Michele Anzaldi

“Il Consiglio dei ministri ha dato l’ok definitivo alla riforma dell’Ordine dei giornalisti”. Lo scrive su Facebook Michele Anzaldi, deputato del Partito democratico e segretario della commissione di Vigilanza Rai. “Impegno mantenuto, dopo tanti anni di attesa – aggiunge – grazie al ruolo decisivo del Governo Renzi e al compimento dell’iter con il Governo guidato dal giornalista Gentiloni”. Scrive Anzaldi: “Con la riforma si dà nuova forza e credibilità all’Ordine, per rilanciare una professione posta troppo spesso sotto attacco da chi cerca di mettere il bavaglio all’informazione e da chi trae vantaggio dalla delegittimazione dei giornalisti”. E conclude: “I membri del Consiglio Nazionale vengono più che dimezzati, passando a 60, e la rappresentanza viene rivista per ripristinare il rapporto originario di 2 a 1 a favore dei professionisti, cioè di quei giornalisti che svolgono la professione in modo esclusivo e che hanno sostenuto un esame di stato. Razionalizzazione che serve per accrescere autorevolezza, efficienza e rilievo dell’Ordine, dando nuova dignità a chi sostiene la responsabilità di informare i cittadini”.

Il segretario Pd della commissione di Vigilanza sulla Rai Michele Anzaldi ha rinnovato la richiesta di intervento dell’Agcom a seguito della pubblicazione di messaggi contro il premier Paolo Gentiloni e denunciati ieri dal sito del quotidiano “il Messaggero” sul cui profilo Facebook sono apparsi. “Ma quando si muove l’Agcom?”, ha scritto su Twitter Anzaldi.

“Con la proroga di sei mesi dei componenti del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e dei Consigli regionali, contenuta nel decreto Milleproroghe approvato dal Consiglio dei ministri, il Governo Gentiloni procede con decisione nell’azione di riforma dell’Ordine, tanto attesa da anni: si va avanti, quindi, con il dimezzamento del numero dei consiglieri (da 132 a 60) e con la restituzione dei poteri di rappresentanza a chi la professione giornalistica la esercita veramente, come stabilito nel Ddl Editoria approvato dal parlamento a ottobre”. Lo scrive su facebook Michele Anzaldi, deputato Pd e segretario della commissione di Vigilanza Rai. “La proroga infatti – spiega Anzaldi – evita che l’Ordine nazionale e gli Ordini regionali procedano gia’ a gennaio con il rinnovo dei propri organi con le vecchie norme: ora dovranno attendere sei mesi, tempo che servira’ al varo delle norme attuative della riforma dell’Ordine previste dal Ddl Editoria. Grazie alla Riforma approvata dalla maggioranza di governo con il premier Renzi, cui ora il Governo Gentiloni conferma di voler dare immediatamente seguito, viene rivista la rappresentanza giornalistica nell’Ordine professionale, che oggi risulta pletorica e distante dalle esigenze di chi questo mestiere lo fa tutti i giorni”. Continua Anzaldi: “L’attuale consiglio nazionale è composto da 132 giornalisti e 12 consiglieri di disciplina, un numero che necessita di una razionalizzazione, sia per abbatterne radicalmente costi, sia per rendere più efficaci e snelle le decisioni che riguardano la vita professionale di tante donne e tanti uomini. Giornalista è chi lo fa, è questo lo spirito che sottende alla norma. Il nuovo consiglio viene ridotto a 60 componenti, tutti attivi e con una posizione previdenziale aperta con l’Inpgi, e la rappresentanza viene rivista al fine di ripristinare il rapporto originario di 2 a 1 a favore dei professionisti, cioè di quei giornalisti che svolgono la professione in modo esclusivo e che hanno sostenuto un esame di Stato”. E conclude: “Grazie all’azione del Governo, l’organismo fondamentale per l’accesso, la formazione e la deontologia dei giornalisti potrà tornare ad acquistare autorevolezza ed efficacia, in modo che i cittadini siano informati di più e meglio”.

