Fiat

“Non possiamo far finta di niente. Ma questo non vuol dire sprecare altri soldi pubblici. Ma la questione va sicuramente affrontata”. Lo dice Matteo Renzi, a Rtl 102.5, a proposito di Alitalia. “Un soggetto che assicuri certi collegamenti ha di fronte un mercato importante. Il progetto industriale deve stare in piedi, non si puo’ dire ‘taglio 5mila dipendenti’ e il progetto industriale non sta in piedi. Questa occasione va presa per fare una scommessa complessiva. Noi come Pd formuleremo una proposta al governo che tenga in piedi tre aspetti. Faremo le nostre proposte e le faremo in modo pubblico e trasparente”, dice Renzi che aggiunge: “Ci sono delle aziende che sembrano morte e decrepite e che poi vanno. Se si guarda in Borsa, Fiat fa piu’ del 4 per cento. Tanto di cappello a quello che ha fatto Sergio Marchionne” mentre in Alitalia i manager “hanno fallito”.

Non si placano i commenti polemici e ironici sulla Fiat che lascia il Paese con la sua Exor. Pier Luigi Bersani commenta con una battuta il trasferimento della Exor in Olanda. “Quella che chiamavamo Fiat ci ha fatto ciaone”, dice l’ex segretario dem in Transatlantico. Non passa inosservato il significato simbolico di questo trasferimento di quello che e’ uno tra i gruppi industriali piu’ noti.

Bersani a tutto campo contro Renzi e le sue politiche economiche, fiscai e sociali. ‘Il Jobs Act ci ha dato l’amara conferma che il problema non era l’articolo 18. L’idea che cio’ che fa bene all’impresa fa bene all’Italia e’ scivolosa. La Fiat non puo’ dirci che cosa dobbiamo fare e pagare le tasse all’estero. Dia consigli dove paga le tasse. Vorrei vedere che cosa direbbe le cancelliera Merkel se la Mercedes pagasse le tasse all’estero”. Lo ha detto Pier Luigi Bersani, in un’intervista al Fatto quotidiano. “I dieci o quindici che contano nel capitalismo italiano si stanno aggiustando le cose loro, chiedono solo che il governo sia amichevole, e se capita lo applaudono e si fanno applaudire. Poi hanno i giornali e c’e’ lo scambio, succedono cose che non sono potabili. Da dieci anni- aggiunge Bersani- siamo scesi sotto la media europea del prodotto interno lordo pro capite. La produttivita’ non cresce. Si allarga la forbice dei redditi tra ricchi e poveri, nord e sud, vecchi e giovani. Cresciamo la meta’ dell’Europa. Le banche sono indotte a non mettersi a disposizione dell’industria ma a servire loro stesse, e a drenare il risparmio di cittadini che, fra l’altro, si sentono indifesi dalle prepotenze. Pare che serva la laurea in economia per entrare in banca”. “Decidiamo il ruolo futuro dell’Italia. Il made in Italy non puo’ essere solo la moda o il cibo di qualita’. E’ un saper fare in tutti i settori. Non possiamo certo rinunciare alla siderurgia o alla chimica o all’automotive e cosi’ via. Bisogna pensare a cosa fare in dieci anni, non in dieci mesi. Il governo chiami i sindacati, le imprese, le banche e proponga un patto per il lavoro e la produttivita’”