Francesco Merlo

“Una pressione corporativa violentissima, da parte del sindacato, del Cda e della commissione di Vigilanza, perché ci consideravano intrusi, e hanno fatto di tutto perché ci dimettessimo”. Così Francesco Merlo, editorialista di Repubblica, che si è dimesso a inizio dicembre da collaboratore della direzione editoriale per l’offerta informativa della Rai, racconta la sua vicenda a ‘In mezz’ora’, la trasmissione di Rai3 con Lucia Annunziata e si riferisce anche a Carlo Verdelli, dimessosi nei giorni scorsi. Per Merlo “Il piano editoriale di Verdelli voleva riformare la Rai rimettendo la politica nella giusta dimensione”, ma “Il rapporto malato tra informazione e politica in Rai ha la sua sintesi”, ha aggiunto. L’Usigrai replicando alle dichiarazioni dell’ex collaboratore Rai ha dichiarato: “Francesco Merlo non conosce vergogna. E’ venuto in Rai, ha contrattato uno stipendio da 240 mila euro e clausole uniche nella storia del Servizio Pubblico, come il peggiore dei marinai ha abbandonato la nave un attimo prima del naufragio. E ora utilizza la cortesia di un invito a “In Mezz’ora” per sparare a zero sulla Rai. Atteggiamento tipico di chi non e’ in grado di ammettere il proprio fallimento”.

‘Speravo di aiutare il giornalismo della Rai a liberarsi dalla soffocante dipendenza della politica. Vado via perche’ questa missione e’ impossibile”. Sono le parole con cui Francesco Merlo, chiamato sei mesi fa alla Rai da Carlo Verdelli e dal direttore generale Antonio Campo dall’Orto, annuncia oggi le sue dimissioni sul quotidiano La Repubblica. La lettera e’ partita ieri mattina. Collaboratore della direzione editoriale per l’offerta formativa, l’editorialista di Repubblica che alla Rai era arrivato a giugno non nasconde la sua amarezza: “Il clima – spiega – si e’ fatto irrespirabile e il progetto di Verdelli, ricchissimo e innovativo nella progettazione del futuro, e’ stato sporcato e sabotato nei sottoscala dei poteri della Rai”. “Me ne vado – aggiunge – perche’ con tenacia viene ingiuriato e calunniato il nostro lavoro, senza repliche, senza creare attorno a noi una minima solidarieta’ di squadra, con il silenzio dei vertici aziendali che dovrebbero invece rivendicare con orgoglio il nostro lavoro di questi mesi e quel progetto bandiera che e’ stato pensato al servizio della crescita culturale del paese”. “Non posso stare – continua Merlo – in un posto nel quale non ci sono piu’ le condizioni per portare a termine il lavoro che mi era stato offerto. Dico di piu’: ora temo che quelle condizioni non ci siano mai state e che il mio nome sia stato utilizzato per coprire una operazione gattopardesca, una foglia di fico sulla Rai delle clientele politiche contro la quale tanto avevo scritto”. Merlo ricorda anche gli attacchi che ha subito in questi mesi: “Non solo quelli scontati dei politici che stanno in Commissione di vigilanza, forse risentiti per gli articoli che in passato ho loro dedicato, ma soprattutto quelli pregiudiziali e sistematici, incredibili in un’azienda normale, di alcuni membri del consiglio di amministrazione, sia di maggioranza come Siddi, sia di opposizione come Diaconale”.