Mario Monti

“Impossibilità del voto disgiunto, l’indicazione del nome del capo della forza politica, il premio che viene dato alla coalizione per la quale però non sussistono obblighi di rimanere insieme anche dopo le elezioni”: sono alcuni dei motivi per cui il senatore a vita Mario Monti voterà contro una legge elettorale “che credo contribuirà ad aumentare il disprezzo degli italiani verso la politica”. Molto severo il giudizio dell’ex premier sulla legge elettorale Rosatellum che avrebbe ottenuto i voti necessari per la sua approvazione e che tante critiche ha ricevuto in modo bipartisan da parte dei partiti che hanno votato contro.

“Anche Salvini ha usato toni moderati rispetto agli standard”, e Di Maio è stato “un raffinato borghese, con una compiuta articolazione intellettuale, mosso dal desiderio di essere e apparire moderato”. Così Mario Monti in un colloquio con la Stampa al termine del forum di Cernobbio commentando che “c’è molta acqua nel vino degli euroscettici”. Monti sottolinea che “il mondo e l’Europa migliorano dal punto di vista economico, mentre la situazione globale, strategica e geopolitica, si complica”. Vede un ritrovato vigore del progetto continentale e lo fa risalire agli choc nel mondo anglosassone: la Brexit e l’elezione di Trump, “due eventi a cui abbiamo assistito sgomenti”. Noi “abbiamo dimostrato di essere dei ‘purosangue’, di saper resistere alle difficoltà”. I guai maggiori adesso Ii hanno gli altri. “Strutturali e non facilmente risolvibili”, quelli britannici. Politici e sociali, quelli americani, “con l’economia e finanza che divergono dalla politica e il razzismo che si è riattizzato”.

“Per riformare l’Italia, Renzi dovrebbe dimettersi”. E’ il titolo di una analisi, firmata dallo storico argentino Pierpaolo Barbieri e pubblicata dal Wall Street Journal nella pagina delle ‘Opinioni’, in cui l’autore, enunciando un paradosso, afferma: “Vinca o perda il referendum di dicembre, il primo ministro dovrebbe ricordare agli elettori che vale la pena tenerlo”. Barbieri, direttore esecutivo di Greenmantle, societa’ di consulenza e analisi macroeconomica e geopolitica, e consulente presso l’Institute for New Economic Thinking ed il Berggruen Institute of Governance, parte dall’appello di Obama affinche’ il premier resti in carica indipendentemente dal risultato del 4 dicembre affermando che al contrario “dovrebbe dimettersi in ogni caso”. Dopo aver illustrato il contenuto della proposta di referendum costituzionale, Barbieri osserva che “gli oppositori sono molti” e tra questi elenca Mario Monti, Beppe Grillo e Massimo D’Alema che pero’ “non sono uniti da una avversione per la proposta messa al voto ma piuttosto da una profonda antipatia per Renzi”. “Nessun dubbio che ci voglia del tempo per apprezzare il giovane ed esuberante riformista. Ma le riforme del lavoro, dell’economia e del sistema giudiziario che il suo governo ha approvato dal suo arrivo al potere sono la cosa piu’ vicina ad una profonda riforma strutturale cui l’Italia sia mai arrivata da decenni. Qualcosa che ricorda la ‘agenda 2010’ che nel 2004 ha trasformato la Germania da ‘malato d’Europa’ alla potenza economica che e’ oggi” scrive Barbieri sul Wsj. Osservando che “il pasticcio fatto dal M5S con la giunta a Roma serve a ricordare che quello di governare non e’ un lavoro per dilettanti”. Barbieri poi afferma, portando una serie di motivazioni, che “l’Italia ha bisogno di Renzi” e che “anche l’Europa ha bisogno di Renzi” prima di sostenere che “paradossalmente e’ per questo che Renzi dovrebbe annunciare l’intenzione di dimettersi indipendentemente dal risultato del referendum”, un modo per “cristallizzare negli elettori il fatto che la scelta e’ tra riforme e stasi”. Barbieri conclude che “molti osservatori stranieri guardano con trepidazione” al referendum ipotizzando, in caso di vittoria del no, “la fine del riformismo in Italia”. “Ma non necessariamente e’ cosi’. Rendendo chiaro che intende dimettersi comunque vada, Renzi puo’ indebolire chi lo critica e alla fine rafforzare la sua posizione. In America un prsidente puo’ ‘resistere ancora un po” solo conquistando un secondo mandato. In Italia un primo ministro riformista per resistere deve, temporaneamente, lasciare”.

“Non so se l’abolizione di Equitalia sia un inganno ma Equitalia ha sempre diretto le sue attenzioni ad evasori. Va tenuto presente che in Italia un credito dello Stato non ha la stessa garanzia del credito delle banche, non potendo ad esempio pignorare la casa. E l’Ocse ha criticato il metodo di riscossione italiano ritenendolo troppo garantista”. Così il senatore Mario Monti, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7. E sul condono ha dichiarato: “E’ talmente intriso nella mentalità politica che tutte le volte che ci sono le elezioni, i partiti strabordano sulle affissioni di manifesti, regolarmente vengono multati e regolarmente il Parlamento condona queste multe. Almeno con il mio governo, chiesi al Parlamento di non farlo, visto che stavamo chiedendo grandi sacrifici agli italiani. E infatti pagarono le multe”.

Alla fine Enrico Zanetti vince il braccio di ferro con Mario Monti e mantiene il nome di Scelta Civica. L’ufficio di Presidenza di Montecitorio ha deliberato, infatti, la nascita di due nuovi gruppi parlamentari dalla scissione di Scelta Civica di luglio scorso e a Zanetti ha lasciato la titolarita’ del nome Sc. Un gruppo, quindi, si chiama ‘Scelta civica verso i cittadini per l’Italia-Maie’ con Zanetti, i 4 deputati ex civici, un esponente del Maie (Movimento degli italiani nel mondo, ndr) e 10 deputati verdiniani di Ala. A loro e’ stata concessa la deroga dal momento che sono 16 deputati e non 20 come dovrebbero essere da regolamento della Camera. L’altro gruppo, invece, si chiama ‘Civici e innovatori’: di questo fanno parte i 15 deputati eletti nel 2013 con il partito di Monti. Per loro la deroga invece e’ a tempo determinato: avranno un “tempo congruo”, e’ stato spiegato al termine dela riunione dell’ufficio di presidenza, per cercare gli altri 5 deputati ed arrivare alla quota di 20 necessaria per avere un gruppo alla Camera. L’ufficio di presidenza era stato sospeso per un’ora circa perche’ era arrivata una lettera di Monti nella quale rivendicava di essere proprietario di nome e simbolo di Scelta Civica. Ma dall’approfondimento del deputato Pd Giovanni Sanga, incaricato dell’istruttoria sul caso, secondo quanto viene riferito, e’ emerso che “dalla scrittura privata non risulta che il senatore Monti sia proprietario del nome” ma solo del simbolo.