Ai tempi della Costituente i partiti non facevano solo politica, trasmettevano anche una cultura. “Tra allora e oggi la differenza è enorme – ha spiegato Giuliano Amato -. Basti pensare a cosa voleva dire in politica, ma non solo, ‘noi’ e ‘loro’. Noi democristiani, noi comunisti, noi socialisti; loro erano, simmetricamente, quelli degli altri partiti. Quel ‘noi’ era uno spaccato di società che andava da De Gasperi all’ultimo militante democristiano. E oggi? ‘Noi’ indica quelli che sono fuori dal palazzo; ‘noi’ cittadini che manteniamo i ‘loro’ privilegi, i privilegi di quelli che stanno nel palazzo”. Per il giudice della Corte Costituzionale, non è giusto parlare di “antipolitica”. Siamo, infatti, nell’ambito “dell’osservazione della realtà. Soltanto i movimenti nati dalla protesta contro i ‘loro’ del palazzo stanno in qualche modo ricreando un ‘noi’ che va dall’alto in basso. L’antipolitica non è un prodotto di importazione, è il frutto di una malattia interna della democrazia; ed è comunque espressiva di una reazione dell’organismo sociale alla malattia. E in un contesto non sano assume anch’essa caratteri patologici”.





