legge editoria

“Una legge per un’informazione all’insegna del pluralismo, dell’innovazione e della qualita’ del lavoro”. Cosi’ il deputato del Pd, Roberto Rampi, ha definito la nuova legge nazionale sull’editoria, approvata definitivamente dalla Camera il 4 ottobre e presentata oggi al Pirellone, a Milano. Rampi – che e’ stato relatore del provvedimento alla Camera – ha spiegato che la legge ha “una cifra molto lombarda. Essa rappresenta una grossa notizia soprattutto per l’informazione locale. In Lombardia, nella nostra esperienza di amministratori locali, abbiamo misurato l’importanza di un sistema di testate locali diffuso e il valore del pluralismo. Con questa legge di sistema il tentativo e’ quello di esportare una condizione virtuosa anche da altre parti”. La riforma introduce presso il ministero dell’Economia e delle finanze il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione destinato al sostegno sia dell’editoria sia dell’emittenza radiotelevisiva locale. In merito ai finanziamenti Rampi ha spiegato che sono stati trovati “meccanismi per garantire nuove risorse, anche attraverso le nuove modalita’ di pagamento del canone Rai. Condizione vincolante per accedere a questi contributi pubblici e’ quello di garantire un lavoro correttamente retribuito, secondo tutte le norme”. La legge prevede anche “sgravi fiscale per chi fa pubblicita’ sulle testate locali. Alessandro Alfieri, consigliere e segretario regionale del Pd, ha aggiunto: “Le realta’ locali, riuscendo a dare un’informazione che altrimenti non verrebbe data, di fatto svolgono un servizio pubblico sul territorio, meritevole di sostegno e di supporto. Inoltre promuovono occupazione e fanno crescere sul territorio delle professionalita’”. Vinicio Peluffo, componente della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, ha rimarcato il criterio della “sobrieta’” del provvedimento. “E’ prevista la riduzione del contributo per le imprese che superano nel trattamento economico di dipendenti, collaboratori e amministratori il limite massimo retributivo di 240.000 euro lordi annui” ha detto. Tale tetto di 240 mila euro per le retribuzioni vale anche per i dirigenti Rai. Il consigliere regionale del Pd Fabio Pizzul ha concluso: “Di questa legge si e’ parlato sui media soprattutto per il tetto degli stipendi in Rai. Invece tocca diversissime questioni, in primis l’emittenza locale che da questa legge avra’ certezza dei contribuiti e dei tempi per la loro erogazione. Fra i soggetti che hanno diritto ai contributi sono incluse le cooperative dei giornalisti mentre sono esclusi i grandi media sostenuti da societa’ quotate che operano secondo logiche piu’ globali”.