lavoro giovani

“Il Servizio Civile cambia veste, assomiglia ai nostri giovani e come loro strizza l’occhio all’Europa”. Lo ha detto il sottosegretario al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Luigi Bobba, a margine dell’approvazione definitiva da parte del Consiglio dei Ministri del decreto legislativo sul Servizio civile.
“Il Servizio Civile diventa Universale, ovvero sara’ aperto a tutti i giovani che desiderino intraprendere questa esperienza e avra’ una vocazione europea, infatti i nostri ragazzi, compresi gli stranieri regolarmente soggiornanti, potranno prestare servizio negli Stati membri dell’Ue – ha dichiarato Bobba – In particolare, una importante novita’ garantisce ai soggetti ammessi a svolgere il servizio civile universale in Italia la possibilita’ di effettuare un periodo di servizio, fino a tre mesi, in uno dei Paesi membri dell’Unione Europea, ovvero di usufruire per il medesimo periodo di un tutoraggio finalizzato alla facilitazione dell’accesso al mercato del lavoro”. Il Sottosegretario ha aggiunto che “Il Servizio civile si arricchisce di nuovi settori di intervento, capaci di rispondere non solo ai bisogni delle persone piu’ deboli e delle diverse comunita’ territoriali del Paese, ma anche alle possibili ambizioni di crescita professionale dei giovani, come ad esempio il patrimonio storico artistico e culturale, l’educazione e la promozione culturale e dello sport, l’agricoltura sociale, la promozione della pace e la tutela dei diritti umani, la cooperazione allo sviluppo e della cultura italiana all’estero”

Informati e critici, sfiduciati, ma pronti a reinventarsi perchè il lavoro resta lo scopo della propria vita. E la famiglia resta ancora il punto saldo di riferimento. Sono queste le caratteristiche principali del profilo emerso dall’indagine della Fondazione Paoletti riconosciuta dal Miur, dal titolo ”I giovani e il lavoro, prospettive e ricerca di senso”, condotta su un campione di mille ragazzi italiani tra i 18 e i 34 anni. Sfiduciati dunque soprattutto dalle istituzioni: l’86% dei giovani classe 98-82 si dicono ”per niente” o ”poco soddisfatto” di come queste rispondono sulla questione dell’occupazione giovanile. In particolare, le donne tra i 18 e i 26 anni mostrano maggiore sfiducia, con una tendenza a non evidenziare cambiamenti effettivi derivati dalla governance politica. Il lavoro comunque, si legge ancora nel Report, non è percepito esclusivamente come un mezzo per mantenersi, ma per molti giovani è l’espressione dello scopo della propria vita. Il 45,7% di loro, infatti, considera il lavoro ”un modo per esprimere le proprie capacità”, una percentuale di poco inferiore (33,9%) lo vede come ”una scelta che si collega al senso e allo scopo della mia vita”, mentre la minoranza (9,7%) considera ”non importante dare un senso al proprio lavoro”.