Huma Abedin

Non accennano a placarsi le polemiche per il mailgate. Hillary Clinton, nonostante il vantaggio accumulato, perde punti nei sondaggi su Donald Trump che loda Comey: “ha avuto coraggio”. Barack Obama esclude che stia segretamente cercando di condizionare le elezioni del prossimo otto novembre prossimo. Ma James Comey resta al centro della bufera politica esplosa venerdì scorso, quando ha scritto una lettera al Congresso annunciando a sorpresa il ritrovamento di email che potrebbero essere rilevanti nell’indagine – chiusa lo scorso luglio senza alcuna incriminazione – sull’uso di un account di posta elettronica e di server privati da parte di Hillary Clinton quando era segretario di Stato. La diretta interessata intanto tiene duro. Emana fiducia e si dice certa che l’analisi in corso di quella mole enorme di email porterà gli inquirenti “alla stessa conclusione che hanno raggiunto quando hanno analizzato le mie email nell’ultimo anno”. Nessuna incriminazione, appunto. I 650.000 messaggi di posta elettronica appartengono a Huma Abedin, l’assistente più fidata della candidata democratica e da lei definita la sua seconda figlia. Abedin però sembra non avere la minima idea di come quelle email (trovate nel corso di un’inchiesta separata, quella relativa all’invio di sms a sfondo sessuale da parte dell’ex marito Anthony Weiner a una minorenne) siano finite sul pc dell’ex coniuge; non sa nemmeno quanto il loro contenuto sia importante.