Marino

E siamo punto e a capo. La magistratura e le sue inchieste tornano ad inquinare la politica e a condizionarne i processi democratici. Sono infatti cadute le accuse contro il sindaco di Roma, Ignazio Marino e contro il governatore del Piemonte, Roberto Cota, accusato quest’ultimo di uso distorto dei fondi a disposizione dei gruppi regionali. Suo il caso delle mutande verdi acquistate – secondo l’accusa- con soldi pubblici. E neanche Marino ha mangiato a spese nostre per i ristoranti di Roma. Due uomini politici eletti dal popolo e fatti fuori a livello giudiziario e quindi mediatico senza possibilità di un recupero della loro credibilità, nonostante le sentenze che oggi rendono loro giustizia. Si dira’: ma allora i magistrati non dovrebbero indagare? Certo che sì, ma assistiamo a un corto circuito pericoloso per la democrazia e per la credibilità delle istituzioni. Sono anni che certa magistratura decide le cose della politica, con arroganza e senza alcuna garanzia per le carriere e i destini della politica. Cosa fare? Sicuramente occorre una presa d’atto del problema da parte del Csm e del ministro della Giustizia. La riforma giudiziaria é stata sempre ostacolata, per vari motivi e non sempre nobili. Ma oggi la lotta tra questi due poteri, potere politico e potere giudiziario, fa segnare una sconfitta: quella della democrazia e della sua credibilità.