Juncker

“Sono rattristato, qualche volte scioccato, nel vedere, viaggiando attraverso l’Europa, il triste anonimato dei progetti finanziati dall’Ue. Come volete che i cittadini si avvicinino all’Unione, se non gli viene mostrato cosa l’Ue fa per loro. Per questo mi rivolgo agli specialisti della politica di coesione, affinche’ spieghino che sono i cittadini i principali beneficiari di questa politica”. E’ l’appello rivolto dal presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker al settimo Forum sulla Coesione. Per il futuro, Juncker raccomanda di rendere questa politica, che nella programmazione 2014-2020 conta su un budget da 454 miliardi di euro, “anche piu’ efficace”, affinche’ “ogni euro speso produca risultati” puntando su specializzazioni intelligenti e innovazione, attraverso maggiori “sinergie e complementarieta’” con gli altri strumenti di investimento, e attraverso una “semplificazione” delle regole. “La solidarieta’ costituisce le fondamenta dell’Unione, che deve essere accompagnata da reciprocita’ e responsabilita’”, ha poi ricordato Juncker: un velato monito a quei Paesi che non ne dimostrano a sufficienza sull’accoglienza dei richiedenti asilo con i ricollocamenti da Italia e Grecia.

La Commissione europea presentera’ domani a Bruxelles un documento di riflessione sul futuro del bilancio Ue: lo dice oggi a Bruxelles il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, intervenendo al settimo Forum Ue sulla coesione. “La Commissione europea ha avviato con il Libro Bianco un dibattito sul futuro dell’Europa, su tutti gli aspetti” sottolinea Juncker, aggiungendo che la riflessione e’ stata “estesa a una serie di documenti di riflessione”. Prima l’Europa sociale, “fin qui sottostimata ma tema principale dei prossimi anni”, poi sull’approfondimento dell’Unione economica e monetaria, sulla globalizzazione, “fonte all’origine delle sfide, a volte di pericoli ma anche nuove chance”, infine sull’Europa della difesa. “Il nostro quinto e ultimo documento di riflessione, ma non il meno importante, in particolare perche’ la politica di coesione sul futuro delle finanze pubbliche europee – ha sottolineato Juncker – sara’ presentato domani”. Il presidente della Commissione, parlando al Forum, ha ricordato che “solidarieta’ e responsabilita’” sono i “fondamenti della politica di coesione”, necessarie piu’ che mai per il futuro dell’Unione europea. Juncker ha anche esortato a farla conoscere meglio ai cittadini europei, che ne sono i beneficiari. “Sono l’Europa e la politica regionale – ha sottolineato – a essere all’origine dei progetti sviluppati a loro favore”. 

“Apprezziamo molto l’impegno del presidente Jean-Claude Juncker che con il Libro Bianco presentato oggi vuole promuovere un dibattito vero e concreto sul futuro dell’Unione. L’Italia sarà senza dubbio tra i sostenitori di una Unione europea sempre più forte e incisiva”. Così il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per gli Affari e le Politiche europee, Sandro Gozi, commentando il Libro Bianco presentato oggi dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker. “A Roma, il 25 marzo, vogliamo avviare nuova fase politica. Proprio per questo, – scandisce Gozi – apprezziamo l’impegno e la tempistica scelta dal Presidente Juncker che ha presentato il Libro Bianco prima della Dichiarazione di Roma. Ancora più importante perché le celebrazioni per i sessant’anni della firma dei Trattati di Roma non dovranno essere solo un momento celebrativo”. “Noi vogliamo impegnarci con forza per una Unione europea che lotti contro l’Europa delle paure e che sia protagonista in un mondo che cambia. E l’Italia – assicura il Sottosegretario – sarà sempre in prima fila assieme a tutti coloro che vogliono avanzare più rapidamente verso questi obiettivi”.

“Le informazioni emerse in questi giorni sull’azione negativa svolta dal Lussemburgo per bloccare azioni di contrasto ad evasione ed elusione fiscale sono gravissime, anche perché riguardano il periodo in cui Jean-Claude Juncker, attuale Presidente della Commissione Europea, era primo ministro e ministro delle finanze lussemburghese”. Lo affermano in una dichiarazione congiunta Sergio Cofferati ed Elly Schlein, parlamentari europei del Gruppo dei Socialisti e dei Democratici. “Abbiamo richiesto che il Presidente della Commissione sia ascoltato al più presto dalla Commissione di inchiesta del Parlamento Europeo sui Panama Papers e che chiarisca fino in fondo le sue responsabilità e le iniziative intraprese dal Lussemburgo a livello europeo su questi temi” aggiungono gli eurodeputati. “Secondo le stime in Unione Europea si perdono ogni anno fino a 1000 miliardi di euro tra evasione ed elusione fiscale, eppure sono anni che i governi europei dichiarano pubblicamente il loro impegno contro evasione ed elusione fiscale, ma poi indeboliscono in segreto gli strumenti per contrastare questi fenomeni”, sottolineano. “Diverse misure richieste da tempo dal Parlamento sono oggi in discussione a livello europeo e rappresenterebbero importanti passi avanti, ma sono bloccate dai governi. E’ necessario garantire al più presto un efficace scambio automatico delle informazioni e piena trasparenza sulle tasse pagate dalle multinazionali paese per paese, stabilire sanzioni dissuasive contro i paradisi fiscali, all’interno ed all’esterno dell’Unione Europea, e contro gli intermediari che favoriscono strategie fiscali aggressive e definire una base imponibile comune consolidata per le imposte sulle società. I governi europei e la Commissione – concludono Cofferati e Schelin- si assumano finalmente le loro responsabilità e dimostrino la volontà politica di combattere evasione ed elusione che è fin qui mancata”.

