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La Camera ha approvato in via definitiva una legge sul cosiddetto “cyberbullismo”, cioè una forma di bullismo che avviene online, dopo un percorso legislativo di più di tre anni e diverse modifiche radicali. La legge è stata approvata all’unanimità, con 432 e un astenuto. La legge era stata proposta dalla senatrice del Partito Democratico Elena Ferrara, che era stata l’insegnante di una ragazza di Novara che nel 2013 si suicidò dopo la diffusione di un video in cui veniva molestata sessualmente. In Italia non esisteva una legge di questo tipo, nonostante da diversi anni il Telefono Azzurro – la più importante ONLUS italiana che si occupa di minori – facesse parte di un progetto europeo di sensibilizzazione sul tema. La legge proposta da Ferrara ha avuto un percorso piuttosto tortuoso: proposta al Senato, in seconda lettura alla Camera era stata praticamente stravolta – generando le proteste della stessa Ferrara e di diversi esperti di cose online, compreso Massimo Mantellini – ed era diventata una più generica legge contro il bullismo. Il Partito Democratico ha poi deciso di riproporla nel suo impianto originale al Senato, che a gennaio l’ha approvata quasi all’unanimità ponendo le basi per l’approvazione definitiva di oggi. Nella relazione in cui ha presentato il disegno di legge in questione, il senatore del PD Francesco Palermo aveva spiegato che per i reati di bullismo in generale «c’è già la sanzione penale», e che per questo il testo è stato ripresentato nella impostazione originaria: «via gli elementi repressivi penali; via gli elementi relativi al bullismo in generale; ritorno al fenomeno scolastico educativo limitato ai minori e alle fattispecie di bullismo concentrate sulla rete». Nella legge viene data per la prima volta una definizione ufficiale al cyberbullismo: si intende «qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito dei dati personali in danno di minorenni, nonché la diffusione di contenuti online il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo».

“Inizia oggi al Senato, dopo oltre un anno e mezzo di stallo, la discussione generale sullo ius soli, provvedimento molto atteso dal paese e che potrebbe consentire a migliaia di ragazzi nati e/o cresciuti in Italia di sentirsi finalmente parte integrante del loro paese. Perche’ di questo stiamo parlando, di cittadini italiani ai quali manca solo il riconoscimento formale dal momento che hanno studiato qui, parlano la nostra lingua e i genitori lavorano e pagano le tasse come tutti noi. I giovani nati in Italia o arrivati in tenera eta’ sono cresciuti dentro la cultura italiana, sono loro stessi portatori di tale cultura, potenziali mediatori culturali e commerciali con i paesi di origine”. Cosi’ commenta la deputata del PD Marilena Fabbri, relatrice del provvedimento alla Camera, l’avvio della discussione al Senato della legge sulla cittadinanza. “L’Italia e’ il secondo paese al mondo per indice di vecchiaia, vive da anni un calo demografico, ed ha un rapporto nati/morti pari a quello del biennio 1918/1919. Lo Ius Soli serve all’Italia! L’Italia ha bisogno della popolazione straniera che ha scelto l’Italia per realizzare il suo progetto di vita, che qui ha fatto studiare i suoi figli e ha deciso di rimanere per produrre ricchezza. L’8% della ricchezza italiana, pari a 120 miliardi di euro/anno, e’ prodotta da cittadini stranieri che vivono e lavorano in Italia regolarmente, sono contribuenti fiscali, contribuiscono a pagare il nostro sistema di welfare e pagano le pensioni a molti italiani. Da sempre, le leggi per il riconoscimento della cittadinanza di un paese rispondono a criteri di civilta’ ma anche a politiche economiche. Da paese di migranti siamo diventati da paese di immigrazione, abbiamo bisogno di adeguare le nostre leggi. Pensare di fare politica cavalcando la paura anziche’ proporre soluzioni e’ da irresponsabili. Mi auguro- conclude Fabbri- che il Senato possa in tempi congrui procedere con l’approvazione definitiva della legge sulla cittadinanza”.

