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Il Fondo monetario internazionale interviene in merito alle tariffe sulle importazioni di acciaio e alluminio, rispettivamente del 25% e del 10%, che dovrebbero essere attivate la prossima settimana, come annunciato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il portavoce dell’istituto di Washington, Gerry Rice, ha dichiarato in una nota che “le restrizioni alle importazioni annunciate dal presidente americano probabilmente provocheranno danni non solo al di fuori degli Stati Uniti ma anche all’economia americana, inclusi i suoi settori manifatturiero e delle costruzioni che sono i principali consumatori di alluminio e acciaio”. Rice ha detto: “Incoraggiamo gli Usa e i suoi partner commerciali a lavorare insieme in modo costruttivo per ridurre le barriere commerciali e per risolvere i disaccordi commerciali senza ricorrere a tali misure d’emergenza”.

“E’ brigatismo internazionale condizionare con il terrorismo le elezioni libere dei Paesi, come hanno fatto il 4 dicembre anche se ha sortito l’effetto opposto”. Cosi’ Elio Lannutti, candidato del Movimento Cinque Stelle alle prossime elezioni politiche, ai microfoni di Agora’, Rai Tre, condotto da Serena Bortone, riferendosi alle politiche del Fondo monetario internazionale.

“La ripresa globale continua. Anche se non è ancora completa, la congiuntura più favorevole offre l’opportunità di affrontare le principali sfide politiche per eliminare i rischi al ribasso a medio termine, ricostruire i buffer e aumentare l’output potenziale”. Così il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, in occasione del meeting annuale del Fondo. “I Paesi – prosegue Lagarde – dovrebbero intraprendere riforme ben sequenziate per aumentare la produttività, migliorare la governance e ridurre l’incertezza politica e i rischi futuri”. “Le riforme dovrebbero anche mirare a sfruttare i vantaggi della tecnologia e dell’integrazione economica e assicurare che questi siano ampiamente condivise”, conclude la numero uno del Fmi.

La crescita economica dev’essere solidale altrimenti non ha ragione di esistere. Lo ha affermato il premier greco, Alexis Tsipras, nel corso della conferenza regionale svoltasi nelle scorse ore a Lanissa in Tessaglia, per lo sviluppo dell’area, citato dall’agenzia di stampa “Ana-Mpa”. “E’ importante che la crescita economica incida positivamente nella vita quotidiana delle persone e non si basi solo su freddi numeri”, ha detto il primo ministro durante il suo intervento alla Conferenza regionale. “La crescita economica o sara’ equa o non ci sara’ affatto”, ha ribadito Tsipras che ha sottolineato come il 2017 si chiudera’ con una crescita piu’ elevata rispetto alle previsioni del Fondo monetario internazionale (Fmi) nel 2018. Il primo ministro greco si e’ soffermato sui piani di sviluppo per la regione che dovranno puntare su sistemi integrati e sostenibili dal punto di vista ambientale. “Stiamo progettando di rafforzare i settori piu’ sani, dinamici e produttivi dell’imprenditoria greca in Tessaglia come nel resto del Paese – ha proseguito Tsipras -. La Tessaglia e’ il centro delle potenzialita’ di crescita della Grecia”.

Il Fondo Monetario Internazionale rivede al rialzo le stime di crescita per l’Italia. Il pil italiano crescera’ quest’anno dell’1,3%, ovvero 0,5 punti percentuali in piu’ rispetto alle previsioni di aprile. Nel 2018 l’economia crescera’ dell’1,0%, ovvero +0,2 punti percentuali rispetto alle stime precedenti. ”Le stime di crescita per il 2017 sono state riviste al rialzo per diversi paesi dell’area euro, incluse Francia, Germania, Italia e Spagna, per le quali la crescita nel primo trimestre 2017 e’ stata sopra le attese”. Il Fondo taglia le stime di crescita per gli Stati Uniti per il 2017 e il 2018, rivedendo allo stesso tempo al rialzo quelle per Eurolandia. L’area euro crescera’ quest’anno dell’1,9%, ovvero 0,2 punti percentuali in piu’ rispetto alle previsioni di aprile. Nel 2018 il pil salira’ dell’1,7% (+0,1 punti percentuali). Il pil americano crescera’ sia quest’anno che il prossimo del 2,1%, rispettivamente 0,2 e 0,4 punti percentuali in meno rispetto alle stime di aprile.

Il Fondo monetario internazionale rivede al rialzo le stime di crescita per l’Italia: nell’Article IV scrive che “la ripresa continuerà”, ma avverte che “ci sono rischi significativi”.
Il Pil quest’anno salirà dell’1,3% (contro il +0,8% delle ultime stime) e rallenterà “attorno all’1%” nel 2018-20. “L’alto debito pubblico – aggiunge l’Fmi – lascia l’Italia esposta a shock, con poco margine per rispondere al rischio di una correzione brusca e pro-ciclica”. Sulle tasse il Fondo spiega: “le aliquote fiscali sui fattori produttivi potrebbero essere diminuite gradualmente, la tassazione spostata verso proprietà e consumi e la platea dei soggetti interessati ampliata”.

