Mafia Capitale

Nel settore degli appalti pubblici, il gruppo di Salvatore Buzzi “ha avuto la capacità di inquinare durevolmente e pesantemente, con metodi corruttivi diffusi, le scelte politiche e l’azione della pubblica amministrazione : ciò dimostra la pericolosità dell’associazione nel suo complesso ed anche quella dei singoli partecipi i quali, dotati di diversificate qualità professionali, le hanno fatte consapevolmente convergere verso la realizzazione dei loro propositi criminali”. È quanto sottolineano nelle 3200 pagine di motivazioni della sentenza i giudici della decima sezione penale riguardo al processo cosiddetto ‘Mafia Capitale’.

Mafia capitale? Una fake news. Esisteva un sistema corrotto a Roma, diffuso, capillare, organizzato e redditizio ma non era un sistema mafioso, con le caratteristiche proprie di Cosa Nostra. Molto spesso si usano alcune parole in modo inappropriato, per produrre un effetto clamoroso e per attribuirgli importanza. Lo fanno alcuni giornalisti, ma anche certi politici e magistrati. Se tutto e’ mafia, niente è mafia. E cosi si fa il gioco della mafia. Le parole sono importanti.

“Mafia Capitale: imprenditori, politici, dipendenti pubblici corrotti e personaggi della criminalita’ di un passato non lontano. Hanno ucciso Roma, hanno mortificato la dignita’ dei cittadini e generato un immenso danno d’immagine all?Italia intera. Tutto cio’ non sarebbe stato possibile senza il contributo determinante di una classe politica compiacente, a volte addirittura asservita a questi delinquenti. E oggi e’ la vittoria dei cittadini, della societa’ civile e della legalita’ sulla criminalita’, sul malaffare e sulla vecchia politica”. Cosi’ la sindaca di Roma Virginia Raggi su Fb.

“Mafia capitale non è mafia. Potrebbe esserci la corruzione. Vedremo come i fatti saranno configurati nella sentenza. Chi ha detto che c’era la mafia ha perso questa partita”. Lo ha dichiarato il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri (Forza Italia), in un’intervista rilasciata a “Radio Radicale”. “Abbiamo assistito – prosegue Gasparri – alla criminalizzazione dell’intera città. Bisognerebbe chiedere tutto alla Procura che aveva visto archiviati centinaia di imputati per mafia. Ci sono fatti – ha aggiunto il senatore – puniti in maniera molto severa. Forse sembra che l’intensità delle condanne servisse a compensare la cancellazione della qualifica di associazione mafiosa. Sembra quasi che la Procura, dopo aver dato torto a Pignatone su questo fatto, abbia compensato con queste condanne, che vedremo se saranno confermate nei successivi gradi di giudizio. Io non entro nel merito. Leggeremo poi le sentenze. Questa è solo una lettura politica”. Gasparri ha aggiunto: “Pignatone deve fare qualche riflessione. Sono molte le sconfitte che sta ottenendo. Pignatone è più celebrato che profetico nelle sue valutazioni”. L’esponente di Forza Italia ha concluso: “I giornali non possono più titolare ‘mafia capitale’, ma ‘corruzione capitale’. Non voglio banalizzare nulla: sono usciti libri, hanno realizzato delle fiction. Si è creato un marchio della città. Io sono romano. E mi dispiace. Non minimizzo la corruzione. Ma la mafia è un’altra cosa”.

Il tribunale di Roma ha condannato Salvatore Buzzi a 19 anni di reclusione al termine del processo a mafia capitale, 20 anni per Massimo Carminati, 11 per Luca Gramazio, ex capogruppo del Pdl in Comune. A 19 imputati del processo a mafia capitale cade l’accusa di associazione mafiosa, tra cui i presunti capi Carminati e Buzzi. Per l’ex capo dell’assemblea Capitolina Mirko Coratti (Pd) 6 anni di reclusione. Luca Odevaine, ex responsabile del tavolo per i migranti, è stato condannato a 6 anni e 6 mesi. Undici anni per il presunto braccio destro di Carminati, Ricardo Brugia, 10 per l’ex Ad di Ama Franco Panzironi. L’ex minisindaco del municipio di Ostia, Andrea Tassone è stato condannato a 5 anni.
Tre assoluzioni: si tratta di Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, per i quali la Procura aveva chiesto 16 anni di carcere, e l’ex dg di Ama Giovanni Fiscon, per il quale erano stati chiesti 5 anni. Rispetto alle richieste della Procura che aveva proposto per tutti gli imputati 5 secoli di carcere, i giudici della decima Corte presieduta da Rosanna Ianniello hanno inflitto oltre 250 anni di carcere. I giudici hanno detto che “la mafia a Roma non esiste, come andiamo dicendo da 30 mesi” ha detto l’avvocato di Massimo Carminati, Giosuè Naso.