Mentre i leader dei piu’ grandi Paesi europei, da Merkel a Renzi, cominciano a prendere i primi contatti con Donald Trump, neoeletto presidente degli Stati Uniti, offrendo disponibilita’ a collaborare, il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker decide di deviare dal protocollo diplomatico e si lancia in un durissimo attacco a distanza. “Con Trump perderemo due anni: il tempo che faccia il giro del mondo che non conosce”, ha detto parlando ad una platea di studenti nella sua Lussemburgo. Intanto, a pochi giorni dal viaggio di Obama in Europa e Cina, lo staff di Trump comincia a marcare il territorio e lega le mani all’attuale inquilino della Casa Bianca, avvertendolo di non fare nessuna mossa contraria al nuovo vento che soffia da mercoledi’. Evidentemente a suo agio nella rassicurante dimensione ‘casalinga’ del piccolo Paese che ha governato per quasi venti anni, Juncker si e’ lasciato andare ad un’analisi graffiante sul tycoon che guidera’ la prima potenza del mondo. “Gli americani in generale non hanno attenzione verso l’Europa, e riguardo a Trump, credo di capire che lui pensi che il Belgio sia un villaggio da qualche parte nel nostro continente… In breve, dovremo mostrargli e spiegare cos’e’ l’Europa”, ha detto, avvertendo anche dei possibili rischi di questa elezione. Secondo Juncker, “gli equilibri intercontinentali” potrebbero essere “disturbati” perche’, avendo gia’ lavorato con quattro presidenti Usa, ha “constatato che tutto quello che si dice in campagna elettorale e’ vero un po’ per tutti, purtroppo”. Il presidente della Commissione tradisce anche un certo malcontento per il fatto che Donald Trump abbia gia’ parlato con diversi leader europei, ma non si sia messo in contatto con nessuno dei vertici delle istituzioni comuni dell’Ue. Un atteggiamento che lascia intuire la preferenza verso i rapporti bilaterali, a spese di quelli comunitari. Merkel, Renzi, Hollande e la britannica May hanno tutti gia’ parlato con il nuovo alleato oltreoceano. May e’ stata la prima ad affrettarsi, per ribadire quel rapporto “storico e speciale” tra i due Paesi. Merkel ha offerto collaborazione ricordando i valori comuni, Renzi ha sottolineato l’ importanza strategica” delle relazioni Italia-Usa e Hollande ha elencato i “temi comuni”, tra cui lotta al terrorismo, Ucraina, Siria, Iraq e l’accordo di Parigi Cop21. Gli alleati europei, che per ora si confrontano con il nuovo presidente degli Stati Uniti in ordine sparso, intendono preservare i buoni rapporti in ogni modo, senza rinunciare alla chiarezza sui valori fondamentali a cui l’Europa e’ legata. Come ricordava Juncker, Trump “ha verso i rifugiati e gli americani non bianchi un atteggiamento che non riflette i sentimenti europei”, e di certo nessun leader Ue lo seguirebbe su questo terreno. I rischi che corrono i 28 sono tanti quanti i dossier aperti con gli Usa. Dall’aumento del contributo alla Nato promesso da Obama, alle sanzioni contro la Russia finora sostenute anche dagli americani. E il timore che Trump voglia sfilarsi in fretta dalle questioni europee, magari guardando con benevolenza a Mosca, basta a mettere l’Ue in uno stato di agitazione. Per questo domenica sera i ministri degli Esteri si vedranno in via straordinaria, per una cena convocata dalla Mogherini e voluta fortemente dalla Germania. Qualche elemento in piu’ per decifrare il nuovo protagonista, Merkel, Hollande, Renzi, May e Rajoy lo potranno avere il 18 nel vertice a Berlino con Obama. Sempre che lo staff di Trump, abbia ribadito a Obama di non prendere iniziative.

