Giuliano Poletti

“Il progetto del Pd per l’Italia e’ un progetto aperto, vitale, alternativo a chi pensa di proporre al Paese estremismi e populismi, noi siamo interessati a confrontarci con tutte le forze che vogliamo lavorare al nostro fianco non competitive ma cooperative”. Cosi’ il vicesegretario del Pd Maurizio Martina aprendo la Festa nazionale dell’Unita’ a Imola. “Senza la forza di realta’ come Imola, di territori come l’Emilia-Romagna – ha detto – noi non avremmo mai costruito la prospettiva di uscita dalla crisi durissima che dal 2007-2008 ha attraversato questo Paese, che ora torna a credere in se stesso e costruire il futuro della propria comunita’ nazionale, del proprio orizzonte”. “La buona politica – ha ribadito Martina – non si scopre per un clic sul web o da qualche parte in Tv, ma andando a vedere i tanti amministratori locali, i tanti che si fanno il mazzo nel territorio e costruiscono soluzioni e noi abbiamo la fortuna di avere un patrimonio inestimabile di queste persone”. A Imola “il Pd – ha aggiunto – accende i motori di un Paese che deve riconoscere la propria forza, non banalizzare le sofferenze che ancora ci sono ma lavorarci ancora e essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto in questi anni come dimostra il lavoro di Giuliano Poletti”.

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha rivelato tutta la propria pochezza nell’attacco gratuito ai giovani costretti a lasciare il nostro Paese alla ricerca di un lavoro (‘Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata. Bisogna correggere un’opinione secondo cui quelli che se ne vanno sono sempre i migliori. Se ne vanno 100mila, ce ne sono 60 milioni qui: sarebbe a dire che i 100mila bravi e intelligenti se ne sono andati e quelli che sono rimasti qui sono tutti dei pistola). Ebbene, in tempi di disoccupazione a due cifre, Poletti ha avuto la stessa delicatezza di un elefante in un negozio di porcellane. Fuoco incrociato su di lui, attacchi, sberleffi, richiesta di dimissioni e mozione di sfiducia. Senza considerare che, con questo pretesto, sono state fatte ricerche sull’attivita’ professionale del di lui figlio, Manuel, direttore di una testata giornalistica locale che ha beneficiato di 500 mila euro di contributi pubblici in tre anni. Chissa’, magari Manuel, senza questi contributi avrebbe lasciato l’Italia per trovare un lavoro all’estero. Forse li ha avuti perche’ figlio di un potente o forse no. Chissa’. Certo, le colpe e le gaffes dei padri non possono ricadere sui figli, ma anche i padri, suvvia, facciano un po’ di attenzione e rispettino i figli degli altri, se vogliono rispetto per i propri.