“Sono quattro anni che ci stiamo battendo per avere questa legge ed alla fine abbiamo partorito il niente. Questa legge è da cambiare”. Lo ha detto Matteo Salvini leader della Lega Nord intervenendo ad un dibattito alla trasmissione Rai “L’Arena”. Secondo Salvini occorre una legge “dove con una riga si dica che l’eccesso di legittima difesa non esiste. Se mi entri in casa, o in negozio, di notte o di giorno, di lunedì o martedì ho diritto di difendermi. Come nella legge tedesca dove si sancisce un principio di difesa che nasce con l’uomo, con la mamma ed il papà: se entri in casa mia violi la mia proprietà e io mi difendo subito come e quando voglio. Non forse, solo se di notte o se sono turbato. Non esiste l’eccesso di legittima difesa”. “Spero che cambino questa legge”, ha proseguito Salvini che ha aggiunto: “Se andiamo al Governo noi facciamo subito tre cose: primo castrazione chimica a chi mette le mani addosso ad una donna o ad un bambino. Secondo, come avviene in Austria, visto che ogni carcerato ci costa 160 euro al giorno quelli che sono in condanna definitiva devono lavorare. Terzo, dobbiamo fermare l’invasione di clandestini che dà nuova linfa alla delinquenza ed al caos”.

“Non è consentendo alle persone di armarsi e di sparare che si tutela la sicurezza dei cittadini. È solo un’illusione e una mancia politica per ottenere consenso”. Lo scrive sul suo profilo Facebook lo scrittore Roberto Saviano, dopo l’approvazione alla Camera della legge sulla legittima difesa, che ora dovrà passare al vaglio del Senato. “Con il decreto Minniti e la legge sulla legittima difesa, il Partito democratico – prosegue duramente Saviano – ha deciso definitivamente di essere un partito della peggior destra che fa leva su istinto, ignoranza e luoghi comuni. La politica decide di abbandonare la statistica (secondo cui per i reati predatori tra il 2015 e il 2016 c’è stato un calo del 16% e non un aumento) per assecondare la percezione del crimine e ‘invitare’ i cittadini ad armarsi”. “La sicurezza – aggiunge – si ottiene con politiche sociali, con l’aumento dei controlli, non delegando alla difesa personale, cosa che lascia una tale discrezionalità da rendere pericolosissima questa legge. Non è più ciò che realmente accade il criterio guida per stabilire come fare le leggi, ma la percezione che le persone hanno della realtà, una percezione indotta dai media che parlano di insicurezza con argomentazioni leghiste. Quando il nuovo fascismo sarà alle porte ricordiamoci di chi gliele avrà fatte trovare aperte”.

La Camera dei deputati ha approvato le nuove norme sulla legittima difesa. Il testo ora passa al Senato. Contraria la Lega che ha manifestato con uno striscione con scritto: ‘La difesa è sempre legittima’. I voti a favore sono stati 225, 166 i contrari (tutto il centrodestra, SI e Mdp), 11 gli astenuti. “Il dibattito sulla legittima difesa è stato puramente basato sulla propaganda elettorale dimenticando la realtà, per questo motivo abbiamo votato contro”, affermano in una nota i componenti M5s della commissione Giustizia. No di Forza Italia al provvedimento. “Forza Italia – ha detto Silvio Berlusconi – ha fatto il possibile per migliorarlo. Tuttavia il testo finale non è certo adeguato al bisogno di sicurezza degli italiani e a ciò che tutti gli italiani si attendono” . “La legittima difesa non puo’ essere ridotta ad un fai da te e quella approvata oggi alla Camera va in questa direzione. La legge offre risposte concrete al rispetto costituzionale e alle norme civili”. Lo ha detto Matteo Colaninno del Pd.

