunga durata autodichiarate diminuiscono all’aumentare del livello di reddito. Un terzo dei più poveri (31,2%) hanno segnalato limitazioni di lunga durata contro il 17% delle persone che vivono in ottime condizioni economiche. La Giornata internazionale delle disabilità, prevista dal “Programma di azione mondiale per le persone disabili” adottato nel 1982 dall’Assemblea generale dell’Onu, è stata recepita anche dalla Commissione Europea.

Rallenta la crescita del pil in Europa: dopo l’aumento di 0,5% registrato nel primo trimestre 2016, nel secondo la crescita è stata di 0,3% nella zona euro e 0,4% nella Ue-28. Lo comunica Eurostat, che per l’Italia conferma la crescita zero già diffusa dall’Istat. Su base annuale il pil dell’Eurozona è salito di 1,6% e quello dell’Ue-28 di 1,8%, rallentando anche in questo caso sull’1,7% e 1,9% del trimestre precedente. In Italia la crescita annuale è confermata a 0,8%. Italia, Francia e Finlandia sono gli unici Paesi europei con la crescita ferma nel secondo trimestre del 2016. Sotto la media Ue (+0,4%) anche Austria (+0,1%), Grecia e Lituania (+0,2%), mentre volano i Paesi dell’Est: Romania (+1,5%), Ungheria (+1%), Slovacchia, Polonia e Repubblica Ceca (+0,9%). Bene anche la Spagna (+0,8%), mentre rallenta anche la Germania (+0,4% dopo lo 0,7% del primo trimestre).

Il rapporto debito/Pil dell’Italia torna a crescere nel primo trimestre 2016 e raggiunge il 135,4%, classificandosi come uno degli aumenti maggiori, +2,7%, tra i Paesi Ue rispetto agli ultimi tre mesi del 2015, (era al 132,7%). Sono i dati di Eurostat, Ufficio statistico dell’Unione euroea. E’ rimasto invariato invece il valore rispetto primo trimestre del 2015. Tra i Paesi dell’Ue il debito italiano si conferma il secondo piu’ alto dopo la Grecia, al 176,3%, pari in valore assoluto a 2.228.741 milioni di euro.

Lo scorso anno l’Italia è risultato il Paese con il tasso di natalità (8xmille) più basso tra quelli dell’Ue. Lo ha reso noto Eurostat. Complessivamente, nei 28 Paesi dell’Unione, nel 2015 la popolazione è cresciuta passando da 508,3 a 510,1 milioni. Ma ciò, osserva Eurostat, è avvenuto solo grazie agli immigrati poichè tra i residenti le nascite (5,1 milioni) sono state inferiori alle morti (5,2 milioni). A guidare la classifica Eurostat dei Paesi con il maggior tasso di natalità sono l’Irlanda (14,2 x mille) seguita da Francia (12) e Gran Bretagna (11,9). In fondo alla graduatoria, prima dell’Italia, compaiono invece il Portogallo (8,3) e la Grecia (8,5). La significativa differenza esistente tra le dinamiche demografiche in atto in Italia e negli altri Paesi più popolosi dell’Ue emerge poi dal confronto delle cifre espresse in valore assoluto. Lo scorso anno nel nostro Paese le nascite sono state quasi 486 mila contro le quasi 801 mila della Francia, le 777 mila del Regno Unito e le 738 mila della Germania. Per i decessi l’Italia, dove nel 2015 ne sono stati contati 647,6 mila, ha invece superato sia la Francia (600,1 mila) che il Regno Unito (602,8), ma non la Germania (925 mila). In Italia comunque il tasso di mortalità (10,7 per ogni mille residenti) è risultato non troppo lontano dalla media Ue (10,3) e inferiore a quello di diversi altri Paesi come Bulgaria (15,3), Lettonia e Lutuania (14,4), Ungheria (13,4) e Romania (13,2). Ne risulta, secondo i calcoli di Eurostat, che la flessione ‘naturale’ della popolazione italiana è stata pari ‘solo’ al 2,7xmille contro ad esempio il 6,2 della Bulgaria o il 4 dell’Ungheria. La classifica Eurostat 2015 dei Paesi Ue per popolazione assoluta vede sempre in testa la Germania (82,2 milioni di residenti, il 16,1% del totale Ue), seguita dalla Francia (66,7 milioni, 13,1%), dalla Gran Bretagna (65,3 mln, 12,8%) e dall’Italia (60,7 mln, 11,9%).