Guardia di Finanza

Aggiornamento: Nell’inchiesta della Procura di Roma e del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, di cui abbiamo dato notizia stamattina, e che ha portato all’emissione di ventiquattro ordinanze di custodia cautelare (dodici in carcere e dodici arresti domiciliari), cinque misure interdittive (obbligo di dimora e divieto di attività professionale) e il sequestro di più di 1,2 milioni di euro tra immobili, conti correnti e quote societarie, risulta indagato il parlamentare Antonio Marotta, di Area Popolare, per presunti legami illeciti con Raffele Pizza, faccendiere al centro dell’organizzazione e dell’inchiesta. Pizza è fratello di Giuseppe, che è stato sottosegretario alla pubblica istruzione nel Governo Berlusconi. Marotta, 68 anni, avvocato di Torchiara (Salerno), già deputato Udc, è stato eletto nella passata legislatura nelle file di Forza Italia-Pdl e nel 2015 è passato ad Area popolar; è in carica nell’Ncd. “Credo di essere al di fuori di tutto al cento per cento”, ha commentato Marotta.

Truffe, fatture false, fondi neri e corruzione: arresti nella Capitale
Centinaia di militari del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma, dalle prime ore della mattinata odierna, stanno eseguendo ventiquattro ordinanze di custodia cautelare (dodici in carcere e dodici arresti domiciliari), cinque misure interdittive (obbligo di dimora e divieto di attività professionale) e sequestrato più di 1,2 milioni di euro tra immobili, conti correnti e quote societarie a carico di altrettanti indagati, gravemente indiziati dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, corruzione e riciclaggio, truffa ai danni dello Stato e appropriazione indebita, nell’ambito dell’operazione denominata “Labirinto”. Le ordinanze, emesse dal Gip del Tribunale di Roma, si inquadrano nell’ambito di un’articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica capitolina. Le investigazioni degli specialisti del Nucleo Valutario traggono origine dall’approfondimento di svariate segnalazioni per operazioni sospette nei confronti di un consulente tributario romano e di un labirinto di società a lui riferibili che movimentavano grandi somme di denaro tra i conti correnti personali ed aziendali. Le indagini valutarie prima e penali poi hanno permesso di ricostruire l’operatività di una ramificata struttura imprenditoriale illecita che negli anni oggetto d’indagine hanno movimentato oltre dieci milioni di euro giustificati da fatture false a scopo di evasione e per costituire riserve occulte da destinare a finalità illecite, attraverso una galassia di società cartiere (costituite e gestite con il concorso di numerosi indagati). Per “ammorbidire” eventuali controlli fiscali e agevolare le pratiche di rimborso delle imposte, il consulente si avvaleva anche di due dipendenti infedeli dell’Agenzia delle Entrate di Roma, arrestati nel corso delle operazioni odierne, smascherati in collaborazione con gli organi ispettivi interni dell’Agenzia delle Entrate. Figura centrale dello scoperto sistema affaristico-criminale è un faccendiere capitolino, originario della Calabria, attivo nel settore delle pubbliche relazioni che, forte di “entrature” politiche e grazie a salde, antiche relazioni con personalità di vertice di enti e società pubbliche, costituiva lo snodo tra il mondo imprenditoriale e quello degli enti pubblici, svolgendo un’incessante e prezzolata opera di “intermediazione” nell’interesse personale e di imprenditori senza scrupoli interessati ad aggiudicarsi gare pubbliche. Il faccendiere, sfruttando i legami stabili con la “politica”, si adoperava anche per favorire la nomina, ai vertici di enti e di società pubbliche, di persone a lui vicine, così acquisendo ragioni di credito nei confronti di queste che, riconoscenti, risultavano permeabili alle sue richieste. Il faccendiere utilizzava uno studio sito accanto al Parlamento, in una nota via del centro, per ricevere danaro di illecita provenienza, occultarlo e smistarlo, avvalendosi in un caso anche della collaborazione di un parlamentare in carica di professione avvocato – attualmente indagato – che lo ha attivamente coadiuvato nelle attività di illecita intermediazione. Nei confronti degli oltre cinquanta tra arrestati e indagati, organici al sodalizio criminale, sono ancora in corso le perquisizioni finalizzate all’acquisizione di ulteriori elementi utili al prosieguo delle indagini che stanno interessando oltre cento obiettivi tra la Capitale, il Lazio, la Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna, la Toscana, le Marche, l’Umbria e la Campania.

 

 

Rimane centrale l’attività della Guardia di Finanza nella repressione dei reati di natura fiscale ed economica. Nei primi cinque mesi del 2016 la Guardia di Finanza ha denunciato 4.440 responsabili in relazione a circa 5mila reati fiscali, di cui il 65% riguardanti illeciti gravi come l’emissione di fatture inesistenti, la dichiarazione fraudolenta, l’occultamento di documentazione contabile; 30 gli arrestati. Sono alcuni dei dati resi noti in occasione della celebrazione del 242esimo anniversario di fondazione del Corpo. Nel periodo in questione, per prevenire e reprimere l’evasione e le frodi fiscali sono state svolte 5.300 verifiche ed oltre 9.500 controlli mirati nei confronti di persone e imprese preventivamente individuate sulla base di specifici indicatori di rischio. Individuati anche 1.900 datori di lavoro che hanno impiegato piu’ di 4mila lavoratori ‘in nero’.

E’ in corso una perquisizione della Guardia di Finanza nella sede centrale della Banca Popolare di Vicenza. I finanzieri stanno eseguendo un provvedimento emesso dalla Procura della Repubblica vicentina, relativo a un’inchiesta sulla gestione dell’istituto di credito. Il filone principale dell’ inchiesta si riferisce al periodo 2012-2014 e riguarda l’acquisto di azioni della banca tramite finanziamenti, per 975 milioni di euro, erogati agli azionisti dallo stesso istituto di credito, in misura tale da costituire violazione delle norme del diritto bancario. La banca avrebbe, dunque, finanziato – secondo l’ipotesi investigativa – una parte consistente del suo stesso capitale azionario, superando i limiti consentiti. L’istituto assicura “Piena e serena collaborazione con gli inquirenti”.