“Io mi auguro che questa legislatura non termini prima che il provvedimento contro bullismo e cyberbullismo sia finalizzato, sarebbe una sconfitta per la politica”. Sono le parole della presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini durante il suo intervento in occasione della visita alla Casa Pediatrica Fatebenefratelli-Sacco di Milano, primo e finora unico centro specializzato nella cura delle vittime di questo fenomeno in Italia. Parallelamemte, partire dunque dall’attivita’ di eccellenza della Casa Pediatrica e ampliare la rete affinche’ entro il 2018 la maggior parte delle regioni possano avere un centro di ascolto e di contrasto al bullismo. Su questo tema e’ intervenuto il direttore della struttura specializzata, Luca Bernardo: “Ci siamo ripromessi che, entro il 2018, almeno buona parte d’Italia se non tutta, abbia un centro per regione- dice- individuato a partire dall’ambito universitario, ospedaliero e pediatrico”. Specializzato ma non prettamente medico, “questo perche’ non dobbiamo medicalizzare il problema- continua- ma esattamente il contrario: dovremo avere persone preparate scientificamente e tecnicamente come medici, psicologi ed educatori per instaurare un’alleanza”. Oltre a questo, la rete permetterebbe alle vittime e agli stessi bulli di avere una struttura di riferimento vicino a casa: “Non possiamo piu’ costringere persone che vengono da altre regioni con difficolta’ a viaggiare da un punto di vista economico”, aggiunge Bernardo. La senatrice dem Elena Ferrara, presente oggi alla visita di Boldrini, e’ la prima firmataria del provvedimento contro il bullismo. Un lavoro politico stimolato dal coraggio di Paolo Picchio, padre di Carolina, attivo su questo tema dopo che la figlia, bullizzata, si tolse la vita nel 2013. Paolo Picchio ha preso la parola durante la cerimonia, presenti anche due amici di Carolina, che hanno porto un omaggio al presidente della Camera. A detta di Picchio, e’ compito degli adulti aiutare i loro ragazzi a parlare, perche’ quello che manca e’ il dialogo: “Oggi i ragazzi parlano solo attraverso i social- dice- e invece devono parlarsi in faccia, ma soprattutto avere piu’ empatia verso gli altri. Solo cosi’ possiamo essere sicuri di garantire un futuro ai nostri ragazzi che saranno i genitori di domani. Voi- conclude Picchio- dovete essere sentinelle oggi perche’ domani sarete genitori e saprete educare i vostri figli”.

“Dobbiamo accelerare, per dare un segno di concretezza della politica, l’approvazione definitiva del ddl contro il bullismo e il cyberbullismo, che abbiamo gia’ votato all’unanimita’ al Senato. Ora venga rapidamente votato alla Camera. Perche’ da piu’ forza” all’azione di contrasto del fenomeno e perche’ “dobbiamo assolutamente scegliere di costruire insieme una cittadinanza che rispetti tutti. Mai sottovalutare l’utilizzo della parola e delle sue conseguenze quando non e’ usata bene”. Lo ha auspicato il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, durante l’incontro alla Camera “Scuole contro l’odio. Web resilienza e peer education”, promosso dalla Delegazione parlamentare presso il Consiglio d’Europa e dalla No Hate Alliance coordinata da Milena Santerini (Democrazia solidale-Cd), in collaborazione con il Miur. Il ddl contro il cyberbullismo, ha precisato Fedeli, ribadisce che la prevenzione “e’ fondamentale”, sottolinea “il ruolo decisivo della formazione”, introduce le linee guida per le scuole “su cui il Miur sta gia’ lavorando in attesa dell’approvazione” e “valorizza il lavoro che i docenti stanno gia’ facendo a scuola e all’universita’”. Il ministro ha poi ricordato che nell’autunno 2018 “saranno 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali in Italia”: “con il Miur faremo una campagna di conoscenza e dibattito” per sensibilizzare i ragazzi contro il discorso d’odio. Nel corso dell’incontro e’ stata premiata la classe IV A dell’istituto tecnico Ferrini Franzosini di Verbania, vincitrice del concorso “No hate speech” a cui hanno partecipato “piu’ di 170 istituti”, ha spiegato Santerini, per “non rendere normale il linguaggio d’odio”. In premio per la classe, che ha allestito stand in citta’ contro l’odio in rete “rendendolo cosi’ tangibile”, un viaggio al Consiglio d’Europa di Strasburgo. Tra le buone pratiche presentate oggi anche lo spot contro il “No hate speech”, realizzato dalla VoicebookRadio del Liceo Kennedy di Roma, e l’esperienza di Radio Immaginaria, prima radio di adolescenti che coinvolge 200 ragazzi in tutto il mondo, 30 citta’ in Italia, in cui “tutti possono raccontare quello che vivono”.

