indagati

Una commissione del Ministero dell’Interno “per il monitoraggio delle elezioni siciliane”. A chiederla al ministro Marco Minniti è il Governatore siciliano Rosario Crocetta. “Caro Ministro – si legge nella lettera – Io non so se L’Osce, sia o no competente al monitoraggio delle elezioni regionali siciliane, ma certamente dopo la presentazione delle liste in Sicilia e i gravi fatti che hanno riguardato l’arresto di alcuni candidati, l’opinione pubblica siciliana si domanda se oggettivamente sia possibile fare qualcosa per impedire che le prossime elezioni siano caratterizzate da un massiccio voto di scambio”. “Da circa dieci anni non accadeva, in Sicilia, oltre all’imponente inquinamento di alcune liste, che soggetti indagati e persino condannati per mafia partecipassero apertamente all’agone elettorale – dice -Occorre fare qualcosa per impedire che le le elezioni del 2017 sanciscano la legittimazione politica della Mafia. D’altra parte, anche la stessa Commissione nazionale Antimafia ha accertato la candidatura di impresentabili nelle liste, che è poca cosa rispetto a diversi condannati per mafia che intervengono, in divieto di legge, a comporre le liste e a sostenere candidati”. “Mentre sto valutando se la Regione siciliana abbia competenza a chiedere, in forza dell’autonomia speciale, l’intervento dell’Osce, Ti chiedo di istituire una commissione speciale composta da prefetti per il monitoraggio delle prossime elezioni siciliane. Cordiali Saluti, conclude la lettera di Crocetta.

Per la tragedia all’Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara) sei persone sono state iscritte nel registro degli indagati. Gli avvisi sono stati notificati dalla Procura della Repubblica di Pescara. Tra questi, il presidente della Provincia Antonio Di Marco e il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta. Per tutti l’accusa è di omicidio colposo. Il 18 gennaio scorso una slavina si abbattè sull’albergo provocando 29 vittime. Undici le persone tratte in salvo.

“Con il nuovo codice di comportamento il partito di Grillo passa ufficialmente dal partito degli onesti a quello degli indagati. Peccato che la scrupolosita’ messa da Grillo nel fissare le regole per gli amministratori del M5S coinvolti in vicende giudiziarie non sia stata adottata anche nei confronti dei pluricondannati per omicidio passati in giudicato”. Lo scrive in una nota il deputato di Ala-Sc Marco Marcolin. Il riferimento al neo codice etico varato e ufficializzato da Beppe Grillo e che sovverte di fatto uno dei principi cardine del movimento, che aveva sempre proclamato la necessità e l’opportunità per i politiche che avessero ricevuto anche un solo avviso di garanzia, di dimettersi.

Oggi i primi interrogatori davanti ai pm dei primi indagati del Movimento 5 Stelle nell’ambito dell’indagine sulle firme false a Palermo per le comunali 2012. Si tratta di almeno otto pentastellati, tra cui alcuni parlamentari nazionali e regionali. Beppe Grillo nei giorni scorsi aveva invitato a dimettersi coloro che avessero ricevuto avvisi di garanzia. All’appello del leader M5S ha risposto un altro deputato dell’Assemblea regionale siciliana, Giorgio Ciaccio, il secondo dopo Claudia La Rocca, la parlamentare testimone del caso Palermo che ha collaborato con i magistrati e si e’ sospesa alcuni giorni fa. Ciaccio e La Rocca sono stati eletti all’Ars nel 2012. Intanto scoppia un altro caso Palermo. Convocati dai pm che indagano sul ‘caso M5s’, due testimoni, i cui dati si trovano negli elenchi delle firme copiate alle comunali per un errore nella lista, e quindi considerate false, avrebbero riferito di avere firmato nei banchetti dei pentastellati per il referendum sull’acqua del 2011 e non per il sostegno alle liste delle comunali del 2012.

“L’atteggiamento che hanno tenuto in questi mesi il sindaco di Roma, Virginia Raggi, e l’assessore all’Ambiente, Paola Muraro, e’ inqualificabile: mentire ai cittadini e’ il peggior tradimento possibile perche’ rompe il legame di fiducia che lega elettori ed eletti. Il primo cittadino della Capitale era tenuto a riferire dell’iscrizione del registro degli indagati del suo assessore. Lo prevede un principio fondamentale per chi fa politica, quello dell’etica della responsabilita’. I 5 Stelle, invece, hanno voluto nascondere la testa sotto la sabbia, ma a giocare a fare gli struzzi prima o poi si cade in errore. E quando la verita’ viene a galla occorre prenderne atto e assumere un comportamento diverso”. Lo dice Salvatore Margiotta, senatore Pd.