Giuseppe De Rita

“Siamo in presenza di una generazione di giovani che certamente ha le sue delusioni, preoccupazioni e frustrazioni, ma non arriva ad essere quel ceto medio rancoroso che per dieci anni ha occupato lo spazio Italiano”. Lo spiega Giuseppe De Rita, presidente del Censis, nel corso della conferenza stampa di presentazione del rapporto “Lavoro consapevole”, condotto dal Censis in collaborazione con Jobsinaction e Assolavoro. “Dall’indagine emerge che il lavoro – continua De Rita – e’ ancora importante, presupposto di un’identificazione personale e fonte di vitalita’. Il lavoro e’ tornato ad essere un valore di per se’ e non un fattore di reddito. Non a caso il 79% dei giovani chiede alla politica di fare di tutto per creare lavoro e solo il 17% chiede il reddito di cittadinanza. Trovo che questo sia un dato interessante anche da un punto di vista politico. Perche’ se i giovani – conclude il presidente del Censis – fossero rancorosi verso questa situazione occupazionale sarebbero i primi a chiedere il reddito di cittadinanza e invece non lo fanno”.

“Questo e’ il mio ultimo Rapporto”. Lo ha detto il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, concludendo il suo intervento per la presentazione del 50esimo Rapporto dell’Istituto sulla situazione sociale del Paese. De Rita non ha chiarito se questo significhi che dopo oltre 40 anni lascera’ la guida del Censis. Nell’Istituto lavora anche il figlio Giorgio, con la carica di segretario generale. De Rita ha rassicurato che “il Censis continuera’ a svolgere la sua attivita’ come ha sempre fatto”. Nel delineare il quadro della società italiana che emerge dal Rapporto De Rita ha osservato: “Una societa’ che continua a funzionare nel quotidiano, rumina e metabolizza gli input esterni e cicatrizza le ferite piu’ profonde, come la Brexit e gli eventi sismici degli ultimi mesi”. E ha continuato: “Siamo entrati in una seconda era del sommerso: non piu’ pre-industriale, come quello che il Censis scopri’ nei primi anni ’70 e che nel ventennio successivo fece da battistrada all’imprenditoria molecolare e all’industrializzazione di massa, ma un sommerso post-terziario”. In particolare non si tratta un “sommerso di lavoro” oppure di un “sommerso di impresa” ma di un “sommerso di redditi” che cresce nella gestione del risparmio fai da te “per non andare in banca”, nella valorizzazione del patrimonio immobiliare, nei servizi alla persona, nei servizi di “mobilita’ condivisa”. Osserva il Censis: “mentre il sommerso pre-industriale apriva a una saga di sviluppo imprenditoriale e industriale”, l’attuale sommerso non ha “un sistemico orientamento di sviluppo”.

I dati dell’ultimo paper realizzato dal Censis dicono che gli italiani considerano essenziale il welfare per la coesione sociale e lo sviluppo, ma le difficolta’ economiche hanno modificato lo scenario e cambiato la percezione dei cittadini riguardo determinati aspetti della spesa sociale. Lo spiega, tra l’altro, la ricerca ‘La forza della trasparenza per il welfare italiano?’ realizzata dal Censis per il Forum Ania-Consumatori, presentata oggi a Roma da Francesco Maietta, Responsabile dell’Area Politiche sociali del Censis, e discussi da Giacomo Carbonari, Segretario Generale del Forum Ania-Consumatori, Luigi Di Falco, Responsabile Vita e Welfare di Ania, Antonio Longo, Presidente del Movimento Difesa del Cittadino, con le conclusioni di Pier Ugo Andreini, Presidente del Forum Ania-Consumatori, e Giuseppe De Rita, Presidente del Censis. Sono sempre meno tollerati inefficienze, sprechi, comportamenti opportunistici, tanto piu’ in un ambito che dispone di risorse pubbliche sempre piu’ scarse e dovrebbe garantire il massimo della trasparenza nell’utilizzo delle risorse. Tra i cittadini prevale l’opinione che in passato il welfare sia stato troppo generoso e che questo aspetto sia stato una delle cause della crisi (lo pensa il 50,6%). Anche per questo motivo il 58,1% dei cittadini e’ convinto che molti dei tagli finora operati nel welfare siano stati utili, colpendo sprechi e inefficienze. I cittadini esprimono pertanto consenso per una logica razionale della politica economica: si’ ai tagli che sanno colpire sprechi e inefficienze, no ai tagli lineari, ciechi, indiscriminati.