giovani in fuga

“Non sembrano bastare i numeri, a dir poco eclatanti, di una recente elaborazione ISTAT, per sensibilizzare il governo nazionale su quella che è divenuta nel corso degli anni una vera e propria emergenza, il progressivo abbandono del Sud da parte dei giovani. Uno spopolamento culturale e di energie, che i giornalisti chiamano ‘fuga di cervelli’, che è in primo luogo sinonimo di impoverimento. Napoli, Messina, Taranto, quindi Reggio-Calabria, Palermo, Bari, e non va meglio nei piccoli centri, se dal 2008 ad oggi oltre 20 mila under 30 hanno abbandonato la loro terra. Un risultato negativo devastante anche per la Puglia, con tredici città tra le prime cinquanta, regione nella quale le occasioni sono sempre di meno. Di fronte a tutto questo Palazzo Chigi si muove tiepidamente, quando addirittura non sta immobile. Il tanto acclamato decreto Sud è del tutto inefficace, non stimola, non sostiene, non riporta a casa nessuno. Renzi e Gentiloni? Nessuna svolta, nessuna rivoluzione, non equità sociale. Siamo ad un punto fermo. A crescere è solamente il numero dei tavoli di crisi presso il ministero dello Sviluppo economico, insieme ad un lavoro nero spesso legato alla malavita. Abbiamo atteso quattro anni per avere un ministro del Mezzogiorno, che ora sta con le mani in mano. Forza Italia è convinta che il Sud debba essere sostenuto con investimenti che creino Pil e occupazione, con infrastrutture che consentano all’impresa di produrre in loco, con sgravi importanti rivolti a chi produce. Il tutto nel segno di una legalità non garantita”, lo dice l’onorevole Vincenza Labriola di Forza Italia. “Bisogna ripartire contemporaneamente dal lavoro e dal welfare a sostegno delle popolazioni più disagiate – prosegue la parlamentare tarantina -, contrastando seriamente le mafie, rendendo decorose, attrattive e sicure le nostre città. Nel mezzogiorno c’è tanto da fare, con il presidente Berlusconi stiamo lavorando ad un percorso politico di riforme ad hoc, affinché l’Italia possa ripartire proprio dal suo anello più debole”.

Dal 2006 al 2016 la mobilita’ italiana e’ aumentata del 54,9 per cento passando da poco piu’ di 3 milioni di iscritti all’Aire, a oltre 4,8 milioni. A gennaio del 2016 gli italiani iscritti all’Anagrafe dei residenti all’estero sono 4.811.163. Sono i numeri nel “Rapporto italiani nel mondo 2016” della Fondazione Migrantes della Cei presentato a Roma. Nel 2015 ad espatriare sono stati 107.529 italiani, il 6,2% in piu’ rispetto al 2014. Di questi, il 36,7%, ha tra i 18 e i 34 anni. La maggior parte delle iscrizioni riguarda l’espatrio (oltre 2,5 milioni) e la nascita (1.888.223). Resta ancora al primo posto l’origine meridionale dei flussi, con la Sicilia che vede registrati 730.189 iscritti, anche se si assiste ad un calo progressivo dei valori percentuali del Sud a favore di quelli del Nord del Paese. L’Isola è seguita da Lazio e Campania, ma si osserva una dinamicita’ anche delle regioni settentrionali, in particolare Lombardia e Veneto. La Germania e’ la destinazione preferita seguita dal Regno Unito. “I flussi migratori che guardano oggi all’Europa e agli Stati Uniti – ha detto il presidente della Repubblica Mattarella – hanno una portata di durata epocale. Affrontarli con intelligenza e con visione e’ necessario per costruire un mondo migliore con lo sviluppo dei Paesi di origine”. Ed ha continuato: “La nostra cultura e’ anche l’immensa ricchezza che gli italiani, nel tempo, hanno seminato nel mondo, abbellendo e rendendo piu’ prosperi tanti territori nei diversi continenti. E questa cultura e’ poi tornata, accresciuta, nella nostra comunita’” . Ha commentato il premier Matteo Renzi: “La notizia mi ha fatto male ed e’ per questo che dobbiamo rendere il Paese piu’ semplice. I ragazzi che vogliono andarsene hanno tutto il diritto di farlo, noi dobbiamo creare un clima che permetta loro di tornare”. Il presidente del Consiglio lo ha dichiarato in una intervista realizzata dal vicedirettore della Stampa Massimo Gramellini, aggiungendo: “Lo scambio europeo e’ fisiologico ma siamo ancora poco attrattivi. Bisogna creare occasioni d’innovazione e ricchezza”.