Giustizia

“Ai ministri e ai parlamentari del Nuovo Centro Destra che hanno prima consentito venisse posta la fiducia sul ddl penale e ora si apprestano a votarla, evidentemente galvanizzato dalla grande stima e considerazione che è stata riservata in questi giorni al loro movimento da parte delle diverse anime del Pd, diciamo con chiarezza che un centro autonomo e credibile non si costruisce cambiando nome, ma affermando in sede politica i propri valori”. Lo dichiarano in una nota congiunta i capigruppo di Scelta Civica – Ala alla Camera e al Senato, Saverio Romano e Lucio Barani, e Enrico Zanetti, segretario di Scelta Civica e coordinatore dei gruppi parlamentari Scelta Civica – Ala.

Inizierà il prossimo 7 marzo il confronto tra la Federazione nazionale della stampa italiana e il ministro della Giustizia, Andrea Orlando sul tema delle “querele temerarie”. L’avvio del tavolo di discussone è stato comunicato dalla segreteria del gabinetto del ministro con una lettera inviata al segretario generale Raffaele Lorusso e al presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti. “Apprezziamo il gesto di attenzione e la sensibilità dimostrata dal ministro – hanno dichiarato Lorusso e Giulietti – e saremo lieti di essere presenti con l’obiettivo di arrivare a definire in tempi rapidi, anche a prescindere delle sorti del ddl di riforma della diffamazione, una proposta che sia davvero risolutiva del problema e che scoraggi quei temerari che hanno ormai preso l’abitudine di scagliare richieste di risarcimento esorbitanti al solo scopo di impedire ai cronisti di indagare su mafia, malaffare e corruzione avendo la certezza di restare impuniti e di non dover pagare adeguato pegno per questo vero e proprio assalto nei confronti del diritto di cronaca e dell’articolo 21 della Costituzione”.

“Il ministro Orlando ha cercato in tutto questo periodo di combinare insieme le esigenze di una riforma della Giustizia fondata sul superamento della situazione precedente nel rispetto dell’autonomia reciproca della politica e della magistratura. L’attacco frontale che oggi gli rivolge Davigo ha un solo significato: che l’Anm vuole in modo ferreo ribadire quella supremazia della magistratura sulla politica che e’ stata denunciata addirittura da Monsignor Galantino”. Cosi’ Fabrizio Cicchitto, deputato di Area Popolare e presidente della commissione Esteri.

“Condivido le affermazioni del presidente dell’Anm Piercamillo Davigo. Quanto accaduto sulla proroga delle pensioni per alcuni magistrati e’ grave e colpisce l’indipendenza e l’autonomia della Magistratura. I governi non possono scegliere chi fa o non fa il giudice”. Lo dichiara Edmondo Cirielli, deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, responsabile nazionale del Dipartimento Giustizia. “La tesi del governo e del fido Legnini, ossia che il disastro della giustizia sia un problema di organizzazione degli uffici giudiziari, e’ davvero un’offesa all’intelligenza delle persone. Mancano 9.000 cancellieri e se ne assumono 2.000 nei prossimi tre anni; mancano 1.200 magistrati su 9.000 e ne vengono prorogati solo 18 mandando in pensione anticipata altre centinaia. La realta’ oggettiva non puo’ essere stravolta senza cadere nel ridicolo. Gentiloni metta le risorse sul tavolo e cambi passo”.

“E’ bene confrontarsi con i magistrati sulle questioni di fondo che riguardano la riforma della Giustizia, dalla divisione delle carriere al modo di elezione del Csm alle intercettazioni e anche, visti gli esiti di una serie di processi al modo con cui si fanno le indagini e ne viene data pubblicita’. Il giornalista Mattia Feltri sulla Stampa fornisce un elenco dissacratorio su tutti i politici incriminati con grande rumore mediatico e poi assolti: ne abbiamo contati ben 14 a cui ne aggiungiamo un altro che non e’ nell’elenco e che e’ la De Girolamo. Su questi nodi e’ auspicabile confrontarsi con la magistratura piuttosto che rompere sulla questione delle pensioni dove tutti i torti non ce l’hanno”. Lo dice Fabrizio Cicchitto, presidente della Commissione esteri della Camera, di Ncd.

“Qual e’ la priorita’ per me tra tutti i provvedimenti che ho elencato che risultano fermi in Senato? Beh, anche per la mia precedente professione, direi senz’altro la riforma della giustizia…”. Il presidente del Senato Pietro Grasso risponde cosi’ ai cronisti che gli chiedono, a margine dello scambio di auguri di Natale con la stampa parlamentare, da dove si debba ripartire a Palazzo Madama dopo lo stop referendario imposto dalla maggioranza. “Non e’ infatti un problema di bicameralismo – aggiunge – la lentezza dell’esame di alcuni progetti di legge, ma di volonta’ politica. Ho visto dei disegni di legge passare velocemente e diventare legge anche in due settimane… vorrei accadesse la stessa cosa per la riforma del processo penale all’esame del Senato da troppo tempo”

“E’ importante che la riforma del codice penale entri al piu’ presto in vigore. La commissione Giustizia da tempo sta facendo un lavoro puntuale e approfondito. Arrivare ora alla sua approvazione finale e’ un impegno da portare a termine. Il tema della giustizia in Italia presenta ancora delle criticita’, come ricordano le recenti parole di Papa Francesco e l’appello dei Radicali, nonostante i vari interventi sistemici gia’ messi in atto di recente. Per questo e’ fondamentale completare in tempi brevi quel quadro di riforme e portare a regime quel processo riformatore e innovatore che riavvicini il nostro Paese agli standard europei”. Lo dichiara la senatrice Monica Cirinna’ della commissione Giustizia.

