Michele Emiliano

“Questa è un’unica arca nella quale sono comprese tutte le speranze e le possibilità per consentire all’Italia di venire fuori dalle crisi che dura da 20 anni”. Così Michele Emiliano parlando all’assemblea del Pd. “Io vedo la tua sofferenza – dice il governatore della Puglia – E allora questa sofferenza mostrala. Perché questa gente non ha bisogno di superuomini al comando. Questa gente ti ha sostenuto quando ti ha visto debole e ammaccato”.”Non chiedere a noi di smettere di litigare tout court, senza una causale. Prova a prevenire le divisioni consentendo un dialogo con due mozioni che non entrano tecnicamente in maggioranza, ma che hanno dal mio punto di vista il dovere di sostenerti nella misura in cui tu sarai capace di costruire sui programmi un’unita’ di azione”. Lo dice Michele Emiliano al segretario Matteo Renzi, dal palco dell’assemblea nazionale del Pd. “Sui programmi tu potrai contare sulla lealta’ degli uomini e delle donne che mi hanno sostenuto e credo di tutto il partito”, aggiunge.

Si va verso il rinvio al Csm del processo disciplinare a carico di Michele Emiliano, che secondo il calendario fissato, doveva riprendere, dopo la prima udienza, lunedi’ prossimo. La ragione sarebbe un impedimento sia del vice presidente Giovanni Legnini che presiede il collegio, sia dello stesso Emiliano. Non si tratterebbe di uno slittamento breve: la nuova udienza potrebbe essere a meta’ luglio. Emiliano e’ accusato di aver infranto il divieto per i magistrati di iscriversi e fare attivita’ politica in un partito, anche per aver concorso alla segreteria nazionale del Pd.

“La prima cosa da capire, ora, sarà cosa vuol fare”. Lo dice Michele Emiliano, candidato alla segreteria del Pd e presidente della regione Puglia, in un’intervista a Repubblica riguardo alla vittoria di Matteo Renzi alle primarie del partito. “Si può dimenticare che facciamo quello che dice lui – aggiunge – Utilizzeremo la voce delle decine di migliaia di persone che ci ha votato per impedirgli che ricommetta gli stessi errori evitando di condividere le scelte. Se dovesse rifare questo gioco, lo scontro sarà frontale”. E sull’ipotesi di uscire dal Pd, risponde: “Non scherziamo. Abbiamo affrontato questo scontro a mani nude proprio per stare nel Pd, perché questo è il nostro partito. E per fortuna: se io e Andrea Orlando non ci fossimo candidati, cosa sarebbe rimasto? Tutto sarebbe stato renziano e la gente si sarebbe allontanata ancora di più dal partito. Abbiamo già ottenuto il nostro risultato principale: ora esistiamo”. Continua Emiliano: “Noi ci siamo dati appuntamento il 6 maggio quando nascerà Fronte democratico”, corrente “composta da uomini liberi e forti. L’obiettivo è tenere vivo il partito. E il segretario dovrà garantirne la pluralità”.

“Penso che le leggi attuali siano corrette e sufficienti. Hanno funzionato sempre. Il problema e’ che adesso questa questione della legittima difesa e’ diventata, in alcuni casi, oggetto di lotta politica e cosi’ non va”. Cosi’ il governatore della Puglia e candidato alla segreteria del Pd, Michele Emiliano, ospite a “Mix24” su Radio24. “Ognuno di noi – ha aggiunto – deve difendersi, ma questo non deve essere un incitamento all’autodifesa. La difesa spetta allo Stato e lo Stato deve esercitare questo diritto-dovere di difendere i propri cittadini. Lo Stato – ha concluso – si interessa di difendere chi e’ gia’ potente ed e’ forte e abbandona chi e’ debole”.