Il Consiglio di Amministrazione Rai riunitosi ieri sotto la presidenza di Monica Maggioni e alla presenza del Direttore generale Antonio Campo Dall’Orto ha chiesto al Ministero dell’Economia un’assemblea straordinaria. “Il Cda ha espresso preoccupazione per gli impatti, sulle prospettive e sul funzionamento futuro dell’Azienda, dei provvedimenti riguardanti l’inclusione della Rai nell’elenco Istat e l’ulteriore riduzione del canone per l’anno 2017” fa sapere la Rai in una nota. “Il Cda ha formulato dunque all’unanimita’ la richiesta di un’Assemblea straordinaria al Ministero dell’Economia che possa fornire elementi interpretativi sul quadro normativo di riferimento, sul contesto e sull’effettiva possibilita’ di realizzazione del piano industriale approvato dal Cda nei mesi scorsi in un contesto di risorse sensibilmente diverso. La riduzione a 90 euro del canone unitario modifica infatti sostanzialmente lo scenario per l’esercizio 2017 determinando rilevanti criticita’ delle variabili economico finanziarie dovute alla contrazione delle risorse”. Per Michele Anzaldi, deputato Pd e segretario della commissione di vigilanza Rai “La richiesta avanzata dal Cda Rai della convocazione di un’assemblea dei soci appare un atto irrituale e ostile al Governo”. Sostiene il deputato: “Peraltro e’ sorprendente che, di fronte all’invito rivolto sempre da tutti sul tenere la politica fuori dalla Rai, sia proprio chi guida l’azienda a volerla tirare dentro”. E continua: “Non si capisce per quale motivo il Cda Rai come primo atto dopo l’insediamento del nuovo Governo presieduto dal presidente Gentiloni, decida di chiedere la convocazione dell’assemblea dei soci, ovvero di fatto il Ministero dell’Economia che detiene il 99,56% dell’azienda. Peraltro ancora le cifre ufficiali sul pagamento del canone per l’anno 2016, con l’inserimento nella bolletta elettrica, non sono note, quindi si fatica a comprendere per quale motivo sia stata decisa questa mossa che lamenta preventivamente una eventuale carenza di risorse”.

“Dal 15 novembre la Rai dovra’ applicare per tutti i suoi dipendenti il tetto da 240mila euro agli stipendi, il limite che il Governo Renzi ha imposto per tutti i dirigenti pubblici e che ora, finalmente, grazie ad una legge voluta e votata dal Pd, sara’ esteso anche al servizio pubblico radiotelevisivo. La legge e’ stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale, e’ gia’ in vigore. E’ del tutto incomprensibile, allora, la pretesa dei vertici Rai di chiedere un parere al Governo su come il tetto vada adottato. Possibile che i tanti dirigenti assunti in Rai che sforavano il tetto, arrivando a guadagnare anche 650mila euro all’anno, e che ora dovranno scendere a 240mila euro, non siano in grado di applicare la legge?”. E’ quanto scrive su facebook il deputato del Partito democratico e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi. “Quando e’ in vigore una legge- spiega Anzaldi- un cittadino e’ tenuto ad applicarla e non puo’ certo pensare di disattenderla, chiedendo pareri al Governo o a chissa’ chi. Perche’ in Rai dovrebbero avere un trattamento speciale? Quale e’ la deadline per dare piena applicazione alla norma? Il ministero dell’Economia e il ministero dello Sviluppo economico perche’ dovrebbero prestarsi al ruolo di consulenti della dirigenza Rai? E nel momento in cui non arrivera’ nessun parere, anche perche’ il Governo non e’ tenuto a darlo, cosa succede dal 15 di novembre in poi? La Rai quanto tirera’ avanti senza rispettare la norma?”.

‘Il responsabile della sicurezza della Rai è stato selezionato e assunto grazie ad una società di cui è socio il padre, si tratta di un fatto gravissimo”. E’ quanto dichiara il deputato del partito democratico e segretario della Commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, in un intervista al sito del quotidiano ‘Il Tempo’. “L’assunzione del chief security officer -prosegue Anzaldi, in riferimento a quanto scritto oggi dal ‘Fatto Quotidiano’- dell’azienda di Viale Mazzini è piena di punti che vanno verificati. E’ stato selezionato da una piccola società di cui il padre è socio. Sarebbe interessante sapere cosa pensa di questo Cantone, che certamente dovrà intervenire”. Per l’onorevole, riferisce il quotidiano, si tratta di una “parentopoli della quale dovranno rispondere il presidente, Monica Maggioni, e il consiglio di amministrazione”. E “non appena riprenderanno i lavori parlamentari -aggiunge Anzaldi- su questa vicenda tutta da chiarire farò una interrogazione parlamentare”.