Nel giorno del Giubileo dei detenuti, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, in un’intervista ad Avvenire, fa un bilancio dell’azione di governo sulle carceri. “Nel 2013, quando l’Italia fu condannata dalla Corte europea con la sentenza Torreggiani, i detenuti erano 65.905 a fronte di 46 mila posti. Oggi sono 54.912, su 50.062 posti. E ne realizzeremo altri 800 entro fine anno e 600 a meta’ 2017” dichiara il ministro, sottolineando che nonostante l’Italia sia in linea con altri paesi europei, “manca una profonda trasformazione della vita penitenziaria”. Dice il Guardasigilli: “Puntiamo a far approvare la delega sull’ordinamento penitenziario contenuta nella riforma penale, per costruire un nuovo tipo di trattamento, che metta alla prova le persone offrendo possibilita’ di riscatto”. E sulla riforma, annuncia: “il testo e’ quello uscito dalla Commissione” e “il presidente del Consiglio mi ha garantito che intende procedere verso la sua approvazione”. Nel giorno del Giubileo dei carcerati, osserva Orlando: “Alcuni passi compiuti finora sarebbero stati impensabili senza il contributo e la spinta delle parole di papa Francesco, che ha posto la questione del rispetto della dignita’ dei detenuti, della misericordia come cardine dell’intero Giubileo”. A ricordare il contributo del Pontefice sono anche i radicali che nel giorno del Giubileo hanno organizzato a Roma una marcia per l’amnistia. “Ringraziamo Papa Francesco per la parole pronunciate a favore di un miglioramento delle condizione di vita dei detenuti nelle carceri italiane e per aver avuto ancora una volta il coraggio e la forza di richiedere alle istituzioni di tutto il mondo un atto di clemenza. Oggi, concludendo la marcia del Partito Radicale, con lo striscione ‘Amnistia’ a Piazza San Pietro abbiamo toccato con mano la profonda convergenza che unisce laici e cattolici nella battaglia per il ripristino della legalita’ nelle nostri carceri e nella giustizia”. Così affermano in una nota congiunta Rita Bernardini, Maurizio Turco, Sergio D’Elia e Irene Testa, della presidenza del Partito Radicale. “Ci auguriamo – proseguono – che presto governo e Parlamento approvino la riforma dell’ordinamento penitenziario non vanificando cosi’ il lavoro fatto dal ministro Orlando con gli Stati generali dell’esecuzione penale”.

“Dare al Giudice dell’udienza preliminare gli stessi poteri del Giudice del dibattimento”. E’ la proposta dell’onorevole Nello Formisano, capogruppo alla Camera dei Moderati di centrosinistra, formulata oggi in un articolo pubblicato sul giornale on line www.moderatiriformisti.it, per “deflazionare il contenzioso giudiziario e ridurre i tempi dei procedimenti”. “Oggi – spiega – il Gup puo’ pronunciare una sentenza di non luogo a procedere solo ‘quando gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contraddittori o comunque non idonei a sostenere l’accusa in giudizio’. Formula che differisce in modo sostanziale dall’art. 533 che riguarda il dibattimento, in base al quale ‘Il giudice pronuncia sentenza di condanna se l’imputato risulta colpevole del reato contestatogli al di la’ di ogni ragionevole dubbio'”. “Da questa discrasia per cui, sulla base degli stessi elementi, il Gup e’ tenuto a rinviare a giudizio, e un altro giudice, quello del dibattimento, e’ tenuto ad assolvere, nasce il problema dei tanti imputati per i quali si tiene un processo, destinato, nella stragrande maggioranza dei casi, a concludersi con una assoluzione, con conseguente ingolfamento dei tribunali, allungamento dei tempi e prescrizioni su larga scala che inficiano la credibilita’ del sistema giudiziario”, conclude Formisano.

“L’articolato di legge che abbiamo elaborato per aggredire maggiormente corruzione e mafie è nei cassetti del Parlamento, ma al momento nessuna forza politica lo ha preso in considerazione”. Così il procuratore Nicola Gratteri a cui oggi il Fatto Quotidiano dedica una lunga intervista sull’intreccio mafie e politica, prendendo spunto dal libro del procuratore ‘Padrini e Padroni (Mondadori) ‘scritto con Antonio Nicaso. “Le mafie non sparano”, afferma Gratteri, “se decidono lo fanno solo quando è strettamente necessario. Le mafie preferiscono pagare perché costa meno”. Continua il magistrato: “per le cosche è facile corrompere un amministratore. Con l’abbassamento della morale e dell’etica è come affondare il coltello in pezzo di burro”. E sulle modifiche normative: “Noi dobbiamo preoccuparci anche dei reati comuni e informatizzare il processo penale”. Osserva Gratteri, che ha presieduto la commissione per la riforma della giustizia: “Abbiamo preparato un articolato di legge modificando circa 850 articoli tra codice penale, di procedura penale, ordinamento penitenziario e legislazione antimafia. Alcune cose sono passate alla Camera e sono ferme al Senato. Ma non ci sono maggioranze forti per far passare certe cose in Parlamento”.