Christine Lagarde, il direttore generale del Fondo monetario internazionale, é ottimista: “dopo sei anni di crescita deludente, l’economia mondiale sta accelerando con una ripresa ciclica che promette piu’ occupazione, salari piu’ alti e una maggiore prosperita’ futura”. E’ quanto recita il testo del suo discorso preparato per essere pronunciato oggi a Bruxelles. Secondo l’ex ministro francese delle Finanze, nelle economie avanzate “l’outlook e’ migliorato con un’attivita’ manifatturiera piu’ forte”. In vista dei lavori primavera del Fondo, al via dalla settimana prossima a Washington e durante i quali l’Fmi pubblichera’ le sue nuove stime economice, Lagarde spiega che la “ripresa e’ generalizzata tra i Paesi, Europa inclusa, anche se alcuni stanno ancora facendo i conti con un debito alto e una debolezza in determinate banche”. Quanto alle economie emergenti “continueranno a contribuire a oltre tre quarti della crescita del Pil globale nel 2017”. Avvertendo che “ci sono chiari rischi al ribasso”, Lagarde cita “l’incertezza politica, inclusa quella in Europa, la spada del protezionismo che pende sul commercio globale e condizioni finanziarie piu’ stringenti nel mondo che potrebbero innescare fughe di capitali negative dalle economie emergenti e in via di sviluppo”.

“Abbiamo bisogno di politiche forti per evitare la trappola della bassa crescita”. E’ l’appello del direttore del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), Christine Lagarde a poche ore dal vertice dei capi di Stato e di Governo del G20, che inizia nel fine settimana ad Hangzhou in Cina, focalizzato proprio sulla bassa crescita, sulle forti disuguaglianze e sui lenti avanzamenti delle riforme strutturali. Questo incontro, sottolinea Lagarde in un suo articolo comparso sul blog del Fmi, “giunge in un importante momento per l’economia globale. Il pendolo politico rischia di inclinarsi contro l’apertura economica e, senza azioni politiche forti, il mondo potrebbe soffrire di una crescita deludente per lungo tempo”. Infatti il 2016 sarà il quinto anno consecutivo che registrerà una crescita del Pil globale al di sotto della sua media di lungo periodo del 3,7%. e il 2017 potrebbe ben essere il sesto. Un punto delicato è nelle economie avanzate che stanno crescendo quasi un punto pieno percentuale in meno al di sotto della media del Pil 1990-2007. Molti paesi sono ancora afflitti dall’eredità della crisi, come l’incombente debito pubblico e privato e i bilanci deteriorati delle istituzioni finanziarie. “Il risultato – commenta Lagarde – è stata una domanda ostinatamente debole. E più dura la debolezza della domanda, più quest’ultima minaccia di danneggiare la crescita a lungo termine, dal momento che le aziende riducono la loro capacità produttiva, i lavoratori disoccupati lasciano la forza lavoro e specializzazioni critiche si erodono”. Nel suo intervento Lagarde elenca gli elementi chiave per una nuova agenda per la crescita globale, Il primo elemento è il sostegno alla domanda nelle economie che operano sotto capacità. Negli ultimi anni, questo compito è stato delegato per lo più alle banche centrali. Ma la politica monetaria è sempre più tesa, come diverse banche centrali stanno operando in corrispondenza o in prossimità del limite inferiore per i tassi ufficiali. E “questo significa che la politica fiscale ha un ruolo più importante da svolgere”. Il secondo elemento sono le riforme strutturali. I paesi – osserva ancora Lagarde – non stanno facendo quasi abbastanza in quest’area. Due anni fa, i membri del G20 si impegnarono a riforme che avrebbero alzato il loro Pil collettivo di un ulteriore due per cento in 5 anni. Ma nella più recente valutazione, le misure attuate fino ad oggi valgono al massimo metà di questa somma. Il terzo elemento è il rafforzamento del commercio riducendo i costi commerciali ed eliminando le barriere commerciali temporanee. Infine, conclude Lagarde, le politiche devono garantire che la crescita sia condivisa in modo più ampio. Tasse e benefici dovrebbero sostenere i redditi nella fascia bassa e ricompensare il lavoro. In molte economie emergenti servono reti di sicurezza più forti. Gli investimenti nel campo dell’istruzione possono aumentare sia la produttività sia le prospettive dei percettori di redditi più bassi”.

Nell’Eurozona il forte invecchiamento previsto nei prossimi vent’anni potrebbe frenare la crescita della produttività e provocare rallentamenti sull’economia. Ad essere maggiormente interessati al fenomeno sono l’Italia, la Spagna, il Portogallo e la Grecia. L’osservazione è del Fondo Monetario Internazionale in un articolo sul blog ufficiale dell’istituzione. Una previsione dai toni preoccupanti dal momento che “tali Paesi hanno già livelli elevati di debito e uno scarso spazio di manovra fiscale, e hanno bisogno di una rapida crescita della produttività per costruire competitività e abbattere la disoccupazione”. Per gli economisti Shekhar Aiyar, Christian Ebeke e Xiaobo Shao, nel prossimo ventennio la popolazione dell’Eurozona dovrebbe invecchiare significativamente perché i pensionati aumenteranno rispetto alle persone in età lavorativa e crescerà anche l’età media dei lavoratori in età compresa tra 55 e 64 anni.

“Senza misure di compensazione, la combinazione tra ampie sofferenze (Npl) e bassa redditività” delle banche “continuerà a pesare sulla ripresa” in Italia. Lo riporta l’Ansa che cita uno studio dal titolo ”Redditività e risanamento dei bilanci delle banche italiane” pubblicato tra i ”working papers” sul sito del Fondo Monetario Internazionale. L’analisi riguarda le principali 15 banche italiane e mette in luce le misure del governo italiano introdotte “per affrontare i nodi strutturali per la risoluzione delle sofferenze e per aumentare la resilienza del settore bancario”. Evidenzia anche lo studio Fmi: ”Anche se la domanda per il credito potrebbe aumentare dagli attuali bassi livelli, la capacità e la volontà delle banche a prestare denaro è probabile che resti modesta”.