Madrid

E’ piaciuto a pochissimi il discorso del re Filippo VI, Felipe figlio di Juan Carlos, trasmesso in tv. Nessun riferimento agli scontri e alle violenze che si sono avute a Barcellona tra la Guardia Civil e i manifestanti pro indipendenza della Catalogna. Felipe ha parlato di ‘slealta’ inaccettabile dalle autorita’ catalane’ e non ha ammesso alcuna possibilita’ per la concessione dell’indipendenza che verra’ comunque proclamata dagli ideatori e sostenitori del referendum. Lo stesso primo ministro spagnolo Rajoy si e’ dimostrato inflessibile. Il re ha insistito sui concetti di Costituzione, unita’ dello Stato e democrazia. Un vero e proprio muro contro muro quello tra Madrid e Barcellona, che non lascia presagire nulla di buono e che puo’ portare ad altre violenze, a scontri e sangue per le strade. Difficile se non impossibile una mediazione. La stessa Unione Europea, che parteggia per Madrid e per il governo centrale, se ne e’ lavata le mani, con un generico richiamo all’autodeterminazione dei popoli. In questo clima infuocato si sono succeduti gli inviti al dialogo e alla pace, ma questo match non prevede un pareggio bensi’ solo la vittoria dell’una parte o dell’altra. Non si doveva arrivare a questo punto. La vera sconfitta e’ quella della politica e della diplomazia e la vittoria dell’oltranzismo e della violenza. Alfonso Lo Sardo

Finora non era considerato un’arma utile nelle mani di Madrid per gestire la crisi catalana, ma la linea dura scelta da Barcellona, che si prepara a dichiarare l’indipendenza, e il sostanziale via libera del re Felipe VI, che ieri in un discorso durissimo ha detto che è “responsabilità dei poteri legittimi dello Stato garantire l’ordine costituzionale” l’ha riportato d’attualità. E’ l’articolo 155 della costituzione spagnola, agitato da giorni come uno spettro dal governo di Mariano Rajoy, mai applicato e finora osteggiato apertamente dalle opposizioni. Ieri ne ha parlato la vicepremier Soraya Sáenz de Santamaría: “il governo ha pronto ogni mezzo per proteggere il popolo di Catalogna, il cui interesse generale è il più danneggiato”. Il richiamo all'”interesse generale” è un riferimento esplicito all’articolo 155, che recita: “Se una comunità autonoma non rispetta gli obblighi che la Costituzione o altre leggi le impongono, o agirà in modo da attentare gravemente all’interesse generale della Spagna, … con l’approvazione della maggioranza assoluta de Senato, potrà adottare le misure necessarie per obbligarla a rispettare forzosamente gli obblighi e per proteggere l’interesse summenzionato”.

Da lunedi’ il governo nazionale di Madrid e quello regionale di Barcellona devono avviare un “dialogo politico” con l’obiettivo di trovare una soluzione alla questione catalana. E’ l’auspicio del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, rilanciato a margine del “vertice digitale” di Tallinn su sollecitazione dei giornalisti spagnoli. “La costituzione spagnola e’ una legge Ue. Se il referendum avverra’ in violazione di questa legge, per noi e’ illegittimo. Ma la questione non si puo’ certamente risolvere solo con le forze di polizia. Tutti vogliamo una soluzione pacifica e democratica, importante per la stabilita’ europea”.

Secondo il Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, il referendum in Catalogna si deve fare oppure no, come sostiene il governo spagnolo? “Ha ragione il governo spagnolo, perche’ questo referendum e’ contro la Costituzione spagnola e anche contro le norme catalane. Questo referendum non ha nulla a che vedere con quello che si fa in Lombardia e in Veneto: quello e’ per l’autonomia, questo per la secessione. Io mi auguro che si arrivi ad una soluzione politica, che Madrid e Barcellona ricomincino a parlare tra loro”, ha affermato Tajani ai microfoni del programma di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora, condotto da Geppi Cucciari e Giorgio Lauro. “Il referendum da un punto di vista legale e’ illegittimo, non e’ permesso dalla Costituzione, ma questo lo dicono anche gli stessi giuristi catalani”, ha aggiunto Tajani a Rai Radio1.

Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e’ a Madrid per partecipare al vertice EuroMed. Ad accogliere il premier italiano, al suo arrivo al Palazzo Reale del Pardo, il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy. I sette paesi della sponda sud dell’Europa, riuniti nel formato EuroMed, si rivedono oggi a Madrid (dopo gli incontri di Atene e Lisbona e dopo la riunione a Roma per l’anniversario dei Trattati) per ribadire ancora una volta un forte messaggio di unita’, anche in vista della Brexit. Ma la riunione sara’ anche l’occasione per uno scambio di opinioni sull’evoluzione della crisi siriana dopo l’attacco americano della settimana scorsa. I capi di Stato e di governo di Spagna, Francia, Italia, Portogallo, Grecia, Malta e Cipro – si legge in una nota della Moncloa – sigleranno una nuova Dichiarazione comune per “inviare un messaggio di unita’ e di impegno per progetto di integrazione europea in un momento decisivo della sua storia”, segnato dall’uscita di Londra dall’Ue. Con l’Europa che “deve continuare a lavorare per affrontare le questioni che piu’ preoccupano i cittadini e consolidare il suo progetto di integrazione” sottolinea la presidenza spagnola. Al centro del vertice anche i temi comuni dell’immigrazione, la politica economica e sociale e la politica di difesa.