Gabanelli

Gabanelli ricorda anche che l’esigenza di riorganizzare l’offerta informativa “lo dice sempre, e giustamente, la Concessione, e l’interpretazione del Cda e’ stata: non e’ possibile approvare una nuova testata (anche se urgente, poiche’ sull’informazione digitale la Rai e’ in colpevole ritardo, e sulla quale sono stati fatti investimenti), perche’ prima c’e’ qualche testata di troppo da accorpare, e si fa fatica a farlo”. Solo che – lamenta la giornalista – la soluzione individuata dal Cda “e’ quella di trasferirmi, in attesa di tempi migliori, dentro al sito di Rainews.it (il cui direttore e’ lo stesso di Rainews 24, Antonio Di Bella), che oggi fa poco piu’ di 100.000 utenti unici e si piazza al 35^ posto di tutte le testate online”. Il tutto “senza una definizione dei tempi, con risorse inadeguate a coprire le 24 ore, e senza nessuna possibilita’ di decollare proprio perche’ e’ sbagliato il presupposto: i colleghi non anticipano le loro notizie dentro al sito di una testata vissuta come concorrente. Una visione a mio parere non all’altezza del compito che il servizio pubblico deve assolvere, ed economicamente sbagliata poiche’ rinuncia ai potenziali investimenti pubblicitari”. E per dare un’idea la giornalista cita ad esempio che “Repubblica incassa dalla combinazione sito e social circa 27 milioni di euro l’anno, e poco meno il Corriere della Sera” e dunque “quali numeri potrebbe raggiungere un’azienda come la Rai che oltre alla potenza di fuoco ha un archivio di immagini immenso che nessun altro possiede in Italia?”. Gabanelli lamenta quindi che “purtroppo non mi risulta che i consiglieri siano mai entrati nel merito del progetto, organizzazione e potenzialita’” e quindi “a fronte di queste considerazioni, ovvero della certezza di non produrre risultati proporzionali al lavoro svolto, alle aspettative del pubblico, al ruolo della tv di servizio pubblico, e al fatto che non me la sento di mettere la faccia su un prodotto che non firmo (non essendone il direttore responsabile)”, ha chiesto oggi al direttore generale di viale Mazzini di concederle l’aspettativa non retribuita, “fino a quando il Cda avra’ varato il nuovo piano news e deciso quegli accorpamenti che sarebbero il preludio per il varo di una nuova testata”. E – conclude Gabanelli – se a quel punto Orfeo intendera’ affidarle la direzione di questa futura testata, “trovera’ la mia disponibilita’”.

Il Cda Rai ha proposto Milena Gabanelli condirettore di Rainews con delega allo sviluppo del web e del data journalism. Si tratta, a quanto si apprende, di una richiesta avanzata formalmente dal consiglio di amministrazione di Viale Mazzini al dg Mario Orfeo che l’ha accolta.

“Sono felice come quando si va al matrimonio di un figlio e si dice: ‘L’ho sistemato'”. Dopo 20 anni di conduzione del programma d’inchiesta simbolo della Rai, Milena Gabanelli, passa il testimone di Report al suo storico braccio destro, Sigfrido Ranucci. Una scelta che definisce “fredda e lucida”, con la “consolazione di non aver perso nessuno per strada”, come di capita, perché “di solito i programmi nascono e muoiono col conduttore”. “La nostalgia c’è”, ma confessa di aver sempre un po’ “sofferto” il ruolo della conduzione, perché in realtà il lavoro più corposo è “quello che non si vede”, quello che sta dietro. La nuova edizione è stata presentata nel primo pomeriggio nella sede Rai di viale Mazzini. Venti puntate che andranno in onda a partire dal 27 marzo il lunedì alle 21.30 su Rai3. Con Ranucci collaboreranno quattro firme storiche della trasmissione: Giovanna Boursier, Michele Buono, Bernardo Iovine e Paolo Mondani. “La scelta di Milena credo che abbia a che fare con il dire: ‘Dopo 20 anni la squadra c’è’. Lasciare il testimone a Ranucci ci dice quanto sia professionista Milena Gabanelli”. Commenta la direttrice di rete, Daria Bignardi, che racconta di aver fatto di tutto, in prima battuta, per far cambiare idea alla conduttrice: “Quando Milena mi ha comunicato la sua decisione di lasciare Report mi è venuto un colpo”. Report però, assicura, “rimane un marchio fortissimo”. Che il programma non cambierà lo conferma anche lo stesso Ranucci, parlando di una eredità “pesantissima, ma bellissima”: i contenuti resteranno “tanti e centrali, la forza del programma”. Tra le inchieste delle prime puntate, quella sui grandi chef: prima di entrare nel circo mediatico devono raggiungere una buona posizione nelle vecchie guide, conquistando le stelle Michelin, i cappelli dell’Espresso, le forchette del Gambero Rosso e le chiocciole di Slow Food. Per raggiungere la vetta, però, devono fare i conti anche con i food blogger, gli ‘influencer’ e i loro sponsor. Saranno poi svelati i segreti di Coca-Cola, un gigante che vende due miliardi di bottiglie al giorno, numero uno al mondo. Tra le inchieste sulla sanità, ancora, anche quella sul vaccino che rende innocuo il papilloma virus e dove i conti non tornano. Tutte le puntate saranno disponibili sul web, nell’ottica di un’attenzione crescente all’evoluzione di linguaggi, tendenze, social network. “Abbiamo aperto di recente i profili di Instagram e Telegram- dicono gli autori – e, ormai da anni, Facebook e Twitter. Report è il più seguito in assoluto tra i programmi di informazione della tv italiana”. Tra le novità di questa stagione infatti ci saranno anche i webdoc, progettati ad hoc per la diffusione in rete.