Oltre venti mesi di udienze, migliaia di intercettazioni e atti che superano abbondantemente il milione di pagine. Il primo maxi processo Mafia Capitale è arrivato a conclusione con la sentenza fissata per domani nell’aula bunker del carcere di Rebibbia.Le accuse per i 46 imputati, vanno, a seconda delle posizioni, dalla corruzione, alla turbativa d’asta, all’usura e l’estorsione, fino all’associazione mafiosa.Secondo chi indaga l’ex estremista di destra Massimo Carminati e l’imprenditore delle cooperative Salvatore Buzzi, conosciutisi in carcere negli Anni Ottanta e diventati soci in affari dopo il 2011, avrebbero condizionato per lungo tempo, con tangenti, minacce ed estorsioni, la gestione di appalti e risorse nella Capitale.Pesanti le richieste di condanna arrivate dalla procura e sulle quali dovrà decidere il collegio presieduto da Rosanna Ianniello: ventotto anni di carcere per Carminati, 26 e tre mesi per Buzzi e pene che vanno dai due ai 25 anni per gli altri 44 imputati, per complessivi 515 anni di carcere.Nel procedimento figurano ex amministratori locali di diversi schieramenti politici, ex dipendenti pubblici e dirigenti di azienda: ci sono, tra gli altri, Giovanni Fiscon (5 anni di carcere la richiesta dei pm) e Franco Panzironi (21 anni) in passato ai vertici dell’azienda romana dei rifiuti (Ama) come direttore generale e amministratore delegato; l’ex componente del tavolo di coordinamento per i rifugiati del Viminale, Luca Odevaine (2 anni e mezzo la richiesta dei pm per aver collaborato con gli inquirenti), e l’ex capogruppo Pdl in Regione Lazio Luca Gramazio (19 anni e mezzo), l’ex presidente dell’Assemblea capitolina, Mirko Coratti (4 anni e mezzo), l’ex presidente del municipio di Ostia Andrea Tassone (4 anni), e gli ex consiglieri comunali Pierpaolo Pedetti del Pd (4 anni) e Giordano Tredicine del Pdl (4 anni).Tra i 19 imputati per associazione di stampo mafioso, oltre a Carminati, Buzzi, Panzironi e Gramazio, sono a processo l’ex dirigente di Eur spa Carlo Pucci (chiesti per lui 19 anni di carcere), i collaboratori di Carminati, Riccardo Brugia, (25 anni e 10 mesi di carcere), Roberto Lacopo (21 anni) e Matteo Calvio (21 anni); la segretaria di Buzzi, Nadia Cerrito (18 anni), il commercialista Paolo Di Ninno (19 anni), la compagna dell’imprenditore, Alessandra Garrone (18 anni e sei mesi), Carlo Maria Guarany (19 anni) e Claudio Caldarelli (19 anni), entrambi stretti collaboratori di Buzzi.Chiesti rispettivamente 18 anni e 16 anni e due mesi, per gli imprenditori Agostino Gaglianone e Giuseppe Ietto, ritenuti a servizio dell’associazione; e 16 anni di carcere per Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, considerati dalla procura il punto di contatto tra il gruppo e la Ndrangheta.Negli anni, secondo la tesi dell’accusa, il gruppo capitanato da Massimo Carminati, che in origine aveva stretti legami con la cosiddetta banda della Magliana, sarebbe cresciuto diventando più potente e ampliando il proprio raggio d’azione da banda criminale dedita all’estorsione, a organizzazione impegnata nel controllo di attività economiche, appalti e commesse pubbliche.Dopo il 2011 si sarebbero stretti i legami con Salvatore Buzzi: l’associazione sarebbe ulteriormente cresciuta, sostiene l’accusa, arrivando a condizionare la politica e la pubblica amministrazione, senza però mai abbandonare la strada originaria, della violenza, dell’estorsione e dell’usura, perché da quella, sostengono i pm, trae forza la ‘nuova mafia’, proprio come quelle ‘tradizionali’.”La fama criminale determina paura, assoggettamento e omertà, che sono le caratteristiche di un’organizzazione mafiosa”, sostiene l’accusa, secondo cui è questo aiuto che Buzzi si è assicurato, negli anni, pagando il 50 per cento degli utili di quattro grandi cantieri a Carminati: l’imprenditore avrebbe scelto l’ex estremista nero per il timore che incuteva il suo nome, per i suoi contatti con la destra romana, e soprattutto per avere un socio sempre pronto al ‘lavoro sporco’ fatto di minacce, e violenza contro chi non stava ai patti dettati dall’associazione.