Sale la tensione tra il governo italiano e Bruxelles. All’origine dello scontro, la politica di austerity e i parametri sui vincoli di spesa, e cosi il confronto con l’Europa sulla manovra italiana torna di nuovo ai massimi livelli politici, con un duro botta e risposta tra il presidente della Commissione Ue Juncker e il premier Renzi a segnalare una distanza di vedute ancora molto marcata. Juncker se la prende con il Governo che accusa “a torto” la Commissione di reiterare l’austerità del passato. Accusa che non lo tocca: “in realtà me ne frego” delle accuse sulla continuazione delle politiche di austerity, commenta il presidente. Renzi invece ribadisce che i soldi per l’edilizia scolastica “li mettiamo fuori dal patto di stabilità, vogliano o meno i funzionari di Bruxelles”. Nel mezzo, il commissario Moscovici  e il ministro dell’economia Padoan che tentano, in un ennesimo bilaterale dopo l’Eurogruppo, di avvicinare le posizioni prima del giudizio europeo sulla stabilità 2017 in arrivo la prossima settimana. Juncker è infastidito dalle critiche che continua a ricevere da parte italiana, nonostante l’aiuto ottenuto sulla flessibilità: “L’Italia non smette di attaccare la Commissione a torto e questo non produrrà i risultati previsti”, ha detto parlando ai sindacati europei. L’Italia, prosegue, “non può più dire, e se lo si vuole dire lo si può fare ma in realtà me ne frego, che le politiche di austerità sarebbero state continuate da questa Commissione come erano state messe in atto in precedenza”.

L’assemblea plenaria del Parlamento europeo ha ratificato l’accordo di Parigi sul clima con 610 voti a favore, 38 contrari e 31 astenuti. Questo il commento di Ban Ki-moon a Strasburgo, possibile passo storico
Grande “apprezzamento per il ruolo guida della Ue nella lotta al cambiamento climatico” e per il fatto che “i vostri paesi hanno riconosciuto l’importanza della minaccia e si sono mostrati pronti a cogliere le opportunità dei cambiamenti per l’economia che porteranno a società più sane” è stato espresso dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, nel suo intervento davanti alla plenaria del Parlamento europeo riunita in seduta solenne prima del voto per la ratifica dell’accordo di Parigi sul clima. Ban ha sottolineato che “in questa settimana anche l’India ha ratificato”, che “ad oggi sono 62 i paesi che fanno parte dell’accordo” al quale “Cina e Stati Uniti hanno dato l’appoggio già durante la Cop 21”, aggiungendo di congratularsi “con la visione di questi governi”. Il voto del Parlamento di oggi, ha concluso, “dà la possibilità di fare un passo storico”. Da parte di Juncker, il commento ‘abbiamo provato che la Ue unita porta risultati’ “Oggi l’Unione europea ha trasformato le ambizioni sul clima in azione per il clima. L’accordo di Parigi è il primo di questo tipo e non sarebbe stato possibile senza l’Unione europea. Oggi abbiamo continuato a dimostrare leadership e dato prova che, insieme, l’Unione europea porta risultati concreti”. Lo ha dichiarato Jean Claude Juncker prima del voto della plenaria del Parlamento europeo che ha ratificato l’accordo quasi all’unanimità. Il voto del Parlamento europeo di ratifica dell’accordo di Parigi sul clima rende quello di oggi “un gran giorno per l’Europa e per il mondo intero”. Lo dice la ministra francese Segolene Royal, presidente della Cop 21, sottolineando che “venerdì i sette paesi europei che hanno già ratificato l’accordo” depositeranno i documenti all’ Onu e con questo atto “l’accordo entrerà definitivamente in vigore” permettendo di superare la soglia del 55% delle emissioni mondiali.

“Siamo decisi, quali 27 stati membri, a perseguire lo sviluppo economico per il bene delle persone nei nostri Paesi” e per creare “posti di lavoro”. Così Angela Merkel a Berlino, parlando accanto a François Hollande e al presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker a proposito del seguito del vertice di Bratislava.  La cancelliera tedesca ha ricevuto Hollande e Juncker in occasione di un incontro promosso dagli industriali europei. “Ovviamente parleremo della situazione generale nell’Ue dopo la Brexit”, ha aggiunto Merkel.

Il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker ha chiesto agli “amici britannici” di non abbandonare l’Unione europea perché altrimenti “si aprirà un periodo di incertezza nell’Ue e nel mondo”. Ma se la Brexit dovesse materializzarsi, “l’Ue non sarebbe in pericolo di vita e il percorso di integrazione continuerebbe, anzi verrebbe aumentato”. Junker ha concluso: “abbiamo affrontato molte crisi non ne abbiamo bisogno di un’altra”. Intanto é allarme sui rischi della Brexit: ad essere messa a repentaglio sarebbe la crescita dell’Eurozona. Per la Bce “i rischi al ribasso sono ancora connessi all’andamento dell’economia mondiale, all’imminente referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea e ad altri rischi geopolitici”. La stessa crescita inglese “è potenzialmente limitata dall’incertezza circa il referendum”. Le ultime stime della Bce danno una crescita dell’1,6% nel 2016 e dell’1,7% nel 2017 e nel 2018. Il quantitative easing della Bce sta aiutando l’economia e un “ulteriore stimolo” dovrebbe provenire dalle misure ancora da attuare. Tuttavia il consiglio direttivo “seguirà con attenzione l’evoluzione delle prospettive per la stabilità dei prezzi e, se necessario per il conseguimento del suo obiettivo, agirà ricorrendo a tutti gli strumenti disponibili nell’ambito del suo mandato”.