Marc Auge’

Il fenomeno é stato definito ‘impoverimento del ceto medio’. La crisi economico-finanziaria e la precarietà del nostro modello lavorativo e di produzione hanno fatto scivolare verso l’indigenza tutta una categoria di persone che prima, sebbene a stento, riuscivano a sbarcare il lunario. Questi nuovi poveri, che l’antropologo francese ci descrive attraverso il racconto del protagonista – un ex ispettore del fisco – sono costretti ad inventarsi la vita, dopo avere perso tutti i riferimenti che prima avevano, in una perdita progressiva della propria identità, del sistema di relazioni che connotano la nostra esistenza, della serenità economica, di quel minimo di certezze in una vita che cerca di toglierle tutte. Augé promuove il modello della cosiddetta etnofiction, ossia la formula letteraria del racconto per descrivere la realtà sociale e le sue trasformazioni. Nel libro il protagonista sottolinea la necessità di ‘dover cominciare a fare attenzione ai segni esteriori della rispettabilità e badare a vestirmi da bravo borghese’ pensando ai genitori ‘ ai quali dover giustificare un comportamento che ai loro occhi avrebbe confermato il fallimento di una vita’. Il dramma di chi non riesce piu’ a pagarsi le spese colpisce, come in questo caso, anche chi un lavoro lo ha, e tocca da vicino quella fascia della popolazione che per vari motivi – un divorzio, una malattia, il doversi occupare dei propri genitori – cade in disgrazia economica. Augé, il filosofo dei ‘non luoghi’, con questo racconto ci offre, in modo puntuale, la fotografia della nostra società attuale, impietosa e indifferente. Del resto, di un uomo che va a vivere in macchina perché una casa non se la puo’ piu’ permettere, cosa ci importa?

Dignita’ dell’altro, sacralita’ dell’individuo, rispetto dell’uomo. Si ha la sensazione che questi concetti, oggi, non abbiano alcun valore. Ce lo ricorda l’antropologo francese Marc Auge’ che, in una intervista al Corriere della Sera, commenta il terrore e il terrorismo dei nostri giorni. Viviamo nella paura del presente, il futuro non esiste piu’, abolito dalla precarieta’ di una esistenza che mira a risolvere le necessita’ senza una reale prospettiva. Il terrorismo della porta accanto si impadronisce della nostra vita. Possiamo morire in ogni momento e senza un ‘motivo’. Si e’ persa la concezione della sacralita’ della vita e il rispetto per l’uomo. La globalizzazione si e’ occupata di altro, e le grandi agenzie della politica hanno fallito perche’ prive di legittimita’ democratica. Non si intravede una speranza collettiva, e ognuno se ne costruisce una per dare un senso ai propri giorni. Viviamo spalla a spalla con le stragi: terroristiche, naturali, ambientali, e brancoliamo nel buio. Si salvi chi puo’: credere in qualcosa.