Massimo Carminati deve essere condannato a 28 anni di carcere. E’ questa la richiesta del procuratore aggiunto Paolo Ielo e dei sostituti Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli alla X sezione penale del tribunale di Roma, al termine della requisitoria al processo per Mafia Capitale. L’ex Nar è ritenuto dalla procura il capo e l’organizzatore dell’associazione mafiosa. La procura ha chiesto poi per Salvatore Buzzi, il ras delle Cooperative considerato ai vertici di Mafia Capitale, la condanna a 26 anni e 3 mesi di carcere. Il procuratore aggiunto Paolo Ielo e i sostituti Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli, hanno impiegato quattro udienze per indicare le prove e le verifiche effettuate che sono alla base delle loro richieste. Diciannove anni e 6 mesi per Luca Gramazio, ex consigliere prima del comune di Roma e poi della Regione Lazio, e 21 anni per Franco Panzironi, ex Ad di Ama. (Foto Ansa)

“Con la droga non ho mai voluto avere a che fare, ma non sono una mammoletta. È una questione personale. Ma quella roba lì non l’ho mai voluta toccare. Io avevo contatti con la Banda della Magliana, ero molto amico del Negro, di Franco Giuseppucci, unico vero capo del gruppo, lo conoscevo da una vita, ben prima dell’esistenza della Banda, perché abitava di fronte a casa mia”. Massimo Carminati, l’ex militante dei Nar collegato in videconferenza dal carcere di Parma con l’aula bunker di Rebibbia continua a dire la sua nel corso del processo ‘Mafia Capitale’. “Per la vicenda della Magliana – ha aggiunto – ho pagato solo per un deposito di armi alla Sanità (il ministero, ndr) ritenute riconducibili alla Banda. Ma perfino i pentiti hanno escluso un mio coinvolgimento nel traffico di stupefacenti… dicevano di me ‘tanto se schioppa tutte le banche’. Io facevo già politica – ha spiegato Carminati – Giuseppucci ci prendeva in giro, ma era molto vicino alla nostra ideologia. Quando lui è morto, io sono stato molto dispiaciuto”.

Andare avanti, da “leoni”, nella “rivoluzione” della Capitale, nonostante tutti siano “contro”. Restare con i piedi ben piantati per terra, sui territori, ad ascoltare i cittadini, per tradurre le loro richieste in atti amministrativi. Suona cosi’ l’invito che Beppe Grillo rivolge alla squadra M5S del Campidoglio riunita nella Sala delle Bandiere di Palazzo Senatorio. Davanti al leader dei pentastellati, in tarda mattinata, ci sono i consiglieri comunali di maggioranza, Virginia Raggi e il vicesindaco Daniele Frongia. A tutti loro Grillo rivolge parole di sostegno e incoraggiamento: “Virginia e’ una macchina da guerra, voi consiglieri siete perfetti. Stiamo crescendo e i romani ci sostengono sempre di piu'”. Gli altri – sostiene il comico genovese con la sua consueta verve – “ce li abbiamo tutti contro, e’ una meraviglia, ma siamo dei leoni. Siete il Movimento cinque stelle, state rivoluzionando la citta’. Non fermatevi!”. Poi, l’esortazione a concentrarsi sulla “politica sul territorio, che e’ la piu’ importante, la politica di serie A. Dobbiamo sempre ascoltare i cittadini – afferma – e trasformare loro richieste in atti”. Per molti eletti e’ il primo faccia a faccia con il cofondatore del movimento, per Virginia Raggi no. Dopo il leader a Cinque Stelle e’ lei a prendere la parola: “Stiamo pensando al contingente ma lavorando nella direzione del cambiamento. E siamo gia’ su quella strada. Certo ci sono le emergenze, eredita’ del passato, ma non ci spaventano. E di certo non ci fermeranno”. Tra i temi concreti si parla di Atac. Grillo sostiene la prima cittadina nell’opposizione con tutti i mezzi all’ipotesi commissariamento (avanzata ieri da un odg bipartisan votato in Senato). “L’Atac non si tocca perche’ e’ dei cittadini – la promessa della sindaca – Se vogliono la guerra, la guerra avranno”. Il presidente della commissione Trasporti Enrico Stefano annuncia per la prossima settimana l’approdo in Aula di “una mozione che va in direzione esattamente opposta a quella dell’odg, contro l’ipotesi del commissariamento e la privatizzazione. Sottolineeremo anche le responsabilita’ delle passate amministrazioni su Atac e delineeremo il futuro dell’azienda”. Beppe Grillo attacca a testa bassa su Mafia Capitale e punta il dito contro il Partito Democratici reo della “devastazione” di Roma.

“Prima di esprimere parole come ‘mafia capitale’ e ‘rifiuti’ guardate a chi sono andati i business dei rifiuti in questi anni, guardate a chi sono andate le consulenze sui rifiuti in questi anni, e abbiate un minimo di rispetto”. Matteo Renzi, in aula alla Camera replica al Movimento 5 Stelle che ha tirato in ballo l’inchiesta di Mafia Capitale. Renzi mette in chiaro che “da questa parte del tavolo c’e’ un governo che ha voglia di lavorare per la citta’ di Roma, per liberarla dai problemi”.