insulti

L’idiosincrasia, la diffidenza, l’odio, la repulsione che il Movimento 5 Stelle ha sempre manifestato nei confronti della stampa, dei mass media, dei giornalisti e dei giornali é uno dei caratteri distintivi di quella che, sin dalle sue origini, si é manifestata come una vera e propria setta. Nessuna organizzazione segreta, benché sostenuta dal voto legittimo e democratico di milioni di persone, può permettersi l’analisi e l’osservazione del giornalismo. Ne va della sua compattezza, della sua segretezza, del suo stare in piedi. I pesanti insulti che Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista hanno proferito nei confronti della categoria dei giornalisti sono il frutto di questa impostazione: esiste solo una verità, esiste solo una prospettiva, quella grillina. Ogni versione che contrasti con questo impianto deve essere stigmatizzata, eliminata, messa alla gogna, contestata, derisa. Non a caso l’unica forma di comunicazione ammessa dal M5S é quella dei social media, di Facebook, di Twitter, dove é possibile eliminare qualsiasi forma di intermediazione giornalistica. E’ quello il terreno in cui prosperano le fake news, le bufale che sono state il terreno di coltura del M5S. La libertà di stampa e il pluralismo dell’informazione sono presupposto ineliminabile della democrazia ed é per questo che la natura settaria e totalitaria del M5S non può ammetterli.

L’europarlamentare della Lega Nord, Mario Borghezio, dovrà risarcire l’ex ministro dell’Integrazione, Cecile Kyenge, con una somma di 50mila euro, oltre al pagamento di una sanzione pecuniaria da mille euro, per aver pronunciato frasi razziste nei confronti dell’ex ministro. Borghezio “ha attaccato e denigrato” l’ex ministro con parole che non rientrano nella critica “di natura politica” ma soltanto a causa “della sua origine africana”, si legge nelle motivazioni della sentenza del Tribunale di Milano. L’europarlamentare della Lega è finito sotto processo per le parole pronunciate durante un’intervista rilasciata nel 2013 alla trasmissione radiofonica “La Zanzara”, a pochi giorni dalla nomina di Kyenge a ministro dell’Integrazione dell’esecutivo guidato da Enrico Letta. Insulti come “gli africani sono africani e appartengono a un’etnia molto diversa dalla nostra”, oppure “non siamo congolesi, abbiamo un diritto ultramillenario”. E ancora “Kyenge fa il medico, le abbiamo dato un posto in una Asl che è stato tolto a qualche medico italiano”.