Marcello Dell’Utri

Il tribunale di sorveglianza di Roma ha respinto l’istanza di scarcerazione, per motivi di salute, di Marcello Dell’Utri. L’ex senatore di Forza Italia sta scontando in carcere, a Rebibbia, la pena di 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

“Dell’Utri ha detto di essere un prigioniero politico? Si, vabbe’. Stara’ poco bene sul piano fisico, ma e’ un detenuto per reati comuni gravissimi passati in giudicato. E’ una persona anziana, sta scontando il carcere, e’ stata condannata per reati gravissimi di mafia, sta scontando una pena non perche’ lo hanno condannato politicamente, ma perche’ e’ stato ritenuto colpevole di reati specifici. Non dobbiamo pensare che chi sta in prigione resta senza cure”. Lo dice Antonio Di Pietro intervistato da Radio Cusano campus.

Quattro anni di carcere per Marcello Dell’Utri. Si e’ chiuso cosi’ il processo di primo grado e con rito abbreviato nel confronti dell’ex senatore del Pdl, in cella a Rebibbia per espiare una pena definitiva di 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, finito ancora alla sbarra ma questa volta per una presunta frode fiscale da 43 milioni di euro e commessa tramite la compravendita di spazi pubblicitari televisivi. Lo ha deciso nel pomeriggio il gup milanese Maria Carla Sacco che ha inflitto pene dai 2 anni e mezzo ai 3 anni e mezzo di reclusione ad altre 4 persone e ha disposto l’interdizione dai pubblici uffici e dagli incarichi direttivi in societa’ e imprese commerciali per 10 anni e confische di beni mobili e immobili per cifre che vanno dai 238 mila euro a oltre 2 milioni di euro. Il giudice, oltre ad aver accolto due patteggiamenti a un anno e 10 mesi ciascuno per occultamento di documenti contabili, ha poi mandato a processo l’altro protagonista della vicenda e cioe’ Giuseppe Donaldo Nicosia, latitante, amico di lunga data e socio di Dell’Utri, peraltro coinvolto nella vicenda dei Panama Papers. Per lui e per una seconda persona il dibattimento si aprira’ il prossimo 22 febbraio davanti alla seconda sezione penale del Tribunale di Milano. Il pm Sergio Spadaro, titolare dell’indagine, per l’ex parlamentare aveva chiesto 5 anni di reclusione e per gli altri imputati condanne comprese tra i 4 e i 3 anni, ipotizzando a vario titolo accuse che vanno dalla frode fiscale alla omessa dichiarazione dei redditi, dalla bancarotta (Dell’Utri e’ stato assolto da quella documentale ma ritenuto responsabile per quella patrimoniale) alla appropriazione indebita. Secondo la ricostruzione della Procura l’ex presidente di Publitalia 80, con la complicita’ anche di Nicosia, socio nella spagnola Tome Advertising, societa’ che con Ics (poi fallita) e Tome Italia e’ al centro dell’inchiesta, avrebbe frodato l’erario per non aver versato l’Iva per oltre 43 milioni di euro nel periodo 2005-2011. Una sorte di frode ‘carosello’ realizzata attraverso gli spazi commerciali venduti dai concessionari Publitalia 80 per le reti Mediaset e da Sipra per le reti Rai (non indagate), con l’interposizione di societa’ “cartiere” (Ics), e tramite fatture inesistenti per circa 258 milioni. Il giudice, che depositera’ le sue motivazioni entro 90 giorni, ha pero’ dichiarato la prescrizione dei reati commessi prima del 2008. “Ritenevamo e riteniamo ancora che non ci sia alcun elemento probatorio per fondare un concorso di Dell’Utri con gli autori della frode contestata”, ha commentato Francesco Centonze che difende l’ex senatore con il collega Francesco Bordiga. Convinzione che portera’ i due legali a presentare ricorso in appello.