“Affrontiamo i fatti: il progetto europeo e’ in difficolta’. Con la crescente minaccia del terrorismo, la crisi dei rifugiati, la crescita economica fiacca e la disoccupazione, le turbolenze sull’Europa sono senza precedenti. In aggiunta a tutto questo, il voto per la Brexit ha messo profondamente in discussione il significato stesso di Europa”. Ha inizio con questa ammissione una riflessione del primo ministro della Francia, Manuel Valls, sul futuro dell’Unione Europea, affidata a un articolo pubblicato sul “Financial Times”. Il Regno Unito, prosegue, dovra’ decidere se rimanere nel mercato unico; se lo fara’, “dovra’ continuare a garantire la liberta’ di circolazione di beni, capitali, servizi e persone”. Gli altri 27 paesi membri hanno due opzioni: “O ci arrendiamo e abbandoniamo il progetto europeo a una morte lenta ma certa oppure trasformiamo l’Ue”. La trasformazione, pero’, avverte, richiede un cambiamento di “stato d’animo”. “Abbiamo bisogno di definire meglio la nostra identita’, basata sui valori condivisi della liberta’, della tolleranza, della pace e dell’uguaglianza, inclusa quella tra uomini e donne, sulla base di una civilta’ e una cultura condivise e del concetto che abbiamo una responsabilita’ che va ben oltre le nostre frontiere. Credo fermamente che ci sia spazio per un patriottismo europeo che non nega ma rafforza quelli nazionali”. “Riaffermare la nostra identita significa anche fare i conti col fatto che ci sono dei confini: che l’Europa inizia e finisce da qualche parte”. Il capo di governo critica l’Ue per l’eccesso di regolamentazione e la esorta a concentrarsi sull’essenziale, a partire dalla difesa e dalla sicurezza, non solo nel proprio territorio ma anche nella vicina regione mediorientale. A questo proposito afferma: “L’Esercito francese sta gia’ facendo piu’ della sua parte: non puo’ essere per sempre l’esercito europeo di fatto”. Valls affronta, quindi, il tema della crescita economica, che non puo’ essere lasciato solo alla politica monetaria della Banca centrale europea; in particolare, chiede investimenti nell’innovazione digitale e ambientale e tutela per le nostre industrie. Non possiamo costruire gli Stati Uniti d’Europa: ogni paese ha la propria storia, lingua e cultura. Ma possiamo costruire un’Europa sovrana, una federazione di Stati nazione, forte e orgogliosa. Non saremo la generazione che seppellira’ il progetto europeo”.