“Penso che la categoria dei magistrati abbia il dovere di sentirsi un’eccellenza del nostro paese ma da capo dell’Anm non posso che registrare che la percezione negativa esiste ed e’ giusto farci i conti. Come si risolve? Come si riacquista credibilita’? Rimanendo ancorati ai fatti. Rinunciando alle pretese di generalizzazione”. E’ quanto afferma al Foglio Eugenio Albamonte, neo presidente dell’Anm. “Non nego – aggiunge – che a volte ci sia un eccesso di sovraesposizione. Bisogna avere la capacita’ di scegliere le giuste sedi in cui un pm o un giudice puo’ dare il suo contributo. Il magistrato non deve solo essere terzo ma deve anche apparire tale”. “Ci sono modi e modi di fare politica – prosegue – C’e’ la possibilita’ di concorrere per le cariche elettive alla Camera e al Senato. E poi c’e’ la possibilita’ di concorrere alla politica locale. Sul secondo punto, sinceramente, vedo il rischio di una opacizzazione dell’immagine del magistrato: il fatto di avere a che fare con spese, bilanci, modifiche di piani regolatori puo’ creare ambiguita’ e non capisco i magistrati che si candidano a fare i sindaci o i governatori di regione. Sul primo punto, invece, fissando i giusti paletti, credo non ci sia nulla di male”. “Il caso Emiliano – osserva poi – dice che a 25 anni da Tangentopoli un magistrato si candida a guidare il piu’ grande partito d’Italia. Devo dire che questo e’ un fatto inedito, anomalo. E’ una cosa grave che crea un cortocircuito. Noi abbiamo una norma che prevede tassativamente il divieto di iscrizione di un magistrato a un partito politico e, a meno che un partito non preveda che il proprio leader sia un non iscritto, il divieto di iscrizione a partiti politici dovrebbe essere tassativo”.

“Noi stiamo tentando di dare un’alternativa a tutti quelli che hanno vissuto male questi tre anni dentro il Pd e che rischiano di strappare la tessera e andare via”. Lo ha detto Michele Emiliano a Torino inaugurando il comitato ‘Torino per Emiliano’ in via Carena 2. “Siamo un’alternativa – ha aggiunto- anche per coloro che sono rimasti fino ad oggi legati per senso di partito, per disciplina e anche perche’ credevano in quella ipotesi politica che ormai tutti chiamano ‘renzismo’ e che in realta’, dopo questi mille giorni di governo, ha perso il suo contenuto; cioe’, ormai nessuno sa piu’ in che cosa consiste il ‘renzismo’, visto che quasi tutte le ipotesi avanzate in questi mille giorni sono state smontate o dalla corte costituzionale o dal popolo italiano. Noi vorremo ricominciare con pazienza dalla ricostruzione del partito come soggetto della partecipazione popolare che ci consenta di rimettere mano alla questione ambientale, del lavoro, della giustizia e dell’uguaglianza, secondo quella che e’ la nostra tradizione politica”. “Ieri, qui a Torino- ha poi detto Emiliano- abbiamo cominciato dalle periferie perche’ il nostro posto e’ questo e non lo sono i consigli di amministrazione dell’ Enel o dell’Eni. Sono tutte cose importanti, intendiamoci, pero’ il nostro posto non e’ quello. Ma quello di costruire l’interesse generale o il bene comune, a seconda delle culture di ispirazione. Partendo da chi non conta niente, da chi ha maggiore difficolta’, da quelli che hanno bisogno di un partito per sopravvivere, far sentire la propria voce. E penso che questo non valga solo per quelli che vengono da una tradizione politica di sinistra, ma anche per quelli che vengono da una tradizione cattolico-democratica, liberale, socialista. Tutti sanno che un partito della sinistra o sostiene la parte debole del mercato, del mondo, oppure non ha nessun senso”. Ancora, “noi non possiamo essere, neanche a Torino, il partito che si occupa solo di grandi interessi, di finanza, di battaglie di retroguardia sull’ambiente. Non possiamo essere il partito di chi guarda alla produzione di beni e servizi senza rispettare l’ambiente. Quindi, dobbiamo essere il partito che decarbonizza le imprese italiane ed europee. La Gran Bretagna ha gia’ iniziato con una legge nazionale e la decarbonizzazione e’ un modo fondamentale col quale proteggere la salute delle persone ed evitare le morti impreviste da pm10”. “Noi- ha concluso Emiliano- dobbiamo anche essere un partito concreto che risolve i problemi degli altri, non solo quelli dei suoi militanti. Vedo che il Pd, i problemi dei suoi militanti, almeno di quelli piu’ importanti che fanno parte dei ‘cerchi magici’, li risolve benissimo. Gente che, fino al giorno prima di fare politica, non aveva nessun ruolo nella societa’, e’ diventata importantissima, senza avere nessun esame di merito reale. E quindi, il Pd non puo’ essere il partito in cui il merito non conta piu’ niente. Il merito, il sacrificio, il curriculum deve essere il centro della vita del partito”.