“Chi dice no dice che questa legge è un primo passo verso l’eutanasia. Per noi è il primo passo verso la libertà di scelta dei cittadini. Adesso c’è da lottare e da sperare che i nostri rappresentanti politica abbiano la forza di andare oltre le dinamiche partitiche”. Lo dice il segretario dei Radicali Italiani, Riccardo Magi, nel corso del sit-in davanti a Montecitorio organizzato dall’Associazione Luca Coscioni per la legge sul biotestamento.

Dopo il via libera dal Senato, la proposta di Legge sul bullismo e cyberbullismo è a un passo dal traguardo. Alla Camera stringiamo i tempi e portiamo a casa già nelle prossime settimane questo risultato fondamentale”. Lo hanno detto i deputati M5S in commissione Affari Sociali e il collega Massimo Baroni, rivolgendosi a tutte le forze politiche in occasione della Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo. “La legge avrebbe potuto essere già realtà ma, durante il primo passaggio alla Camera, una serie di modifiche apportate dalla maggioranza al testo – che a Palazzo Madama aveva ricevuto il via libera all’unanimità – avevano alterato profondamente la volontà del legislatore – Dalla proposta iniziale, volta a contrastare i fenomeni di bullismo e cyberbullismo – prettamente attinenti alla fase adolescenziale – attraverso la prevenzione, l’informazione e l’educazione, si era giunti ad una proposta molto diversa: un testo esteso anche agli adulti con il quale si voleva imbavagliare la rete è colpire la libertà d’espressione e d’opinione. Inoltre era stata inserita una modifica al codice penale per nulla attinente con un provvedimento del genere”, hanno detto i parlamentari. “Fortunatamente con il secondo passaggio al Senato siamo tornati sostanzialmente alla proposta originaria. Dunque il secondo passaggio a Montecitorio dovrebbe risolversi in una formalità. A questo punto auspichiamo  la calendarizzazione del provvedimento in tempi brevissimi: manca solo un ultimo sforzo per dare uno strumento ben concepito di contrasto a questa piaga”.

“Dev’essere severamente punito, deve andare effettivamente in carcere e restarci quanto basta”, chi infligge sofferenza e morte agli animali, “questi nostri fratelli più piccoli e senza voce”. É quanto ha detto oggi Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, intervenendo in diretta alla manifestazione organizzata da Stefano Fuccelli, presidente del Partito animalista europeo, e da tutti i manifestanti che oggi, davanti a Montecitorio, hanno chiesto l’inasprimento delle pene per i reati a danno degli animali. In memoria di Angelo, il cane impiccato, seviziato e ucciso nel giugno scorso da quattro ragazzi di Sangineto (Cosenza): un delitto orribile che ormai rappresenta tutti gli altri orribili delitti perpetrati contro gli animali.”L’uccisione di Angelo – spiega Brambilla – è diventata il simbolo dell’inadeguatezza del sistema. Inadeguatezza, innanzitutto, di una giustizia lenta a muoversi quando si tratta di punire l’uccisione di un animale compiuta con crudeltà. Inadeguatezza, inoltre, di una politica che non capisce, o fa finta di non capire, che gli animali vanno tutelati come esseri senzienti. Chi uccide un animale – ricorda – rischia al massimo due anni di reclusione, quindi lo sappiamo: i responsabili della barbarie non andranno in carcere. E allora? La soluzione del problema – dice la lettera a ai manifestanti – sta nel palazzo davanti ai vostri occhi. Per mandare in galera chi ha torturato e ucciso Angelo a Sangineto, Pilù a Pescia, Moro a Breno, basterebbe discutere ed approvare le modifiche al codice penale che ho proposto nel progetto di legge AC 3005, datato 1 aprile 2015”.