Vogliamo cercare di andare al di là delle convenzioni, gettando le maschere? La minoranza del Pd odia Renzi, lo considera un ‘diverso’, un uomo di potere che sta ultimando la mutazione del Pd: da partito di sinistra a partito di centro. La lotta é per la sua poltrona, l’ultima che gli é rimasta. Quella di Premier gliel’hanno tolta con la ‘scusa’ del referendum, sul quale l’ex sindaco ha puntato imprudentemente quasi tutte le sue fiches. Michele Emiliano, Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema, Roberto Speranza, Enrico Rossi, questo vogliono: uccidere Renzi politicamente una volta e per tutte. In che modo farlo? Detronizzandolo da segretario del partito Democratico. Per fare questo, tutte le occasioni sono buone: il Congresso, usato in tempo utile per non ritornare al voto, la legge elettorale e i suoi tentativi di riforma, in primis la soppressione dei capilista sui quali Renzi piazzerebbe i suoi fedelissimi. Renzi, da parte sua, con l’arroganza e l’ambizione che lo contraddistingue, non ha accettato di buon grado la defenestrazione, e cerca di recuperare. Il tempo é un suo nemico: se ne passa troppo ci si dimenticherà di lui e gli assetti di potere si consolideranno a prescindere dalla sua sfera di influenza; se ne passa troppo poco non avrà il tempo di riorganizzarsi, dentro il partito e fuori da esso. In questo contesto é chiaro che la minoranza del Pd di fare la minoranza non vuole più saperne: o si libera di Renzi o si scinde dal partito. Per andare dove? Non importa, ma una occasione simile non l’avranno più. O si liberano di Matteo o non se lo toglieranno più dai piedi per i prossimi anni. PS: la minoranza del Pd odia Renzi, il suo dinamismo, la sua velocità, il suo cinismo, il suo non essere di sinistra.

“Io sono il presidente felicissimo di una regione bellissima, sono un uomo strasoddisfatto e non ho nessuna ansia. Se c’è un congresso e un’unica candidatura alternativa a quella del segretario uscente e se io capisco che questa candidatura può essere utile e incarnata da me io non ho nessun problema”. Lo ha detto il governatore della Regione Puglia Michele Emiliano ospite di In mezz’ora su Rai Tre. “Se c’è un altro e funziona meglio di me non ho nessun problema a fare campagna elettorale per lui”, ha concluso.

Il fatto che il neo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, abbia ignorato la Nato nel suo discorso di insediamento, non preoccupa Michele Emiliano. “L’Europa – ha detto rispondendo a una domanda sul significato del discorso, nel corso della registrazione di Faccia a faccia, in onda su La7 alle 20.30 – si deve immaginare di avere una politica estera, di avere un sistema di difesa autonomo, un esercito capace di intervenire”. Se la Nato fosse “morta, finita”? “Potrebbero esserci anche degli aspetti positivi, noi – ha risposto il presidente della Regione Puglia – abbiamo dei trattati di pace, dopo la seconda guerra mondiale, per l’Italia molto penalizzanti che potremmo rinegoziare in modo interessante”.

Sono piu’ di uno i pretendenti alla guida del partito Democratico. Enrico Rossi e Michele Emiliano sicuramente. Lo hanno fatto intendere piu’ o meno velatamente nei mesi scorsi e ora vogliono approfittare di questo passo falso di Renzi. “Nessuno vuole andare al voto: Pd, Centrodestra e nemmeno M5S”. Lo dice ad Agorà su Rai3 il Governatore della Regione Puglia Michele Emiliano. “Renzi e’ andato a schiantarsi contro un muro a 300 all’ora, ma milioni di italiani hanno scelto di fermare il suo progetto”. Se Renzi vuole gestire la transizione al congresso, dopo le dimissioni da premier dovrebbe presentare anche quelle da segretario del Pd”.